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RECENSIONE

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Titolo Il pozzo delle trame perdute
Autore Fforde Jasper
Dati 400 p., brossura
Prezzo € 17,00
Prezzo IBS € 17,00
Editore Marcos y Marcos
Collana Gli alianti
EAN 9788871684659
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Jasper Fforde

Il pozzo delle trame perdute


"Scrivere è solo la parola che si usa per definire il processo di registrazione" rispose Snell mentre camminavamo. "Il pozzo delle trame perdute è il luogo dove combiniamo l'immaginazione dell'autore con i personaggi e le trame in modo che l'insieme abbia senso nella mente del lettore. In fondo, leggere è un procedimento molto più creativo e fantasioso che scrivere; quando un lettore evoca in sé un'emozione, o i colori del cielo al tramonto, o il profumo di una tiepida brezza estiva sul viso, dovrebbe elogiare se stesso quanto lo scrittore, o forse di più".

Andare a vivere in un romanzo significa non sbagliare mai numero di telefono, non parlare mai contemporaneamente e sapere sempre chi è il cattivo. Ma anche avere a che fare con la mancanza di cinema, colori, gabinetti, animali e odori. Lo sa bene Thursday Next, la Detective Letteraria uscita dalla penna dell’inglese Jasper Fforde e catapultata nel Mondo dei Libri. Ne Il pozzo delle trame perdute – terzo episodio della serie – Thursday aspetta un figlio e decide di cercare un po’ di pace all’interno del romanzo Cime di Caversham, un poliziesco a rischio rottamazione. Ma tra i compiti assegnati dal reparto di polizia di Giurisfiction, addestrato a risolvere i “problemi di narrativa”, e i continui attacchi di Aornis, un “genio del male” in grado di manipolare i ricordi, la vita di Thursday scorre tutt’altro che tranquilla. Come se non bastasse, suo marito Landen è stato “sradicato un romanzo fa” e occorre riattualizzarlo.

Come sanno bene i lettori affezionati, Jasper Fforde invita alla sospensione dell’incredulità e popola il romanzo di personaggi bizzarri, come i Grammassiti (parassiti che si nutrono di grammatica), i Generici (“tele umane intonse” in attesa di una collocazione) e minotauri in fuga. Per non parlare del Pozzo delle trame perdute, luogo straordinario affollato di botteghe che propongono “prodotti e servizi del mestiere dello scrivere”: antefatti su misura, trovate descrittive per indicare il trascorrere del tempo, finali per capitoli, allitterazioni assortite. In una tale confusione, c’è posto anche per gli addetti al controllo, come gli Stanaripetizioni e i Barricalibri, che impilano dizionari per impedire errori di grammatica.

Metafora dell’officina del romanzo, nel testo non possono mancare i riferimenti ai grandi classici, tra i quali Macbeth, Grandi speranze, Alice nel paese delle meraviglie e Cime Tempestose. In particolare, è proprio quest’ultimo a dare vita a una delle scene più divertenti del romanzo, nella quale Heathcliff e soci partecipano a una seduta di autocoscienza sulla collera.

I lettori “curiosi, avventurosi, amanti del paradosso” non rimarranno delusi, avverte la quarta di copertina. Difficile sostenere il contrario. La narrazione è fluida e le vicende appassionanti; eppure, Jasper Fforde non si limita a creare un mondo fantasioso e fuori dal comune. Se ne Il caso Jane Eyre si affrontava non troppo velatamente il tema della guerra, stavolta si parla dello stretto rapporto tra informazione e potere. Chi detiene le informazioni, detiene il potere. E sarà Thursday Next a scoprirlo a sue spese.

Il romanzo non termina all’ultima pagina. Nel sito ufficiale di Jasper Fforde  si possono trovare continui aggiornamenti sulle avventure di Thursday Next (i cosiddetti “update”), oltre che un nutrito Ffan Club e il merchandising. In attesa dei prossimi volumi tradotti.

Le prime pagine

Andare a vivere in un romanzo inedito aveva i suoi vantaggi. Tutte le noiose banalità quotidiane che sbrighiamo nella vita reale intralciano lo scorrere della narrazione e quindi sono in genere evitate. L'automobile non aveva bisogno di fare il pieno, al telefono non si sbagliava mai numero, c'era sempre acqua calda a sufficienza e c'erano solo due tipi di aspirapolvere, quello verticale e quello che ci si trascina dietro. C'erano altre differenze più sottili. Per esempio, non ti dovevano mai ripetere una frase perché non l'avevi capita bene, non c'erano due persone con lo stesso nome, non si parlava mai contemporaneamente né si aveva il fastidio di avere una parola sulla punta della lingua. Soprattutto, sapevi sempre chi era il cattivo. Ma c'erano anche alcuni svantaggi. Una certa carenza di colazioni era la prima e più notevole differenza rispetto alla mia giornata tipo. Nei libri si parla spesso di cene, e di conseguenza abbondano, così come i pranzi e i tè del pomeriggio, probabilmente perché offrono più occasioni di mandare avanti la storia. Non mancava solo la colazione. C'era una singolare penuria di cinema, carte da parati, gabinetti, colori, libri, animali, biancheria intima, odori, tagli di capelli e, cosa piuttosto strana, malattie non gravi. In un libro, se qualcuno stava male, o era una malattia terminale e drammaticamente sgradevole o era un lieve raffreddore: non c'erano molte vie di mezzo.  

Ebbi la possibilità di risiedere in un romanzo grazie a un progetto chiamato Programma scambio di personaggi. Dato che c'era una marea di personaggi annoiati e insoddisfatti che fuggivano dai propri romanzi e diventavano PageRunner, le autorità avevano introdotto questo programma per offrire un po' di svago ai più insofferenti. Ogni anno ci sono quasi diecimila scambi, e ben pochi comportano deviazioni significative nelle trame o nei dialoghi: raramente i lettori sospettano qualcosa. Visto che io venivo dalla vita reale e non ero un personaggio, il Banditore e miss Havisham avevano acconsentito a lasciarmi vivere nel Mondo dei libri in cambio di un contributo a GiurisFiction, almeno finché me lo avesse permesso la gravidanza.
La scelta del libro in cui trascorrere il mio esilio volontario non fu arbitraria; quando miss Havisham mi chiese in quale romanzo mi avrebbe fatto piacere abitare ci pensai seriamente. Dal punto di vista climatico, Robinson Crusoe sarebbe stato l'ideale, ma non c'era nessuna donna da sostituire. Sarei potuta andare in Orgoglio e pregiudizio, ma non impazzivo per colletti alti, cuffie, corsetti... e maniere raffinate. No, per evitare complicazioni e ridurre il rischio di dovermene andare, avevo deciso di prendere alloggio in un libro di qualità così dubbia e incostante da rendere altamente improbabile la pubblicazione e il mio conseguente sfratto. Ne trovai uno che faceva al caso mio nelle profondità del pozzo delle trame perdute, in mezzo a brani di prosa abortita e saghe incompiute scritte con un'inettitudine tanto lampante che non avrebbero mai visto la luce del giorno. Era un giallo scadente ambientato a Reading e intitolato Cime di Caversham. Pensavo di fermarmi solo un anno, ma non andò così. Con me i programmi sono come i romanzi di De Floss: per quanto ti sforzi, non sai mai come andranno a finire.


© 2007 Marcos y Marcos 


Jasper Fforde – Il pozzo delle trame perdute
400 pag., 17 € - Edizioni Marcos y Marcos 2007 (Gli alianti)
ISBN 978-88-71-68465-9


L'autore



28 novembre 2007 Di Claudia Spadoni


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