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HOME | sabato 04 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo |
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| Autore |
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Rampini Federico |
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| Dati |
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245 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 15,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 7,50 |
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| Editore |
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Mondadori |
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| Collana |
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Strade blu. Non Fiction |
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| EAN |
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9788804572985 |
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Federico Rampini
La speranza indianaStorie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo
“L’India di oggi non si presta più ai nostri innamoramenti equivoci di una volta, nutriti di atmosfere coloniali, illusioni di fuga dal mondo o pietosa carità cristiana. Senza aspettare i pellegrini occidentali, è lei che si impadronisce del nostro mondo, ci invade, cambia le regole del nostro gioco.”
Questo colosso cresciuto sotto i nostri occhi, l’India, ha saputo mantenere un aspetto mite e nell'immaginario europeo è ancora modello e simbolo di spiritualità e di distacco dalle cose materiali. Non ci spaventa insomma, come invece avviene per la Cina, anzi continuiamo a considerarla depositaria di valori che ci attraggono.
Alcuni dati poi ci stupiscono: “chi lo immaginava?” ci diciamo, eppure zitta zitta, mite mite, l’India ha un numero di miliardari superiore a Cina e Giappone e le sue imprese si stanno allargando in modo rapidissimo in tutto il mondo. I nostri figli, sottolinea Rampini, sarebbero fortunati se trovassero lavoro in una multinazionale indiana che vuole aprire i suoi uffici in Europa. Ma ecco le differenze, ecco il perché di uno sviluppo rapido e costante: i guadagni stratosferici di queste aziende vengono anche oculatamente reinvestiti in formazione ed in aggiornamento dei dipendenti, in ricerca e innovazione dei prodotti. In questo modo il primato delle imprese indiane rimarrà saldamente nelle loro mani.
Altri esempi di grande interesse e significativi per quanto riguarda la crescita economica e di ruolo internazionale del Paese che l'autore ci riporta sono sia la capacità di affrontare i punti deboli della finanza pubblica, ad esempio il grave deficit delle ferrovie è stato risanato attraverso delle privatizzazioni oculate, sia (e questo mi sembra un esempio interessante da imitare) di attuare uno sviluppo che concili crescita ed ecologia, sviluppo e sostenibilità: lo Stato del Kerala è una specie di modello in questo senso. Vi si osserva un benessere diffuso, non la ricchezza, un livello di scolarità altissimo che non riesce ad essere assorbito interamente dalla regione e quindi molti “cervelli” migrano in altri Stati, indiani e non, per poi, cosa che sta iniziando a verificarsi, tornare con competenze e professionalità ancora più elevate. La religione, o meglio le religioni, sono sempre presenti: un avviso sul cellulare indica l’orario delle preghiere, qualsiasi sia la confessione scelta. “Questo mosaico armonioso di influenze è il Kerala. L’unico stato al mondo dove un partito comunista riuscì ad andare al governo unicamente per volontà democratica degli elettori, nel 1957; è anche la regione dell’India con più alto tasso di pluralismo religioso.”
Rampini poi si addentra nell’India delle baracche, in quella dei templi più famosi, nella storia e nell’eredità trasmessa da Gandhi… Ma l’India è anche il luogo delle rivolte, delle tensioni sociali perché la povertà, il disagio esiste ancora e in molte zone anche se non viene mai fatto vedere ai turisti a cui viene fornita sempre l’immagine di un’India in pieno sviluppo e rigoglio.
Nell’immaginario di molti di noi in ogni caso l’India continua a rappresentare la pace e la serenità che una spiritualità fortissima riescono a produrre nell’uomo liberato dal travaglio e dalle tensioni dell’Occidente: continuiamo ad avere nel cuore il Siddharta di Hesse, o negli occhi l’immagine dei Beatles alla ricerca del loro santone… Rampini ricorda poi l'India che ci hanno trasmesso alcuni nostri grandi intellettuali e viaggiatori, Moravia e Pasolini e i loro reportage così interessanti, anche se ormai sembrano davvero molto lontani dalla realtà esistente. Le tante diversità, le contraddizioni, il fascino antico… e la modernità, lo sviluppo frenetico, l’innovazione e la tecnologia: questo saggio ci fa davvero entrare nel cuore di un Paese che sarà protagonista nel mondo del futuro. Insomma Rampini guarda a Oriente, così come a Oriente, in questo mondo globalizzato, guarda l'economia. Cina e India: molti di noi ne hanno capito qualcosa di più proprio grazie a Federico Rampini, uno dei pochi giornalisti italiani che conosce davvero quello di cui ci parla.
«La gente che in India ha studiato sa che non ha speranza.» Così scriveva Pier Paolo Pasolini nel suo diario di viaggio del 1961, L'odore dell'India. Rileggendolo oggi sembra che parli di un paese africano, immobile e impotente. Perfino la gioventù indiana che ha frequentato l'università, scriveva Pasolini, «appena uscita, attraverso una coscienza culturale moderna, dall'inferno, sa che dovrà restare all'inferno. L'orizzonte di una sia pur vaga rinascita non si delinea in questa generazione, e neanche nella prossima, e chissà in quale delle future. L'assenza di ogni attendibile speranza fa sì che i borghesi indiani si chiudano in quel po' di certo che possiedono: la famiglia. Vi si chiudono per non vedere e per non esser visti. Hanno un nobilissimo senso civico e i loro ideali, Gandhi e Nehru, sono lì a testimoniarlo; possiedono una qualità assolutamente rara, nel mondo moderno: la tolleranza. Ciò nonostante l'impossibilità ad agire li costringe a uno stato di rinuncia che rimpicciolisce il loro orizzonte mentale: ma tale angustia è indefinitamente più commovente che irritante». Pasolini non aveva dubbi che l'India sarebbe rimasta a lungo come lui la vedeva: un inferno. Commovente perché popolata di individui miti, rassegnati. Ma senza futuro. Condannati a essere i disperati della terra per chissà quante generazioni. Da allora di generazione ne è passata una sola. È bastata per capovolgere tutto: l'India stessa, poi i nostri pregiudizi su di lei, il suo peso nella storia contemporanea, la sua centralità per il nostro futuro. Gli indiani nati in quel 1961 e negli anni successivi hanno espresso una leva di imprenditori, scienziati, artisti tra i più brillanti e innovativi del nostro tempo, che si lanciano con entusiasmo alla conquista del mondo. L'India di oggi è la patria di multinazionali come la Infosys che dominano il mestiere più avanzato: la tecnologia dell'informazione, la creazione di programmi per computer e ogni apparecchio elettronico dell'era digitale, quel software che è la trama invisibile e pervasiva della nostra vita quotidiana, dai gps satellitari ai videotelefonini, dal pilotaggio automatico di un Airbus alla consultazione su Internet di Google e Wikipedia, YouTube e MySpace. La Infosys ha una caratteristica «demografica» che la dice lunga sulla linfa vitale che scorre nelle vene della «New India». In questa multinazionale di sessantaseimila dipendenti, per lo più colletti bianchi di alto livello e cioè manager, tecnici e ricercatori, l'età media è di ventisette anni. La nuova letteratura di Mumbai e Calcutta che svetta nelle classifiche dei best-seller in America e in Europa è creata da scrittrici e scrittori che hanno a stento quaranta anni. Le nostre chance di aumentare la longevità umana, di vincere il cancro, l'Aids e altri mali, in questo momento possono dipendere da squadre di biologi indiani appena trentenni che sono i nuovi cervelli della ricerca medica internazionale. Se c'è un luogo dove oggi la speranza è giovane, questo è l'India. Una nazione a cui l'Occidente guarda non più con compassione, ma con stupore, incredulità, ammirazione: in India sta nascendo una nuova idea di modernità. Incredible India! è il fortunato slogan coniato dall'ente turistico di Stato, per una campagna pubblicitaria sulle bellezze del paese che da alcuni anni invade gli schermi della Cnn e altre reti televisive angloamericane. «Incredibile India» è il commento di ogni occidentale che rimane inebriato non più solo dai suoi profumi e colori, dai paesaggi naturali e dalle antichità, dalla poesia dei costumi e dall'eleganza della gente più semplice, ma oggi soprattutto dalla nuova atmosfera di ottimismo e di energia che si respira.
© 2007, Arnoldo Mondadori
Federico Rampini – La speranza indiana 309 pag., 16,00 € - Edizioni Mondadori 2007 (Strade blu) ISBN 978-88-04-57298-5
| 22 novembre 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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