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Recensione

L' L' anima e il suo destino copertina
  • Mancuso Vito
  • L' L' anima e il suo destino
  • Cortina Raffaello
  • 2007
Vito Mancuso

L'anima e il suo destino


"Non esiste un mondo peculiare della religione, nel quale valgono leggi e possono avvenire cose del tutto differenti rispetto al mondo reale. Non c'è che un unico mondo, e se si crede davvero che la religione cristiana abbia qualcosa di improtante da dire quanto all'origine e alla direzione del mondo, e degli uomini che lo abitano, si deve essere in grado di argomentarlo al cospetto del sapere che il mondo ha di se stesso, cioè scienza e filosofia."

L'autore è docente di Teologia moderna e contemporanea presso la facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano. Non ci troviamo dunque di fronte a un saggio scritto da un osservatore "esterno" ma da riflessioni che nascono dentro la stessa Chiesa, tra chi nella religione, nella fede cattolica vede la proprio vita tanto da metterla al centro dei propri studi e del lavoro.
Eppure in queste pagine l'autore critica direttamente papi e cardinali, attacca scelte e decisioni, traccia un percorso diverso rispetto a quello ufficiale di gran parte della Chiesa, sottolinando in questo modo, più "dolorosamente" e incisivamente di quanto possano fare i non addetti ai lavori, le incongruenze e le devianze rispetto a un cammino telogico rigoroso, capace di affrontare validamente il dibattito scientifico e filosofico.


Il volume non a caso si apre con una bella lettera di un uomo di Chiesa rigoroso, coerente e determinato come il cardinal Carlo Maria Martini, che esordisce con queste parole:
"Hai avuto un bel coraggio a scrivere dell'anima, la cosa più eterea, più imprendibile che ci sia, tanto che si giunge a dubitare che essa esista."
E poco oltre:
"Penso di sentire parecchie discordanze su quanto tu concludi su diversi punti, ma non posso negare che tu cerchi sempre di ragionare con rigore, con onestà e con lucidità, e che hai il coraggio delle tue idee, dicendo anche apertamente che esse non sempre collimano con l'insegnamento tradizionale e talvolta con quello ufficiale della chiesa. Perciò il tuo libro incontrerà opposizioni e critiche. Ma sarà difficile parlare di questi argomenti senza tenere conto di quanto tu ne hai detto con penetrazione coraggiosa".


Un libro importante, dunque, e non solo per i credenti, tant'è che è stato pubblicato da Raffaello Cortina nella collana "Scienza e idee" diretta da Giulio Giorello. Leggendolo sembra aprirsi anche a chi non ha fede una finestra di dialogo, come se finalmente la religione possa, in una realtà che, come scrive Mancuso, è una (quella in cui tutti noi viviamo) ammettere le ragioni del laicismo e certe affermazioni della scienza per procedere lungo un parcorso di crescita comune.

La chiave d'accesso a questo confronto è uno dei temi più controversi e difficili: l'anima
Sulla sua esistenza e sulla sua immortalità si ragiona e si dibatte da sempre. Mancuso, nel suo procedere - pur collocandosi nella tradizione metafisica del cattolicesiomo -, si basa sul principio che "l'ignoranza sia sempre e solo un male, la luminosità del sapere sia sempre molto meglio dell'oscurità della fede" e dunque affronta in pieno petto quei credenti che ancor oggi pensano che la condizione dell'ignoranza sia un bene perché obbliga in qualche modo a rivolgersi alla fede e alla rivelazione divina.


Un angelo reca acqua alle anime purganti 
Affresco medievale di Notre Dame de Benva, Lorgues

In questo libro, in sostanza, si ragiona "sull'anima non in quanto misteriosa entità sovrannaturale che giunge dall'alto, ma come qualcosa di naturale, come il principio della vita, come la realtà più concreta che c'è. E - prosegue ancora Mancuso - a partire da qui, dalla concrretezza della vita naturale, tenterò di condurre il discorso sulla possibile continuazione della vita al di là della dimensione naturale".

Il volume si pare con un lungo capitolo dedicato alla Teologia di fronte alla coscienza laica, una premessa anche storica molto importante e che si chiude affermando che l'obiettivo di questo libro sta nel mostrare che "il legame di Dio con l'umanità è basato su una realtà molto più solida che non singoli eventi storici, sia pure gli eventi della morte e della resurrezione di Gesù. Si tratta di un legame ontologico, concernente sia il copro sia l'anima, l'intero della nostra realtà, e che per questo è qualcosa di semplicemente indistruttibile".

Il testo si sviluppa poi su una serie di capitoli: Esistenza dell'anima (i principi generali), Origine dell'anima (che Mancuso afferma non venire direttamente da Dio e dividersi in anima vegetativa e sensitiva), Immortalità dell'anima (che non conosce argomenti conclusivi né a favore né contro. Mancuso sostiene un argomento cosmologico, nel senso che afferma la "palusibilità dell'immortalità dell'anima" in quanto vede "in essa e nel suo rodine spirituale la più alta organizzazione prodotta dal lavoro dell'universo"), Salvezza dell'anima (un capitolo che si sviluppa sulla domanda "da che cosa deve essere salvata l'anima?" e come), Morte e giudizio ("spunti critici in vista del necessario ripensamento dell'escatologia auspicato dal cardinal Ruini"), Paradiso, Inferno, Purgatorio, Parusia (attesa della sua venuta) e giudizio universale.


La vita eterna, strettamente correlata all'anima, è il principale tema della teologia. Ragionare su di esso in questo modo significa dare nuovi sbocchi alla religiosità, fare i conti col presente "reale" e prepararsi per il futuro. 
"Amare la vita. Alla fine tutto sta qui". E non è davvero poco.


Le prime pagine

                                                                                   1
                                  TEOLOGIA DI FRONTE ALLA COSCIENZA LAICA


Trittico del Giudizio finale: il giudizio finale - Hieronymus Bosch, olio su tavola post. 1504
1. Obiettivo, interlocutore, metodo
   II principale obiettivo di questo libro consiste nell'argomentare a favore della bellezza, della giustizia e della sensatezza della vita, fino a ipotizzare che da essa stessa, senza bisogno di interventi dall'alto, sorga un futuro di vita personale oltre la morte. L'argomentazione verrà condotta di fronte alla coscienza contemporanea, in particolare a quella sua parte scettica, se non addirittura atea, la quale ritiene che non vi sia nulla di superiore all'immane potere della morte. L'interlocutore principale di questo libro è la coscienza laica, intendendo con ciò quella parte della coscienza, presente in ogni uomo, credente o non credente, che cerca la verità per se stessa e non per appartenere a un'istituzione; quella parte della coscienza che vuole aderire alla verità, ma vuole farlo senza alcuna forzatura ideologica, di nessun tipo, e se accetta una cosa, lo fa perché ne è profondamente convinta, e non perché l'abbia detto uno dei numerosi papi, o uno degli altrettanto numerosi antipapi della cultura laicista. La vera laicità significa ritenere conclusivo non il principio di autorità ma la luce della coscienza. A insegnarlo, oltre alla grande filosofia, è anche la più classica teologia morale cattolica: "L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza" (Catechismo della Chiesa Cattolica, articolo 1800). La laicità non riguarda solo la dimensione politica, ma tocca, prima ancora, il rapporto dell'uomo con la verità.
   In questa prospettiva faccio mie le parole con cui il padre gesuita Teilhard de Chardin, a mio avviso uno dei pochi teologi cattolici del Novecento le cui parole toccheranno ancora per molto il cuore degli uomini di questo tempo, avvertiva i lettori all'inizio di una delle sue opere: 
   
   Questo libro non si rivolge precisamente a quei cristiani solidamente installati nella loro fede, che nulla hanno da imparare da quanto esso contiene. È scritto per gli incerti che troviamo nel seno o fuori della Chiesa, cioè per coloro che, anziché aderire pienamente a Essa, la costeggiano o se ne allontanano

   Sono consapevole che il metodo del mio argomentare, che si basa anche sulla filosofia e sulla scienza oltre che sulle fonti tradizionali della teologia, possa ingenerare notevoli perplessità sia in ambito teologico sia in ambito scientifico. Oggi vige lo statuto della netta separazione tra i due ambiti, in base a cui ciò che dice la scienza non ha valore per la teologia e ovviamente ciò che dice la teologia ne ha ancora meno per la scienza. Si tratta di una distinzione di cui capisco bene la genesi storica (non a caso risale a Galileo), che può avere ancora oggi grande utilità contro ogni risorgenza di tentazioni bibliciste, ma che a mio avviso si rivela ultimamente sterile. Io concordo con l'impostazione di John Searle, uno dei più celebri filosofi della mente contemporanei, secondo cui 

non esiste un mondo scientifico. Non esiste che il mondo [...] Noi non viviamo in molti - ma nemmeno in due - mondi diversi: un mondo mentale e un mondo fisico, un mondo scientifico e un mondo del senso comune. Non c'è che un unico mondo: è il mondo in cui tutti viviamo, e dobbiamo spiegare come esistiamo in quanto parte di esso. 

Searle ha scritto queste parole rivolgendosi agli uomini di scienza, ma io ritengo che siano altrettanto valide per i teologi e in genere per i credenti. Non esiste un mondo peculiare della religione, nel quale valgono leggi e possono avvenire cose del tutto differenti rispetto al mondo reale. Non c'è che un unico mondo, e se si crede davvero che la religione cristiana abbia qualcosa di importante da dire quanto all'origine e alla direzione del mondo, e degli uomini che lo abitano, si deve essere in grado di argomentarlo al cospetto del sapere che il mondo ha di se stesso, cioè scienza e filosofìa. Non si tratta solo di mostrare la ragionevolezza di ciò che si crede, secondo l'obiettivo dell'apologetica di tutti i tempi; si tratta, ben più profondamente, di assumere la pretesa di verità che la religione cristiana contiene in sé e di trasformarla in visione del mondo in grado di integrare gli insegnamenti scientifici e di reggere la critica della filosofia. Non dico che le affermazioni della teologia si debbano uniformare alla scienza; è evidente che devono dire qualcosa che la scienza e la filosofia non dicono, se no a che cosa servirebbe fare teologia? Dico che le affermazioni specifiche della teologia non devono essere incompatibili con la scienza, perché il mondo è uno solo e com'è fatto lo sappiamo grazie alla scienza. Ne viene che lo studio dei problemi della scienza, e il conseguente dialogo critico con la filosofia, si impongono a chiunque voglia fare teologia prendendo responsabilmente sul serio la pretesa di verità che il Cristianesimo porta con sé. 

© 2007, Raffaello Cortina Editore 

Vito Mancuso – L’anima e il suo destino
XVI-323 pag., 15,50 € - Edizioni Raffaello Cortina 2007 (Scienze e idee)
ISBN 978-88-60-30118-5


L'autore





14 dicembre 2007 Di Giulia Mozzato

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