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RECENSIONE

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Titolo Un'estate a Cabrera
Autore Zarraluki Pedro
Dati 238 p., brossura
Prezzo € 15,50
Prezzo IBS € 12,40
Editore Neri Pozza
Collana I narratori delle tavole
EAN 9788854500938
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Pedro Zarraluki

Un'estate a Cabrera



"Quel mattino la barca non portava solo pacchi. Ne scesero tre uomini che si avviarono verso il Comando militare. Quello che camminava in mezzo indossava un cappotto a dispetto del caldo e aveva in mano una valigia. Accanto a lui si distingueva la figura inconfondibile del commissario."

L'intervista all'autore


Nell’estate 1940 Leonor Dot, moglie di un repubblicano ucciso dai franchisti durante la guerra civile che si è appena conclusa, e la figlia tredicenne Camila vengono confinate a Cabrera, un’isola delle Baleari, popolata da singolari personaggi: Felísa García che riesce a mandare avanti l’unica taverna del posto nonostante il marito Paco, sempre ubriaco, e il figlio Andrés, che è “un po’ tonto”; alcuni pescatori, fra i quali il taciturno Lluent; un distaccamento di soldati e il loro capitano, Constantino Martínez, sempre in attesa di un nemico che si ostina a non comparire all’orizzonte; e poi Benito Buroy, che trascorre giorni immobili e notti agitate dai ricordi della guerra che non sembra affatto finita per lui. La sua missione segreta è quella di uccidere un tedesco sospettato di doppio gioco, Markus Vogel, l’eremita, come lo chiamano tutti, a causa del suo isolamento nei luoghi più impervi di Cabrera. Un piccolo mondo, questo, dove nascono amicizie e rapporti che altrove sarebbero state impensabili; dove i ruoli tradizionali, quello maschile dell'azione e quello femminile dell'attesa, sono scambiati; dove le inimicizie si trasformano in sincere alleanze, quando la posta in gioco è il tentativo di ristabilire se non la normalità, almeno una sua parvenza.

Sullo sfondo di quest’isola assolata, dove il legame con la natura diventa intimo e profondo, lo sguardo serio dell’autore, che sfuma spesso nei toni di una garbata vena umoristica, ci consegna dunque un vivace quadro di personaggi che va al di là delle caratteristiche del singolo individuo, per diventare emblema dell’umanità offesa e in cerca di un riscatto. La narrazione che, come espresso dalla versione italiana del titolo, comprende un arco di tempo preciso e relativamente limitato, segue le relazioni e i progressi di questa piccola comunità attraverso un susseguirsi di sequenze, ricostruzioni, ricordi del passato e situazioni descritte, a volte, da diverse prospettive – come le riflessioni in prima persona della giovane Camila nel suo diario.

Un'estate a Cabrera è stato tradotto da Barbara Bertoni.


Un'estate a Cabrera


Era mezz'ora che Benito Buroy Frere aspettava nella sala d'attesa. Aveva posato il cappello sulla sedia accanto alla sua e ogni tanto ne palpava la fodera nella speranza che il sudore si fosse asciugato. Odiava rimettersi il cappello ancora umido. In mezz'ora Benito Buroy aveva fatto tutto quello che si poteva fare in un luogo simile. Aveva sfogliato il giornale, cercato di attaccare discorso con il poliziotto dietro il banco, che non si curava di rispondergli e lo guardava con diffidenza se gli chiedeva della moglie o faceva qualsiasi altra domanda, e aveva osservato, con la placida curiosità dei pensionati, la donna che spazzava canticchiando un motivo di Angelillo.
In quel momento la donna ormai aveva finito di pulire la sala d'aspetto, ma le vecchie mattonelle erano talmente sconnesse che la polvere e persino i mozziconi si erano infilati nelle fessure. La donna, probabilmente abituata a quello strano fenomeno, si strinse nelle spalle e uscì con un sospiro di rassegnazione. Benito Buroy si chiese dove andasse a finire la polvere che quel pavimento inghiottiva a ogni passata di scopa.
Stava pensando proprio a questo, quando la porta dell'ufficio si aprì e spuntò la faccia del commissario. Era un uomo scuro in volto, e così piccolo che ci si sentiva a disagio a posare lo sguardo su di lui. Si rivolgeva agli altri con l'ostilità tipica delle persone a cui manca qualcosa, anche se di solito si sentiva soddisfatto di sé, soprattutto del proprio senso dell'umorismo.
«Spero che mi porti buone notizie», disse a mo' di saluto. «A Burgos hanno bisogno di froci comunisti che facciano da puttane ai detenuti».
Il poliziotto dietro al bancone si sforzò di ridere per compiacere il superiore. Benito Buroy si alzò. Dopo aver preso il cappello e aver istintivamente palpato la fodera notando che era ancora umida di sudore, disse:
«Con tutto il rispetto, mi dica quando l'ho delusa».
«Entra, ma che non ti passi per la testa di farmi incazzare».
Il commissario si sedette alla scrivania senza invitare l'altro ad accomodarsi. Benito Buroy rimase in piedi con il cappello in mano. La finestra incorniciava un gabbiano con le ali spiegate, tese e tremanti, immobile in aria.
«Tutto a posto», disse Benito Buroy.
«Non pretenderai che creda alla tua parola. Esigo prove».
Buroy estrasse dalla tasca interna del cappotto una busta e la posò sulla scrivania. Il commissario la aprì con fìnta indolenza. Conteneva una lunga relazione dattiloscritta. Si mise a leggerla appoggiando la fronte alla mano.
«È il rapporto del comandante di Cabrerà», disse Benito Buroy. «Si è occupato lui di tutte le pratiche e lo ha fatto seppellire nel cimitero dell'isola... Immagino che lei non ne vorrà trasmettere copia al consolato tedesco».
Il poliziotto confermò senza entusiasmo, come se quella faccenda gli avesse portato via già troppo tempo.
«Ridammi la pistola».
Benito Buroy tirò fuori l'arma avvolta in un fazzoletto. Lo aprì con cura, prese la pistola per la canna e gliela porse. Il commissario estrasse il caricatore.
«Mancano due pallottole», disse. «Prima te ne bastava una».
«Mi trema la mano. Dovrei cominciare a pensare di smetterla di occuparmi di queste faccende».
«Smetterai quando te lo dirò io. Adesso vattene, torna al tuo bar. E ti ho già avvisato: se mi incontri per strada, non mi salutare. Io non ho niente da spartire con i pervertiti».
Una volta fuori, Benito Buroy si rallegrò che finalmente tutto tornasse alla normalità. Fermo sul marciapiede, per qualche secondo si lasciò accarezzare la faccia dal calore del sole. Con gli occhi chiusi e le mani in tasca, ne approfittò per decidere cosa fare. Dopo un attimo di esitazione si diresse al mercato. Se il programma di razionamento glielo permetteva, poteva comprare un pezzo di baccalà, che poi avrebbe preparato con salsa di pomodoro e cipolla. Dopo quanto era successo nelle ultime settimane, non era sicuro che Otto Burmann volesse ancora cucinare per lui.
Si mise in marcia con il sorriso sulle labbra. Quasi fosse trascorso tantissimo tempo, il pensiero di quel povero cri-I sto di Otto gli aveva portato alla mente il ricordo di quando si appartava con Erica nel gabinetto del bar. Era una reminiscenza assai poco romantica, ma Benito Buroy non si riteneva una persona da cui ci si potesse aspettare di meglio... Una voce gli sussurrava dentro la testa: «Prova disprezzo per te stesso subito, non aspettare domani, potrebbe essere troppo tardi». Dove aveva sentito quella frase? Gli piaceva, gli andava a pennello come un vestito troppo caro per le sue tasche.
Era quasi l'ora di pranzo quando si presentò al bar con due pezzi di baccalà avvolti in un foglio di giornale.
Da quando aveva lasciato quel tugurio per eseguire l'incarico affidatogli dal commissario, erano trascorse tre settimane. Tre settimane così lunghe che aveva la sensazione di essere completamente cambiato. Eppure lì ogni cosa era come prima, lui stesso aveva ripreso l'atteggiamento di sempre, come se i cambiamenti avvenuti in lui non avessero nulla a che fare con il suo solito tran tran a Palma di Maiorca. Se adesso era un'altra persona, avrebbe dovuto cercare se stesso come chi cerca uno sconosciuto in altre città e altri ambienti. Ma era tardi anche per quello.
Posò il pacchetto sul bancone e si guardò intorno. Avevano già tolto di mezzo i resti dei danni provocati dalla polizia. Otto Burmann stava cercando di aggiustare la gamba rotta di un tavolo capovolto sul bancone. Erica, in cima a una scala e con un fazzoletto a fiori in testa, imbiancava la parete in fondo al locale. 
© 2006, Neri Pozza Editore

Zarraluki Pedro - Un'estate a Cabrera
238 pag., 15,50 € - Edizioni Neri Pozza 2006 (I narratori delle tavole)
ISBN 9788854500938


L'autore

Pedro Zarraluki è nato a Barcellona nel 1954. Ha scritto due raccolte di racconti, Galería de enormidades e Retrato de familia con catástrofe, e i romanzi El responsable de las ranas, La historia del silencio, Hotel Astoria e Para amantes y ladrones. Un'estate a Cabrera ha vinto in Spagna il prestigioso Premio Nadal e ha avuto un grande successo di pubblico e di critica.

30 giugno 2006 Di Lidia Gualdoni


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