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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Mal di merito. L'epidemia di raccomandazioni che paralizza l'Italia |
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| Autore |
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Floris Giovanni |
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| Dati |
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228 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 17,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 17,50 |
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| Editore |
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Rizzoli |
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| Collana |
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Saggi italiani |
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| EAN |
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9788817019576 |
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Giovanni Floris
Mal di merito “La medicina al mal di merito non è quella di convertire gli italiani alla moralità, è piuttosto quella di rendere inutile la raccomandazione. Bisogna investire nella cultura e nella preparazione degli italiani, far sì che acquistino capacità e sicurezza di sé, far sì che siano loro a far cadere il granello di sabbia che bloccherà gli ingranaggi.”
Siamo in periodo di antipolitica ad oltranza, atteggiamento che nel bene e nel male sta scuotendo l’Italia: il libro La Casta in testa da mesi alle classifiche di vendita, le piazze riempite da Grillo, le mille occasioni in cui sentiamo dire "sono tutti uguali"... Addirittura i politici, per assecondare l'onda, talvolta fanno dichiarazioni di antipolitica! Da giornalisti di sincero impegno civile, come Gian Antonio Stella che da anni si batte contro il malcostume e la crudeltà delle emozioni viscerali dilaganti, a conduttori televisivi di grande notorietà che hanno nelle loro inchieste verificato sul campo i tanti problemi del Paese, come l’autore di questa inchiesta, Giovanni Floris, in molti insomma stanno dando la classica “spallata” alle tante caste nostrane. Ma cerchiamo invece di vedere queste denunce non tanto fatte solo contro chi si presta, come nelle situazioni in esame in Mal di merito ad assecondare il malcostume delle raccomandazioni, quanto anche come lettura di una “società civile” che non appare sicuramente molto più degna. Se c’è chi fa troppe e immeritate raccomandazioni, c’è anche senza dubbio chi le richiede, a seconda dei casi, in modo pressante, mellifluo, umiliante o minaccioso. Certo gli uni hanno una responsabilità pubblica, ma da un punto di vista etico anche gli altri lasciano molto a desiderare… “Sui vizi pubblici e su quelli privati”, intitola un capitolo del libro Floris portando esempi molto calzanti: Tavaroli e Cipriani per le intercettazioni illecite della Telecom, i giochi finanziari di Tronchetti Provera…
Forse però non è del tutto condivisibile la visione di una politica invasiva, condizionante l’attività economica dei privati: forse oggi, e da numerosi anni, avviene esattamente l’opposto, forse il timone del Paese è saldamente (?) in mano a pochi grandi personaggi del mondo economico-finanziario. Ecco così che l’apparire del data base delle Poste che “schedava” le domande di raccomandazione, le risposte e l’esito finale di tale autorevole intercessione, ci sembra riguardare quell’Italia quotidiana, sicuramente malaticcia, piena di acciacchi e sgradevole di cui abbiamo costante esperienza. La scorrettezza poi sembra essere un’abitudine così diffusa, dal “pubblico” al “privato” che quasi non ci stupisce più: ma chi ci rimette alla fine? Se in un primo tempo ad essere svantaggiati sono proprio i migliori, coloro cioè che hanno i talenti per avere una determinata funzione, conquistata invece dai “raccomandati”, alla fine è proprio il Paese ad averne il maggior danno perché i migliori o se ne vanno all’estero o non vengono adeguatamente utilizzati: il Paese rischia di restare nelle mani dei peggiori. Mal di merito dice Floris: e così il Paese è come bloccato da chi ha una determinata posizione per “via ereditaria”, da chi è costretto invece a non progredire nella scala sociale (e culturale) solo perché svantaggiato in partenza, da chi deve “chinare sempre il capo attendendo il favore del potente di turno”.
Viene analizzato poi il fortino dell’economia, dove contano più le persone dei risultati e quindi a guadagnare sono le persone e non i risultati. Si passa poi al fortino dei media, che l’autore ben conosce avendo scelto la difficile strada del giornalismo. Grande spazio Floris ha dato alla Rai, microcosmo dell’intero Paese, nel bene e nel male, realtà forse troppo “chiacchierata” e non sempre giustamente.
Una delle caratteristiche italiane poi è la paura di rischiare: forse è per questo che l’età media delle classi dirigenti è altissima, forse è per questo che il ricambio generazionale in tutti i settori, dalla politica all’economia, dall’informazione alla cultura, è molto difficile.
Giovani e senza raccomandazioni, molte belle teste e buoni cervelli perciò se ne fuggono all’estero: gli esempi riportati nell’inchiesta sono esemplificativi, ma ognuno di noi conosce casi simili e simili sconfitte per il nostro Paese. Un anno di Ballarò è il materiale che Floris ha utilizzato per scrivere questo libro e proprio per questo è riuscito a spaziare da un campo all’altro del malessere attuale, proponendo sempre esempi veri, casi verificabili. Si può essere d’accordo su tutto o dissentire su alcuni giudizi, si deve però condividere la preoccupazione per il presente e il bisogno ineludibile di un cambiamento per il futuro se non vogliamo che non ci sia più una strada da percorrere per recuperare un posto dignitoso nel mondo.
Le prime pagine
1
Presidenti, onorevoli e poveri cristi
Del genio, e del diritto a sognare
«Cos'è il genio?» si domandava la voce narrante di Philippe Noiret raccontando le gesta degli Amici miei. Il genio è quello che inventa l'imprevisto, chi crea qualcosa che non c'è e risolve una situazione in maniera inaspettata. Il padre di un mio amico fu geniale. Voleva aiutare il figlio a entrare in uno studio legale, ma non aveva conoscenze nel settore. Era ancora in attesa di una risposta da un piccolo studio (il cui titolare sembrava voler assaporare fino all'ultimo il potere di dire sì o no) quando fu invitato a una mostra cui era presente anche un importante e stimato principe del foro. Gli invitati erano centinaia, e lui non ebbe modo neanche di avvicinarlo, perché il Professore era continuamente assediato da gente che si presentava, gli stringeva la mano, parlava affabilmente di cose che il padre del mio amico non riusciva neanche a sentire. Cosa fece allora? Trasformò una mancata occasione in un'opportunità dorata. Il mattino dopo prese carta e penna e scrisse al grande avvocato una bella lettera, molto toccante, che iniziava così: «Gentile Professore, come le spiegavo ieri sera, mio figlio vuole intraprendere la Sua professione, e vorrebbe tanto avere un'opportunità...». Probabilmente il prìncipe del foro pensò di essersi sbilanciato la sera prima promettendo qualcosa a un conoscente di cui al momento non si ricordava, e, senza nemmeno rispondere alla lettera, segnalò il ragazzo a un importante collega di Roma, che lo chiamò per un colloquio e in quattro e quattr'otto lo inserì nel suo studio. Adesso il mio amico, dato che le capacità non gli mancano, è associato di quello studio, e sì prospetta anche per lui una carriera da principe del foro (insegna anche all'università). Il genio è anche questo, l'idea di un padre che non accetta di vedere il figlio tagliato fuori dal lavoro che sogna. Ma è giusto che le cose vadano così? Può il merito affidarsi all'inventiva del singolo? Per uno che può contare su un padre così determinato, quanti bravi professionisti non riescono a saltare il fosso che protegge il castello dell'avvocatura, o del notariato, o del giornalismo, o dell'insegnamento universitario? Quanti principi del foro ci siamo persi? Quanti ottimi professionisti?
Personalmente non vedo cosa ci sia da condannare nel comportamento del mio amico, anzi, mi sono sempre congratulato con suo padre: che una persona abbia trovato il modo di realizzare il suo sogno è per me un fatto positivo. Si è costretti a cercare scorciatoie, d'altronde, quando la strada principale è bloccata: se la professione di avvocato fosse accessibile anche a chi non frequenta gli avvocati, non bisognerebbe fare fìnta di conoscerne uno per avere l'opportunità di giocarsi le proprie carte. Un giornalista inglese, da tempo corrispondente dell'Italia, spiegava così il nostro Paese ai colleghi stranieri appena arrivati a Roma: è un posto dove si sorpassa a destra, se si vuole girare a sinistra. Poi però riconosceva che da noi il traffico è degno di una città sudamericana, e che se si vuole arrivare in tempo agli appuntamenti qualcosa bisogna pure inventarsi. Probabilmente il ruolo della politica sarebbe proprio garantire al Paese che non sia necessario «inventarsi qualcosa» per ottenere ciò che ti spetta. Ma la politica, in Italia, preferisce assicurarsi il consenso piuttosto che riformare il sistema.
© RCS Libri
Mal di merito di Giovanni Floris 228 pag., 17,50 € - Edizioni Rizzoli 2007 (Saggi italiani) ISBN 978-88-17-01957-6
| 15 novembre 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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