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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Un rivoluzionario chiamato Pancho |
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| Autore |
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Taibo Paco Ignacio II |
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| Dati |
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900 p., ill., brossura |
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| Prezzo |
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€ 22,90 |
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| Prezzo IBS |
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€ 22,90 |
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| Editore |
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Tropea |
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| Collana |
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Saggi |
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| EAN |
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9788855800006 |
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Paco Ignacio Taibo II
Un rivoluzionario chiamato Pancho Pancho Villa. Una biografia narrativa
L'intervista a Paco Ignacio Taibo II
“Il governo promise un’inchiesta. Ma non sarebbe mai stata fatta. Il cadavere di Román Guerra, uno dei sicari, fu tranquillamente ritirato da Ricaud, uno dei cospiratori, che pagò i funerali. Il morto venne spacciato per un malcapitato passante. Nessuno si chiese chi fosse in realtà e cosa ci facesse lì. Una seppur minima indagine avrebbe condotto a suo fratello, membro del gruppo, e al suo villaggio, e da lì ai collegamenti con Lozoya. Ma non ebbe seguito.”
Quattro anni di ricerche, molti di più di riflessione: questa ampia e completa biografia narrativa di Pancho Villa segna un punto fermo da un punto di vista storiografico.
Paco Ignacio Taibo II ha abituato i suoi lettori a una modalità viva e appassionante del raccontare la vita di personaggi ormai entrati quasi nel mito. Senza perdere la tenerezza, in cui Che Guevara viene raccontato in tutta la sua complessità e in tutta la sua ricchezza di uomo, oltre che di rivoluzionario, è infatti così piacevole da leggere che ha venduto un numero di copie altissimo, tantwe quante un romanzo di successo.
Le prime pagine delle oltre 800 che compongono il volume, raccontano il “prima”, cioè gli anni in cui Doroteo Arango, questo è il vero nome di Pancho Villa, è un bandolero, un bandito da quattro soldi. E poi introduce le narrazioni di fantasia che lo hanno accompagnato per tutta la vita e dopo la morte, cioè le varie e curiose leggende che sono state create intorno alla figura del rivoluzionario e le curiosità più estreme e contraddittorie della sua personalità.
Ma non ha alcun senso raccontare questa biografia storica, nella sua complessità e nei suoi vari capitoli, quello che penso possa servire è invece sottolineare la ricchezza delle informazioni fornite, tante assolutamente inedite (come alcune immagini inserite nel volume) e la correttezza nel segnalare ciò che è solo “voce” “fama diffusa” o “falsità giornalistica”. Insomma di questo libro ci si può fidare e di questo autore, di cui conosciamo così bene anche l’abilità narrativa di romanziere, possiamo solo confermare un giudizio. Docente universitario, ma mai accademico nel senso deteriore del termine, personaggio pubblico e giornalista, i cui libri hanno ottenuto massimi riconoscimenti in ambito ispanico e sono stati tradotti in oltre venti lingue, Paco Taibo sembra volere, con questa biografia, fissare un punto fermo e definitivo a una ricerca che gli ha occupato tanti anni di vita. E questo perché Pancho Villa, pur così attuale e vivo nella testa della popolazione messicana, è morto da così tanti anni da far parte della storia, e non della cronaca, ed è quella che all’autore interessa di più, perché meno legata alla soggettività e già sottoposta al giudizio di diverse generazioni.
Un altro aspetto che viene sottolineato è la naturale capacità strategica, una specie di dono che ha fatto sì che, con uomini poco addestrati e armi non certo perfette, Pancho Villa abbia affrontato e superato addirittura l’esercito degli Stati Uniti, sapendo utilizzare al meglio la conoscenza del territorio e della psicologia dell’avversario, tanto da essere modello di importanti generali degli eserciti regolari europei. Personaggio dalle tante contraddizioni, affascinante forse per questo: astemio in un Paese di grandi bevitori, ha combattuto l’alcolismo dilagante vedendolo come una vera piaga nazionale. Quasi analfabeta, ha posto l’istruzione tra i suoi obiettivi primari tanto da fondare 50 scuole ancora in piena rivoluzione. Capace di gesti di grande generosità e di spietata crudeltà, amante delle donne, ma poi responsabile nei loro confronti (le sposa tutte!) e nei confronti dei figli che nascono da quelle relazioni. Figura lontana dall’universo culturale dell’autore e nello stesso tempo molto vicina proprio perché è il Messico la terra in cui Paco Taibo vive fin da quando era bambino, terra che sente profondamente sua, e che lo ha circondato di storie leggendarie su quel liberatore ancora così presente nella mente di tutti: “Villa è vivo”: con queste parole infatti l’autore ha concluso l’intervista che ci ha concesso. “Villa è vivo”: e grazie anche a questo libro lo sarà ancora a lungo.
Le prime pagine 0
Entrare nella Storia
I Qui si narra la vita di un uomo che era solito svegliarsi in un luogo quasi sempre diverso da quello che aveva inizialmente scelto per addormentarsi. Aveva questa singolare abitudine perché per una buona metà della sua vita, ben oltre la metà della sua vita adulta, 17 anni dei trenta vissuti prima di partecipare a una rivoluzione, era stato un fuorilegge: ricercato dalla giustizia, bandolero, ladro di bestiame, brigante. E aveva paura che quella debolezza di concedersi qualche ora di sonno potesse sancire la sua rovina.
Un uomo che si sentiva a disagio a capo scoperto, che già da ragazzo era stato soprannominato «berretto di traverso», e non si toglieva il cappello neppure per salutare. Dopo aver lavorato per anni a ricostruire questa storia, il narratore ha avuto l'impressione che Villa e i suoi cappelli fossero inseparabili. Martin Luis Guzmàn, in El àguila y la serviente, lo ha confermato: «Villa portava il sombrero [...] persino quando stava nel suo ufficio o in casa». Per fornire un sostegno scientifico a tale affermazione, il narratore ha visionato 217 fotografie. Soltanto in venti di queste compare senza un copricapo, e in molti casi si tratta di situazioni obbligate: in una sta nuotando, in altre quattro partecipa a un funerale o a una veglia funebre, in altre ancora è morto e il sombrero dev'essere caduto durante la sparatoria. Nelle rimanenti 197 porta cappelli di vario tipo: Stetson texani semplici, sombreri da charro, berretti con visiera dell'uniforme federale, enormi huaripas tipici del nord a tesa larga e cupola alta, copricapi degli indios huichol, sombreri di palma compressa, texani con le tre tese ripiegate, caschi coloniali salakot e képi, di quelli che all'epoca venivano chiamati «russi». Il suo amore per il cappello giunse a tanto che una volta, dovendo rimanere in incognito, si procurò una bombetta che lo faceva sembrare un «curato di campagna».
Questa è la storia di un uomo di cui si dice che le sue tattiche di combattimento furono studiate da Rommel (falso), da Mao Tse Tung (falso) e dal subcomandante Marcos (vero); che reclutò Tom Mix per la Rivoluzione messicana (piuttosto improbabile, ma non impossibile); che si fece fotografare insieme a Patton (particolare di scarso rilievo, George Patton all'epoca era un tenentino qualunque); che ebbe una focosa storia d'amore con Maria Conesa, la vedette più celebre della storia del Messico (falso, ci provò ma rimase a bocca asciutta) e che uccise Ambrose Bierce (assolutamente falso). Che fu l'autore della canzone La Adelita (falso, nonostante lo affermi il Corrido de la muerte de Pancho Villa, che di sfuggita gli attribuisce anche la composizione di La cucaracha, e nemmeno questo è vero).
Un uomo che fu contemporaneo di Lenin, di Freud, di Kafka, di Houdini, di Modigliani, di Gandhi, eppure non sentì mai parlare di loro, e nel caso ne avesse avuto notizia, perché ogni tanto si faceva leggere i giornali da qualcuno, non parve dedicare loro alcuna attenzione, perché erano estranei al territorio che per Villa era tutto: una piccola frangia del pianeta che si estende dalle zone di frontiera texane fino a Città del Messico, che per altro non gli piaceva. Un uomo che si sposò, o mantenne strette relazioni semiconiugali, 27 volte, ed ebbe almeno 26 figli (stando ai risultati parziali delle mie ricerche), ma al quale non sembravano piacere granché le cerimonie nuziali e i preti, mentre amava le feste, i balli e soprattutto avere tanti compadres, i testimoni di nozze o padrini di battesimo.
© 2007, Marco Tropea editore
Un rivoluzionario chiamato Pancho di Paco Ignacio Taibo II
Pag. 858, € 22.90 - Tropea (Saggi)
ISBN 978-88-558-0000-6
L'autore
Paco Ignacio Taibo II è nato in Spagna, a Gijon, nel 1949, ma fin da bambino si è trasferito, con la famiglia di solide tradizioni antifranchiste, a Città del Messico, dove vive tuttora. Docente universitario e giornalista, è considerato uno dei più importanti scrittori messicani. La sua fama, in patria e fuori, è dovuta sia al suo lavoro di storico, sia alla sua opera di narratore prolifico e versatile, per la quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui due premi Hammett e un premio Pianeta. Ha pubblicato 56 libri, tradotti in oltre venti paesi. Per Marco Tropea Editore sono usciti: Ombre nell'ombra, Sentendo che il campo di battaglia, Ma tu lo sai che è impossibile, Rivoluzionario di passaggio, Ritornano le ombre, Eroi convocati (in La banda dei quattro), Morti scomodi (scritto a quattro mani con il subcomandante Marcos), Arcangeli, Te li do io i Tropici, La lontananza del tesoro, Come la vita, Donna Eustolia brandì il coltello per le cipolle, Senza perdere la tenerezza. Vita e morte di Ernesto Che Guevara (Premio Bancarella), e i romanzi che hanno come protagonista il detective Héctor Belascoaràn Shayne (Giorni di battaglia, II fantasma di Zapata, Qualche nuvola, Niente lieto fine, Stessa città stessa pioggia, Fantasmi d'amore, Sogni di frontiera, Svaniti nel nulla).
| 29 novembre 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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