WUZ  
  HOME | mercoledì 23 maggio 2012
Cerca nel sito
RECENSIONE

Ordina questo libro su IBS
Titolo La pista di sabbia
Autore Camilleri Andrea
Dati 263 p., brossura
Prezzo € 12,00
Prezzo IBS € 9,60
Editore Sellerio Editore Palermo
Collana La memoria
EAN 9788838922169
Ordina questo libro su IBS
Andrea Camilleri

La pista di sabbia


“Restò corcato a taliare il joco di luci e ùmmire continuamente variate che i saggi del soli, passanno attraverso le stecche della persiana, proiettavano supra al soffitto della càmmara. Un omo che caminava nella pilaja addivintò ‘na figura alla Giacometti, pariva fatta di fili di lana ‘ntricciati.”

È quasi inutile sottolineare come ogni romanzo di Camilleri diventi nel giro di pochi giorni un best seller e questo percorso obbligato verso la gloria è ancora più scontato se il romanzo prevede come protagonista il commissario Salvo Montalbano, ormai nell’immaginario collettivo, incarnato dall’ottimo Zingaretti.
In quest’ultimo La pista di sabbia, abbiamo alcuni nuovi particolari del nostro personaggio: Montalbano ha 56 anni, inizia ad avere un po’ di presbiopia e un codice etico molto “personalizzato” ma estremamente coerente, ha forti sensi di colpa, ma continua a fare fatica a resistere a una bella donna che gli si offra.


Altro elemento di novità del romanzo: in queste pagine, oltre a molto cibo, c’è anche molto sonno e molti sogni. Il mondo onirico di Montalbano diventa (per lui e per noi) un modo di reinterpretazione della realtà, e talvolta anche una chiave di lettura di ciò che non si riesce razionalmente a capire, mentre sotto forma di simbolo (che è il tipico linguaggio dei sogni) certe tessere del mosaico si collocano più facilmente.

Un cavallo ucciso a bastonate sulla riva del mare, una specie di grido d’invocazione prima di morire, e un sogno in cui tutto ciò viene trasfigurato, ma inserito con l’aggiunta di qualche angosciante elemento erotico. È il commissario a sognare la “Cavalla della Notte” e a svegliarsi turbato da quella specie di incubo. Ma ben presto capisce che cosa lo aveva originato: dalla terrazza della sua casa vede il grande corpo martoriato di un cavallo che agonizza e muore in riva al mare.  Scende sulla riva per accertarsi della situazione, chiama subito i suoi collaboratori che giungono rapidamente: basta però qualche minuto di distrazione e il cavallo è sparito.
La storica amica di Salvo, la bella Ingrid, ha a sua volta un’amica, Rachele, ancora più bella e affascinante di lei, che aveva portato proprio a Vigàta il proprio amato cavallo per partecipare a una corsa di beneficenza che si sarebbe tenuta dopo pochi giorni non molto lontano . Ma, dice Rachele, il cavallo è scomparso. A questo punto la storia inizia  a diventare più complessa sia perché si inseriscono altre vicende correlate, sia perché il nostro commissario vive una specie di crisi esistenziale ed etica provocata dal rapporto inconsueto (almeno per lui) con Rachele, un esempio di carattere femminile, davvero lontano dalla mentalità di Montalbano.


Alla fine tutto si ricomporrà, anzi ci sarà un processo di semplificazione che elimina via via congetture e sospetti: la verità è semplice, spesso è anche facile da raggiungere se la mente non fosse talvolta un poco annebbiata.
Basta un gesto però, un oggetto che improvvisamente  “parla” e tutto si illumina.
Montalbano si muove con grande autonomia nelle sue indagini, talvolta dice talaltra tace ai suoi superiori alcuni indizi o alcuni fatti. Fa scelte sottoposte solo alla sua coscienza, così anche quando giudica opportuno non incriminare un suo uomo che ha ucciso un criminale per altro per legittima difesa e addossare a un mafioso un ulteriore delitto. intanto uno più uno meno che differenza fa!

La visione del mondo di Camilleri sembra infatti non sopportare troppe regole e troppi lacci, la coscienza individuale ha regole talvolta altrettanto severe e forse più compatibili con la solidarietà e l’umanità. È indubbio che ogni libro di questo autore lanci messaggi positivi al lettore, e questo è un suo grande merito, letterario ed etico che gli va sempre riconosciuto.

Le prime pagine


Raprì l'occhi e di subito li richiuì.
Da tempo gli accapitava 'sta specie di rifiuto dell’arrisbiglio, che non era per prolungare qualichi sogno piacevole che oramà gli capitava di fari sempri cchiù raramenti, no, era pura e semprici gana di restare ancora tanticchia dintra al pozzo scuro, profunno e càvudo del sonno, ammucciato propio in funno in funno, indove sarebbi stato impossibile che qualichiduno l'attrovasse.
Ma sapiva d'essiri irrimediabilmente vigliante. Allura, sempre con l'occhi 'nserrati, si misi ad ascutari il rumore del mare.
Quella matina era una rumorata leggia leggia, squasi un fruscio di foglie, che s'arripitiva sempri uguali, signo che la risacca nel so avanti e narrè mantiniva un respiro tranquillo. Epperciò la jornata doviva essiri bona, senza vento.
Raprì l'occhi, taliò il ralogio. Le sette. Fici per susirisi e in quel momento gli tornò a mente che aviva fatto un sogno del quale arricordava sulo come delle immagini confuse e staccate tra loro. Una magnifica scusa per ritardare tanticchia la susuta. Si stinnicchiò novamenti e richiuì l'occhi, tentando di mettiri in sequenza quei fotogrammi sparpagliati.

La pirsona che gli stava allato in una speci di grannissima spianata erbosa era 'na fìmmina, ora capiva che era Livia ma non era Livia, in quanto aviva la facci di Livia, ma il corpo era troppo grosso, sformato da un paro di natiche tanto enormi che la fìmmina faticava a caminare.
Del resto macari lui si sintiva stanco come doppo 'na longa passiata, per quanto non s'arricordava da quanto tempo erano 'n camino.


Allura le spiò:
«Ci vuole molto?».
«Ti sei già stancato? Nemmeno un bambino si stancherebbe così presto! Siamo quasi arrivati».
La voci non era quella di Livia, era sgraziata e troppo acuta.
Ficiro ancora un centinaro di passi e s'attrovaro davanti a un cancello di ferro battuto, aperto. Oltre il cancello continuava lo spiazzo erboso.
Che ci stava a fari quel cancello se a perdita d'occhio non si vidiva né una strata né 'na casa ? Lo voliva spiare alla fìmmina, ma non lo fici per non risintiri la so voci.
L'assurdità di passari attraverso a un cancello che non sirviva a nenti e non portava a nisciun posto gli parse talmente riddicela che fici un passo di lato per aggirarlo.
«No!» gridò la fìmmina. «Che fai? Non è permesso! I signori si possono irritare!».
La voci fu accussì acuta che a momenti gli spirtusava i timpani. Ma di quali signori parlava? Comunque obbedì.
Appena passato il cancello, il paesaggio cangiò, addivintanno un campo di corse, un ippodromo con la pista. Ma non c'era manco uno spettatore, le tribune erano vacanti.
Allura s'addunò che aviva gli stivali con gli speroni al posto delle scarpe e che era vistuto priciso 'ntifico come un fantino. Sutta il vrazzo aviva macari un frustino. Matre santa, che volivano da lui ? Mai, in vita so, era acchianato supra a un cavaddro! O forse sì, quanno aviva deci anni e so zio l'aviva portato in una campagna indove...
«Montami» disse la voci sgraziata.
Si voltò a taliare la fìmmina.
Non era cchiù fìmmina, ma squasi un cavaddro. Si era mittuta a quattro zampe, ma gli zoccoli alle mano e ai pedi erano chiaramente finti, fatti d'osso, tant'è vero che li tiniva 'nfilati ai pedi come se erano pan¬tofole.
Aviva sella e briglie.
«Montami, dai» arripitì.
Lui montò e quella partì al galoppo che parse un furgarone. Putupum, putupum putupum...
« Ferma ! Ferma ! ».
Ma quella si misi a curriri cchiù forte. A un certo mo¬mento s'attrovò caduto 'n terra, col pedi mancino 'mpigliato nella staffa e la cavaddra che nitriva, no, arridiva arridiva arridiva... Po' la cavaddra-fìmmina di colpo sgonocchiò supra le zampe anteriori con un ni¬trito e lui 'mprovisamente libero, sinni scappò.


© 2007, Sellerio editore


L'autore



20 giugno 2007 Di Grazia Casagrande


Condividi su:


Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.

Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb

Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
I siti del network: