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Recensione

A tavola con Maigret. Intrighi e intingoli copertina
Guido Guidi Guerrera

A tavola con Maigret

Intrighi e intingoli

"Il cibo e il bere fanno da contrappunto allo snodarsi delle vicende: così si vivono giornate di sole ai tavolini del midì e viene da scaldarsi le mani soffregandosele quando Maigret entra lui stesso infreddolito nel suo cappottone in qualche locale piccolo, fumoso e intimo di una Parigi strangolata dal gelo e dall'umidità"  

Un omaggio affettuoso di un ammiratore assoluto di Simenon, un gesto d'affetto nei confronti del commissario Maigret, quel personaggio che nella mente dei lettori e degli spettatori meno giovani ha, come dice l'autore stesso nella prefazione, il volto di Gino Cervi.

La grandezza di Simenon e il suo essere un narratore naturale è provato dalla quantità di opere che ha scritto e lasciato per il nostro piacere, molte delle quali non sono ancora state tradotte e pubblicate in Italia. Ogni qualvolta però esce un suo  romanzo, nuovo per il pubblico italiano, balza immediatamente ai vertici della classifica, convalidando l'idea che anche se scritta cinquant'anni prima, una sua opera risponde alle esigenze del pubblico di oggi, anche il più giovane.

Ma torniamo a questo A tavola con Maigret: quale maggiore piacere può gustare un ammiratore del nostro commissario che tentare di riprodurre le ricette che trapelano qua e là dai romanzi? ricette spesso semplici, ma con tutto il profumo del giallo e di Parigi.

L'idea geniale è stata quella di inventare delle storie che vedessero per protagonisti proprio i personaggi della serie di Maigret, il famoso commissario, la signora Maigret, i colleghi...
Saranno loro, e primo fra tutti il nostro grande "eroe",  ad accompagnare per bistrot e trattorie il narratore. Ma in questo girovagare parigino accadranno anche cose inaspettate, così da animare il racconto che si trasforma in vero e proprio romanzo giallo.  


Nella seconda parte del libro invece l'omaggio è ancora più evidente: vengono trascritte ricette di piatti e di specialità estrapolandole dai romanzi, annotando però la fonte e completando l'informazione con alcune note sempre interessanti.

In conclusione: un libro che si legge come un giallo, un libro che si consulta come un ricettario
Due buoni motivi perciò per tenere presente questo volume anche come ottimo regalo da fare a tutti coloro che amano appassionatamente l'opera di Georges Simenon e che considerano il buon commissario quasi come uno di famiglia.


Le prime pagine

Due parole su Maigret e Sìmenon

Chi della mia età sente parlare di Maigret non esita ad associarlo a quell'interprete straordinario che fu Gino Cervi.
È famosissimo l'aneddoto che racconta come lo stesso Simenon, ammirato dall'incredibile verve recitativa del grande attore, esclamasse senza esitazioni: "Ecco, questo è il mio Maigret!"
Qualcuno, in vena di pettegolezzi, ha anche malignato che lo scrittore francese dicesse la stessa cosa a tutti gli interpreti del grande e piccolo schermo della sua creatura letteraria. In realtà Cervi aveva fatto di Maigret qualcosa di unico e personale sfoggiando rassicuranti baffi contro la descrizione dello stesso Simenon, che proprio grazie alla loro totale assenza aveva voluto sottolineare la linea di demarcazione tra il suo ideale di poliziotto e il classico piedipiatti di borgata dalla fisionomia scontata e prevedibile. Maigret non somiglia affatto ai poliziotti resi popolari dalle caricature.

"Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate. Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi."
Cervi nonostante ciò riesce a indossare completamente la maschera di Maigret che aderisce alla perfezione, conferendo carattere, originalità e misurato carisma al personaggio.
L'atteggiamento, gli scatti d'ira, gli interrogatori fatti a bocca piena tra le birre e i tramezzini della Brasserie Dauphine, le pause lente di un elucubrare pensoso e travagliato - che secondo il grande Andrea Camilleri, abilissimo sceneggiatore ma ben lontano dall'immaginare che sarebbe diventato il padre di Montalbano, erano dovute a un Cervi poco incline a imparare a memoria il copione e costretto a ricorrere sempre al 'gobbo' per le battute - erano elementi elaborati così sapientemente da rendere perfetta una immagine che altrimenti avrebbe fluttuato nel regno della fantasia astratta o di una pedissequa e perciò algida rappresentazione. Jean Gabin e Cremer, infatti, non hanno mai saputo rendere completamente l'incanto compiuto da Cervi.
Innegabilmente sono stati ottimi attori capaci di fare la parte di un commissario parigino di nome Maigret. Gino Cervi era semplicemente Maigret. E questo, George Simenon, raffinatissimo esploratore dell'animo umano, doveva per forza averlo colto in un lampo di assoluta certezza.
In realtà il risultato di quella fusione è stato far vivere con il realismo delle persone vere un personaggio inventato, mentre per l'attore ha significato adottare nuovi stili di vita, come fumare la pipa, bere birra ed essere attento buongustaio, esattamente alla maniera del commissario fatto della materia delle parole. Da questa commistione sono nati un mondo, una maniera nuova di immaginare il thriller, di capire meglio certi meccanismi procedurali, e insomma una visione più umana dello sbirro ritratto nella sua città, a casa sua e con le caratteristiche tipiche di ogni uomo fatto di carne a questo mondo. Simenon non ne fa un supereroe ma uno che si commuove, che si arrabbia, pronto però in nome di una giustizia più interiore che protocollare a cercare la verità dovunque e comunque si presenti.
In fondo Maigret odia Comelieau (l'impeccabile Franco Volpi) perché nel suo intimo vorrebbe essere funzionario di polizia giudiziaria e insieme giudice. E talvolta ci riesce, quando di fronte a un 'caso umano' riesce a voltare le spalle e far finta di niente. E tra un'indagine e l'altra esistono due metri ritmici essenziali: quello del mutare costante del tempo atmosferico e quello dell'avvicendarsi tra bistrot, brasserie, caffè e ristoranti alla ricerca di un angolo perfetto dove bere la birra o il calvados perfetti o gustare il 'più perfetto' dei piatti.


© 2007, Il leone verde edizioni

A tavola con Maigret, di Guido Guidi Guerriera
136 pag., 10 € - Edizioni Il leone verde 2007 (Leggere è un gusto)
ISBN 978-88-95-17710-6


L'autore



07 novembre 2007 Di Grazia Casagrande

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