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RECENSIONE

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Titolo (Fanculopensiero)
Autore Cristan Maksim
Dati 201 p., brossura
Prezzo € 13,00
Prezzo IBS € 13,00
Editore Feltrinelli
Collana Serie bianca
EAN 9788807171345
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Maksim Cristan

(fanculopensiero)



"Per strada, comprai un blocco di carta per 2000 lire e una penna Pentel per 2500, una di quelle che scorrono facile. Mi piacciono le penne quando fanno scivolare la mano. Si ha l'impressione che i pensieri si traducano in parole da soli, come in una magia. Passi con la mano sopra un foglio bianco e subito appaiono mondi, pozzanghere, uomini che rincorrono il proprio cappello rapito dal vento, ogni cosa prende vita senza nemmeno pronunciare un verso. Un intero universo a sole 4500 lire."

La verità è che conduciamo una vita lontana. 
Lontana dalla natura, dagli altri e da noi stessi. 
La prova del nove è che non riusciamo a non fare niente. 
O parliamo al telefono, o stiamo su internet, o lavoriamo, o guidiamo, guardiamo la tivù, andiamo nei locali, beviamo, ascoltiamo musica in file. 
Facciamo tutto, pur di non fermarci a riflettere su una cosa talmente scontata che ci terrorizza: mi piace la mia vita? Quanto c’è di me in quello che faccio ogni giorno? 
Normalmente preferiamo non pensarci, ci liquidiamo raccontandoci che non ne abbiamo il tempo. Ma per capire ce ne vuole di tempo, di pazienza, e in una società maratoneta come la nostra, se ci si ferma si diventa dei disadattati, dei non integrati. E a questo, è difficile essere pronti.


Cristan è uno che invece ha deciso che quel tempo lo doveva trovare a tutti i costi, perché qualcosa si era bloccato dentro di lui, la volontà del vero Maksim, molto probabilmente. 
In controtendenza rispetto ai manager di successo in crisi, non inizia a stordirsi con droghe positiviste, non si fa un’amante, non si compra un nuovo appartamento o un’auto più potente. Udite udite, Maksim Cristan, imprenditore di successo, molla il bolide in mezzo al traffico disumano di Zagabria, senza nemmeno spegnere il motore, e si rifugia in un hotel, a subire il flusso dei suoi disordinati pensieri. 

Ha tre cellulari che lascia suonare finché non si scaricano tutte le batterie. 
Dite la verità, quante volte avreste voluto farlo, ma non vi è sembrato ragionevole?! Comunque, Maksim si ferma lì per dei giorni, da solo, a tentare di capire. 
Poi prende un treno e dodici ore più tardi si ritrova a Milano, dove lo ha guidato il suo istinto, senza nessun motivo concreto particolare.

Qui inizia la narrazione dei quattro anni di vita autentica passati in strada, della gente che conosce, dei suoi pellegrinaggi fuori e dentro la città, di una Milano vista da un’angolazione diversa da quella della Settimana della Moda e delle carriere che sfrecciano in metropolitana. 
La strada è una dura maestra, si dice che dopo di lei ci sia solo la morte, ma Maksim sa che per prendere coscienza e ricominciare è quello il posto migliore. 
Ai piedi di Costantino alle Colonne di San Lorenzo, in uno stato di mistica rivelazione, capisce che l’unica cosa che può farlo sopravvivere, in tutti i sensi, è la scrittura. Così inizia a comporre febbrilmente e, con l’aiuto di qualche veterano, si autoproduce libri che venderà su un banchetto al mercatino di Brera.
I racconti delle avventure e le descrizioni dei personaggi hanno tante sfumature quante può averne il sapore della rinascita alla vita vera: sono divertenti, ingenue, filosofiche, tenere, genuine, vivaci e terribili. Tutto scritto in una lingua che non è quella dell’autore e che non è affatto facile da imparare a maneggiare con destrezza. 

Se vi piace l’idea, andate sul sito della Feltrinelli e scaricate i podcast di Maksim, impallidirete nel sentire con quale raffinatezza e pregnanza parla questo bel croato che assomiglia un po’ a Gesù Cristo e un pò ad una rock star. 
Tanto di cappello.
La città è uno dei personaggi, fatta di spazi antichi, magica e silenziosa, che ospita anime poetiche, a volte disperate, ma oneste. Gli Altri sono i mostri del lunedì, già arrabbiati alle sette del mattino, che corrono, infuriati con tutti, dietro al ticchettio degli impegni, un pericolo da evitare, che il popolo della strada rifugge come la peste.
Purtroppo quegli Altri siamo noi. 
Pensate, gente, pensate.


Le prime righe

Faccio scappare gli animali, gli corro dietro, gli tiro i sassi addosso. Li spavento a morte ed essi scappano. Fuggono, non appena scorgono la mia sagoma. In questo modo loro imparano a non fidarsi degli esseri umani.
Ma non fraintendetemi. Non voglio certo preferire gli animali agli esseri umani. Io faccio scappare anche gli umani, gli corro dietro, gli tiro i sassi addosso. Li spavento a morte, e loro scappano. Fuggono, non appena scorgono la mia sagoma. Le verdure invece, non spavento.
 

    Il mio nome è Maksim Cristan e non da sempre faccio lo scemo per le strade di Milano. Tuttavia, come tale figura oggi vengo stimato solo da un'ampia maggioranza di persone del mio passato. Per altri, quelli una volta a me intimi, sono semplicemente un drogato.
    Eppure, sia gli uni che gli altri, soltanto sino a un paio d'anni fa, mi consideravano una persona del tutto normale. Un paio d'anni che m'appaiono ora lontani, come un paio d'anni luce.
    I conoscenti di oggi mi considerano innanzitutto uno scrittore di strada e almeno una di loro mi crede pure intelligente, sobrio e ben educato. (Finalmente ce l'ho fatta.)
Abito in una piccola piazza di una grande città. E, sia chiaro, non ho niente da lamentare della mia abitazione attuale. È molto spaziosa. Il mio salotto è così grande che di sera ospita centinaia di persone. Nei miei corridoi si ritrovano migliaia di persone, e per trovare un bagno libero a volte devo fare addirittura due fermate col tram. Malgrado ciò, ammetto che almeno due giorni all'anno (non a caso i più freddi) darei in cambio la mia enorme villa a cielo aperto per una stanzetta, sia pure umida, in un vero condominio, col tetto. Un tetto, una stufa, un paio di quaderni e una penna. Il letto? Il letto m'interessa poco in un paradiso simile. Non starei certo lì a dormire. Purtroppo ogniqualvolta questo desiderio m'infuoca, non riesco mai a trovare qualcuno sufficientemente simpatico disposto a uno scambio così vantaggioso. Per chi, non saprei dire. Quando poi la temperatura aumenta di qualche grado, questa folle idea mi abbandona, poiché sono ben consapevole di essere già troppo fortunato per chiedere di più. Ci sono persone in giro che hanno indubbiamente bisogno di aiuto più di me. Gente che lavora sodo, che guadagna migliaia di euro al mese, ma non ha mai un soldo in tasca.
    Non abito del tutto da solo. Divido lo spazio notte con il mio coinquilino, il padrone virtuale della piazza. Il suo nome è Miro e questa è l'unica cosa che so di lui. Miro non parla, mai e con nessuno. Se Miro vuole dirmi qualcosa, lo fa con lo sguardo:
    uno sguardo breve e di sfuggita significa: Ciao, ce l'hai una sigaretta?
    uno sguardo lungo, invece, che prosegue pure dopo che ha avuto la sigaretta, vuoi dire: Oltre la sigaretta, avrei bisogno anche di qualche spicciolo.
    Due sguardi brevi valgono per:
    1. La sigaretta;
    2. Oggi sono di buonumore, se vuoi quindi leggere ad alta voce qualcosa dal tuo quaderno, non me ne andrò via scocciato come al solito.
    Uno sguardo breve e uno lungo significano poi:
    1. La sigaretta;
    2. Se non hai sonno, vai a suonare la tua chitarra fuori dai coglioni! E così via.
    Come vedete, ogni comunicazione di Miro inevitabilmente inizia con il primo sguardo, quello della sigaretta, perché Miro nemmeno ti guarda se non ne vuole una.

    Ho detto che Miro è il mio padrone di casa. Questo perché abita qui da molto tempo prima di me. La leggenda dice che egli apparve qui circa venticinque anni fa e si sdraiò sul muretto che corre lungo la parete del condominio. Ed è tuttora lì.
    Ma quando prima ho scritto tra parentesi "finalmente ce l'ho fatta", non mi riferivo al fatto che all'età di trentasei anni, forte e sano, abito in mezzo alla strada. Inoltre, per potersi definire uno scrittore di strada, non bisogna abitare per forza in mezzo alla strada. Si può tranquillamente vivere anche in una bella casa. Basta fornirsi di un blocco di carta e una penna e bazzicare in giro senza una precisa destinazione. Ogni tanto poi, bisogna concedersi delle brevi soste sulle panchine pubbliche, per poter così ascoltare i propri pensieri, i quali, mentre si è in cammino, sono troppo impegnati a svolgere le loro funzioni vitali: portarvi da qualche parte, ricordarvi un appuntamento, farvi trovare un bar a mezzogiorno dove mangiare. O, molto più spesso, chiacchierano tra loro senza che voi possiate capire un bel niente. Quando vi sarete seduti su una panchina dovrete solo tirare fuori il quaderno e la penna. Il resto viene da sé.
    Quando avrete finito di scrivere dovrete procurarvi una scatola di cartone (che si può facilmente trovare dietro qualsiasi su-permercato), più una tovaglia per coprire la scatola (meglio se colorata). E naturalmente ci vogliono i libri autoprodotti, ovvero un insieme di testi stampati al computer e rilegati alla meglio (cosa facilissima da fare, lo capirete più avanti).
    Vi occorre una strada (meglio se affollata di passanti), per esporre i libri sulla scatola coperta dalla tovaglia. E come ultima cosa (ma non per questo meno importante, anzi, spesso decisiva) serve munirsi di una forte volontà di spirito, per tentare di vendere i propri libri ai pochi interessati di passaggio.
    Ecco, sei uno scrittore di strada.
    Perché la strada accetta tutto e tutti. Può essere una discarica umana o addirittura il paese delle meraviglie, il che dipende molto dall'angolazione sotto la quale ci illumina la nostra stella protettrice. Ma soprattutto, la strada è principalmente un luogo ove si cammina. Camminare, quindi. Un verbo con il quale ogni altro fa rima, anche se ce n'è uno su tutti che, e non certo per ragioni fonetiche, lo fa meglio degli altri, ed è ricominciare (per questo libro la parola chiave). Poiché si sa: chi sa ricominciare, vivrà.
    E a parte la strada, personalmente non saprei indicare un luogo più adatto a chiunque capiti di dover ricominciare. 

© 2007, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Cristan Maksim – (Fanculopensiero)
Pag. 201 - 13,00 € - Edizioni Feltrinelli 2007 (Serie bianca)
ISBN 978-88-07-17134-5




L'autore


Maksim Cristan è nato nel 1966 a Pola, in Croazia. 
Cresciuto nella Iugoslavia comunista del maresciallo Tito e arricchitosi rapidamente dopo il crollo del regime e l'introduzione del libero mercato, Maksim a un certo punto ha mollato tutto, è scappato dal suo paese ed è venuto in Italia per ricominciare. Per strada.







10 luglio 2007 Di Silvia del Ciondolo


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