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Recensione

I I postromantici copertina
Carlo Mazzoni

i postromantici



“Amare senza regola, senza razionalità, senza rispetto, senza decenza, senza morale, non c’è niente da perdere perché la felicità non è essenziale né importante. Questo ha insegnato l’unico uomo che poi è stato considerato Dio, 200 anni fa – e ora un ragazzo viziato, malevolo e bello, nato dietro via Montenapoleone, lo ripete a bassa voce”.

Quattro giorni di inizio settembre, quattro ragazzi convinti di potersi permettere qualsiasi cosa, quattro amici, tra i 20 e i 30 anni, protagonisti di quella Milano che vive lontano dalle luci dei riflettori e dalle feste per vip da rotocalco rosa.

È la Milano che lavora nell’alta finanza e che vive l’eleganza dei palazzi di Corso Venezia e di via Bagutta: la Milano che respira il Quadrilatero ma lo vive per la sua natura di semplice vetrina. i postromantici, questo il titolo manifesto del romanzo, è un affresco spietato dell’alta società italiana, fra scandali e realtà. Un romanzo che è il cinico ritratto di una generazione senza avere i limiti del romanzo generazionale.

Un’ecografia d’inchiostro del nostro mondo (im)mediato, una radiografia di un mondo che continua a progredire ma in cui nessuno, alla fine, progredisce veramente. Il romanzo firmato da Carlo Mazzoni, qui al suo esordio narrativo, è un attacco al conformismo e ai luoghi comuni di un mondo che alla vita ha sostituito la fiction e di un’alta società che al sangue blu nelle vene ha sostituito il plasma alle pareti. 

Carlo Mazzoni – I postromantici
269 pag., 14 € - Edizioni Salani
ISBN 978-88-84-51842-2


Le prime pagine

Le pagine del Corriere della Sera sono sparse su un tavolo da bar. I rumori di via Brera, Milano il 3 settembre 2004. Sulle pareti, le piastrelle bianche del Jamaica ancora si vantano di aver riflesso Tadini.
- Io non credo nell'amore - riprende Matteo, toccandosi le labbra. - È retorico, poco pratico. Tranne quando ci entri e ne esci per dieci minuti. Come dice Brian.
- Chi è Brian?
- Il protagonista di una serie tv americana. Gay e lesbiche, Brian è il protagonista, il mio nuovo amico.
- Dobbiamo diventare gelosi? - sorride Gio.
- Brian è più straight di tutti noi quattro messi insieme - la luce è al tramonto: - Comunque se dovessi scegliere un uomo, dopo di me mi farei Brian.

Matteo Dreveri, 26 anni. Nato in via Sant'Andrea. Figlio unico di ministro, il naso dritto e la fronte nobile. Abbronzato, sempre, il sole lo bacia e lascia cadere un po' di bava tipo Lancaster. Una cicatrice sul labbro, lieve erre moscia, i capelli neri scivolano sulla fronte. Disilluso. Viziato, prepotente e supponente, malevolo. Il mondo è suo, nessun dio gli ha mai detto di no. Convinto di poter permettersi qualsiasi cosa abbia voglia di dire - insulti, complimenti, bugie o dichiarazioni d'amore - si tratta solo di parole, una vale l'altra. È sufficiente non dargli fastidio - e poche cose lo innervosiscono quanto i peli nel naso di chi lo sta guardando. Cinque anni fa ha regalato ai suoi tre amici il rasoio elettrico per le narici.

- L'amore è soltanto qualcosa su cui le persone si dilungano in paranoie. Si illudono, si feriscono, le solite menate. Se è questo quello che uno cerca, vada pure avanti, si trovi una ragazzina semplice, senza interessi per i concetti complicati, che ami la dolcezza e magari il proletariato, e se la porti all'altare - Matteo valuta i passanti per strada.
- Sempre Brian a dire il Vangelo?
- Certo.

- Se la ragazzina non amasse il proletariato, e fosse ricca? - chiede Gio.
- Brian approverebbe il matrimonio a fine di lucro.
- Brian potrebbe mettere i suoi principi morali e omosessuali prima del valore monetario di una donna.
- Nessuno farebbe una cosa del genere.
- Ti suicideresti - afferma Luca.
- No, sono costato troppo - Matteo svuota il bicchiere.
- E poi, cosa dici? La Chiesa vieta il suicidio.
Luca di San Gelso. 27 anni. Nato a Milano in corso Venezia. Tenebre negli occhi, pelle bianca come cipria e ancora più bianca, con un velo di barba. Pelle bianca che al sole diventa colore dell'oro, non scura e marrone come quella di Matteo che prende il beta-carotene. Pelle bianca perché questo sole ruffiano bacia un po' tutti, e Luca odia la saliva degli altri. Qualche lentiggine e i capelli corti, scuri. Le labbra rosse e amare, coperte da un velo di cocaina, lui ama il rosso, il colore, una passione. 
Diafano, implica e complica una dipendenza fisica dalle sue carezze. Il giorno dopo che Luca ha fatto sesso, deve andare a confessarsi. Dieci Ave Maria e il castigo dall'alto, preciso e puntuale - il Signore ha modi bruschi per esprimere il proprio disappunto, e allora sono batoste - un viaggio che salta, sei punti di patente, una multa, robe simili. La crisi esistenziale arriva quando si masturba. Doppia confessione e cento Ave Maria. Non rimane che sperare nella clemenza di Gesù. È un marchese.

- Il divieto del suicidio è un'idiozia - continua Matteo che intanto ordina altro alcol: - Bisogna diminuire la densità umana e dobbiamo toglierci di dosso l'ansia borghese del posteggio. Ci vorrebbe un piccolo Stalin ogni trent'anni. Oppure qualche altro Saddam.
- Speriamo in Osama - Gio ingerisce un pezzo di focaccia: - La Chiesa vieta la clonazione che potrebbe fuorviare la nascita di esseri esteticamente scadenti. Vieta il suicidio che è un incremento di spazio disponibile. Poi vieta il goldone, per fortuna, ed è la mossa giusta: il virus in libertà promuove lo spopolamento. Alla Chiesa non sono mai piaciuti i froci, fin dai tempi del vescovo di Fano.


Gio è il più bello fra i quattro, la sua immagine si staglia contro il pianoforte nero del Jamaica.
- E chi è il vescovo di Fano? - chiede Luca.


© 2007, Adriano Salani editore

L'autore

Carlo Mazzoni è nato a Milano nel 1979, ha studiato in Italia e negli Stati Uniti. Ha collaborato con Saatchi & Saatchi a Milano, con Paramount Pictures a New York, e con le riviste Vogue, Dove, Corriere della Sera Magazine, Corriere della Sera Style. Questo è il suo primo romanzo.

L'intervista a Carlo Mazzoni

17 luglio 2007 Di Gian Paolo Serino

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