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HOME | giovedì 18 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Uomini che odiano le donne |
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| Autore |
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Larsson Stieg |
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| Dati |
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676 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 21,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 18,28 |
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| Editore |
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Marsilio |
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| Collana |
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Farfalle |
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| EAN |
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9788831793322 |
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Stieg Larsson
Uomini che odiano le donne Perché parlare in anticipo dell'uscita di questo romanzo in Italia? Perché colpiscono i numeri che lo accompagnano e gli attestati di qualità che lo precedono.
Uomini che odiano le donne è il primo episodio della Millennium Trilogy di Stieg Larsson, una trilogia poliziesca che ha venduto 150.000 copie in meno di un mese dall’uscita e solo in patria ha ormai raggiunto 1.800.000 copie, facendo di Larsson l’autore di thriller attualmente più venduto in Svezia. Un clamoroso caso editoriale internazionale: tradotto in 20 paesi, Larsson ha già venduto tre milioni e mezzo di copie dei suoi romanzi in Europa: in Francia Uomini che odiano le donne, uscito in sordina, grazie a un inarrestabile passaparola ha raggiunto le 60.000 copie vendute in Germania è stato il tascabile più venduto dell’anno in Danimarca il terzo volume della trilogia, con 110.000 copie, è il libro con la più alta prima tiratura del paese dopo la Bibbia...
Come potevamo non interessarci a questo caso editoriale? E se a tutto ciò uniamo anche che questo romanzo ha vinto: il Glass Key, miglior libro assoluto il Premio dei librai di Svezia, miglior libro dell’anno il Premio dell’Accademia svedese del Poliziesco, miglior giallo d’esordio... davvero la curiosità e l'interesse aumentano in modo esponenziale. Ma non vi ho detto ancora un particolare altrettanto importante, quanto triste, dell'intera vicenda: l'autore non c'è più, è morto per attacco cardiaco nel 2004, esattamente a cinquant'anni, dopo una vita vissuta da giornalista impegnato contro razzismo, antisemitismo, fascismo, movimenti nazionalisti, discriminazioni, abusi sulle donne.
Il romanzo è proprio un "classico" del suo genere, con una raffinata descrizione dei protagonisti nel dettaglio della loro personalità, che anticipa l'attacco della vicenda vera e propria. Nei primi capitoli conosciamo così i due investigatori (Mikael Blomkvist, un giornalista quarantenne - bello e brillante - e una responsabile di investigazioni per una società di sicurezza, Lisbeth Salander - formidabile hacker, asociale e problematica) che saranno al centro delle indagini anche nei successivi capitoli della trilogia. In questo caso la storia ruota attorno alla sparizione, avvenuta tempo addietro, di una giovane donna, nipote di Henrik Vanger, proprietario di un grosso gruppo industriale. Un evento particolare riapre questo caso che sembrava chiuso senza una soluzione definitiva e a Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander, naturalmente, sarà affidato l'incarico di cercare la verità nascosta dietro la famiglia Vanger, dall'apparente normalità. Grande la capacità dell'autore di descrivere l'attualità, ma anche di creare la giusta atmosfera di tensione e d'attesa, dimostrando una sensibilità narrativa fuori dal comune. Titolo originale: Män som hatar kvinnor Traduzione di Carmen Giorgetti Cima
Prologo Venerdì 1 novembre Era diventato un rito che si ripeteva ogni anno. Il destinatario del fiore ne compiva stavolta ottantadue. Quando il fiore arrivò, aprì il pacchetto e lo liberò della carta da regalo in cui era avvolto. Quindi sollevò il ricevitore e compose il numero di un ex commissario di pubblica sicurezza che dopo il pensionamento era andato a stabilirsi sulle rive del lago Siljan. I due uomini non erano solo coetanei, ma erano anche nati nello stesso giorno – fatto che in quel contesto poteva essere considerato come una sorta d’ironia. Il commissario, che sapeva che la telefonata sarebbe arrivata dopo la distribuzione della posta delle undici, nell’attesa stava bevendo un caffè. Quest’anno il telefono squillò già alle dieci e trenta. Lui alzò la cornetta e disse ciao senza nemmeno presentarsi. «È arrivato.» «Cos’è, questa volta?» «Non so che genere di fiore sia. Lo farò identificare. È bianco.» «Nessuna lettera, suppongo?» «No. Nient’altro che il fiore. La cornice è la stessa dell’anno scorso. Una di quelle cornici da poco che uno si monta da solo.» «Timbro postale?» «Stoccolma.» «Calligrafia?» «Come al solito, stampatello, tutte maiuscole. Lettere dritte e ordinate.»
Con ciò l’argomento era stato esaurito e i due rimasero seduti qualche minuto in silenzio, ognuno dalla sua parte della linea telefonica. Il commissario in pensione si lasciò andare contro lo schienale della sedia davanti al tavolo della ucina, succhiando la pipa. Sapeva comunque che non ci i aspettava più che ponesse qualche domanda risolutiva oppure perintelligente che fosse in grado di gettare nuova luce ulla faccenda. Quel tempo era passato da un pezzo, e la onversazione fra i due anziani conoscenti aveva piuttosto il carattere di un rituale intorno a un mistero che nessun altro ssere umano al mondo aveva il benché minimo interesse a risolvere. Il suo nome latino era Leptospermum (Myrtaceae) Rubinette. Si trattava di un arbusto piuttosto anonimo dotato di piccole foglie simili a quelle dell’erica, che produceva un fiore di due centimetri con una corolla di cinque petali. Era alto grossomodo dodici centimetri. La pianta era originaria delle regioni montuose e del bush australiani, dove cresceva in robusti agglomerati. In Australia la chiamavano Desert Snow. Più avanti, un’esperta del giardino botanico di Uppsala avrebbe constatato che si trattava di una pianta insolita, raramente coltivata in Svezia. Nella sua perizia, la studiosa scriveva che l’arbusto era imparentato con il Leptospermum Flavescens, e che sovente era confuso con il ben più comune cugino Leptospermum Scoparium, che cresceva abbondante in Nuova Zelanda. La differenza, a detta dell’esperta, consisteva nel fatto che il Rubinette presentava un piccolo numero di microscopici puntini rosa sulle punte dei petali, che conferivano al fiore una vaga sfumatura rosata. Il Rubinette era, in definitiva, un fiore sorprendentemente modesto. Era privo di valore commerciale. Non possedeva proprietà medicamentose note né effetti allucinogeni. Non si poteva mangiare, era inutilizzabile come spezia e senza utilità nella fabbricazione di coloranti vegetali. Per contro aveva una certa importanza per gli abitanti originari dell’Australia, gli aborigeni, che tradizionalmente consideravano la zona intorno ad Ayers Rock e la relativa flora come sacre. L’unico scopo della pianta sulla terra sembrava di conseguenza essere quello di fare omaggio della sua capricciosa bellezza all’ambiente circostante. Nella sua perizia, la botanica di Uppsala constatava che se quel piccolo arbusto era poco comune in Australia, in Scandinavia era addirittura raro. Personalmente non ne aveva mai visto un esemplare, ma dopo aver fatto un’indagine fra i colleghi era venuta a sapere che erano stati fatti dei tentativi di introdurre la pianta in un giardino di Göteborg, e che si immaginava che potesse essere coltivata privatamente in luoghi diversi, da appassionati di giardinaggio e botanici dilettanti dotati di piccole serre. Il motivo per cui era difficile da coltivare in Svezia era che esigeva un clima mite e secco, e che doveva essere ricoverata al chiuso durante i mesi invernali. Non tollerava il terreno calcareo ed esigeva annaffiature dal basso, direttamente sulla radice. Era una pianta per coltivatori esperti. © 2007 Marsilio Sieg Larsson - Umoni che odiano le donne 688 pag., 19,50 € - Edizioni Marsilio 2007 (Farfalle) ISBN 978-88-317-9332-2
A cura di Giulia Mozzato
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