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RECENSIONE

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Titolo Nido vuoto
Autore Giménez Bartlett Alicia
Dati 398 p., brossura
Prezzo € 13,00
Prezzo IBS € 13,00
Editore Sellerio Editore Palermo
Collana La memoria
EAN 9788838922046
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Alicia Giménez-Bartlett

Nido vuoto


“E’ attaccabrighe, ribelle, anarchica, testarda e, se mi perdonate l’espressione, una gran rompiballe [...] Eppure tutti noi la apprezziamo. Dirò di più, siamo tutti un po’ innamorati di Petra, e la ragione di questo nostro amore è che rappresenta l’essenza di quel che una donna deve essere”

Con Riti di morte  nel 1996, in Spagna, Alicia Giménez-Bartlett dà vita alla serie di gialli che vede protagonista Petra Delicado e il suo vice Fermín Garzón. Petra è una donna sui quarant’anni, ha appena cambiato casa, è reduce dalla seconda separazione e lavora al centro di documentazione del commissariato, ma per carenza di personale viene incaricata di seguire un caso di stupro. Come vice le viene assegnato Fermín Garzón: il viceispettore proviene alla Spagna più interna e più pigra, Salamanca, è lento, grasso, leale, carico di esperienza e di pregiudizi, ma ricco di uno spirito sorprendentemente rapido nel superarli. Petra è una donna estremamente dura, ribelle, battagliera, che sa differenziarsi per complessità e per grinta da tutti gli altri suoi colleghi commissari. Garzón, invece, è un personaggio amabile, divertente, una persona vera, umana, che fa da esatta contromisura alla figura difficile e molto più tormentata di Petra: è la sorta di metà ideale che la completa e la rende credibile agli occhi del lettore.

Nido vuoto è la nuova avventura della serie: mentre Petra è intenta a fare spese in un centro commerciale, una delle situazioni che odia di più, si distrae un momento e si fa rubare la pistola. Situazione imbarazzante, tanto più che il furto avviene nella toilette di un locale pubblico e la colpevole è una bambina di appena una decina d’anni. Insieme al fido vice Fermín, l’ispettrice si mette sulle tracce della piccola ladra. Da questo momento in poi, gli eventi la fanno precipitare rapidamente in un mondo da incubo, quello dell'abuso sui minori: bambini di strada, sfruttati, costretti a rubare ed elemosinare, figli di immigrati, abusati o venduti sul mercato della pornografia. Per la prima volta il forte carattere di Petra, a contatto con l'essenza stessa del male, vacilla; l’ispettrice sfiora la depressione e neanche la solitudine che ama tanto riesce a darle conforto. Provvidenziale, un uomo rassicurante entra nella sua vita: una ventata di normalità che ha il potere di restituirle l’equilibrio, proprio mentre le indagini la trascinano verso il fondo più oscuro delle pulsioni umane.

Trama gialla, critica feroce (anche se sempre temperata dall’ironia) alle aberrazioni della società contemporanea, al conformismo e alle ipocrisie: questi gli ingredienti che hanno fatto della Giménez-Bartlett una delle scrittrici contemporanee più amate dai lettori e dalla critica. Humour, disincanto, autoironia, personaggi non scontati e ritmo serrato; il movimento realistico e scabro dell’indagine poliziesca; i duetti strepitosi fra Petra e il suo fido Garzón e la straordinaria capacità della scrittrice di disegnare con maestria una immensa galleria di personaggi che popolano il mondo del crimine, in una Barcellona sotterranea, violenta e misteriosa.

Titolo originale: Nido vacío
Traduzione di Maria Nicola 

Ascolta la lettura delle prime pagine su RadioAlt  


Le prime pagine

Un centro commerciale non è certo il sogno della mia vita per trascorrere un sabato pomeriggio. Ma chi può permettersi di pensare ai sogni quando le necessità, come sempre, s'impongono? Decisi di farmi forza. Sarei uscita due ore prima dal lavoro per dedicarmi agli acquisti. Stesi una lista di tutto quanto mi occorreva e finii per stupirmene io stessa: calzettoni da ginnastica, dischetti per il computer, lampadine, riso integrale, l'ultimo libro di Philip Roth e... stracci per la polvere. Neanche volendolo sarei riuscita a mettere insieme un campionario più eterogeneo. Evidentemente sono una donna dalle esigenze molteplici. Proprio questo mi costringe a recarmi di tanto in tanto in un centro commerciale, il solo luogo al mondo dove tutto coesiste con tutto in insensata contiguità.
Ne scelsi uno non troppo lontano da casa. Mi armai di coraggio, oltre che di carta di credito, e mi avviai verso il tempio del consumo, giurando a me stessa di non perdere la pazienza come di solito mi capita in simili occasioni. Purtroppo i buoni propositi, fondati su un'autoconsapevolezza sempre incerta, hanno poche possibilità di successo. E dire che ce la misi tutta. Parcheggiai in uno degli immensi e sotterranei multipiano disposti allo scopo e cercai con gli occhi un contrassegno, sotto forma di lettera, numero o colore, che mi aiutasse a ritrovare l'auto al mio ritorno. Niente da fare, né numeri, né lettere, né colori, nessuno di questi semplici segnali era in vista. Ci misi un po' a capire che qualche decerebrato aveva avuto la brillante idea di sostituire i codici consueti con figure di animali. Ma certo! Alla mia area di parcheggio corrispondeva un leon-cino disneyano con sorrisetto ammiccante. Più in là, scorsi un vezzoso ippopotamo, mentre a pochi metri si estendeva la zona dei canguri. Mio Dio! L'infantilizzazione della nostra società è inarrestabile. Diventa sempre più difficile vivere da adulti, circondati come siamo da cartoni animati. Eppure mi imposi di mantenere la calma. Fare shopping è ritenuta un'attività piacevole, addirittura ludica, per quale motivo avrei dovuto viverla diversamente ? Infilai le scale mobili e salii verso i piani di vendita.
A quell'ora le gallerie di negozi non erano affollate. Adottai un ottimistico sorriso intcriore e presi a passeggiare lentamente. Non tardai a rendermi conto che gli scarsi clienti del primo pomeriggio erano per lo più ragazzi, riuniti in piccole bande. Non che una simile scoperta richiedesse grande perspicacia: i ragazzi facevano di tutto per non passare inosservati. Gridavano parolacce, camminavano bevendo bibite in lattina e, quel che è peggio, si presentavano in modo spaventoso. I maschi, con la testa rapata (alcuni alla mohicana), calzavano enormi scarpe da ginnastica e avevano le orecchie e la faccia perforate da numerosi piercing; le ragazze, con i capelli tinti di colori impossibili, portavano magliette di cinque taglie troppo piccole e pantaloni cascanti sotto l'ombelico. Sono orribili, pensai, fanno di tutto per cancellare la naturale bellezza della gioventù. A pensarci bene, diceva la stessa cosa mia madre, negli anni della mia adolescenza, ogni volta che mi vedeva uscire con un vecchio cappotto «da poeta maledetto», così lei lo definiva. Eppure era un cappotto niente male, solo un po' logoro. Povera mamma, pensai, se vedesse questi «giovinastri» (espressione sua anche questa) abbandonarsi a comportamenti francamente inadatti alla loro età... Ma forse ero io ad avere idee inadatte alla mia età. Dovevo proprio giudicare il mondo come una zitella inacidita ? Potevo ancora aspettare qualche anno prima di diventarlo veramente. E così feci un altro eroico sforzo per scacciare il malumore. Decisi di concedermi un caffè prima dello shopping. A pochi metri, un minuscolo bar aveva sparso i tavolini nella galleria come in una piazzetta all'aperto. Guardai con scetticismo le aiuole di plastica, la fontanella, perfino un paio di lampioni che non gettavano luce. Tutto fasullo. Ma il problema era mio, ero io che non mi adattavo ai tempi. Eppure, cosa potevo farci? Nessuno sarebbe riuscito a togliermi dalla testa che dipingere ani-maletti in un parcheggio è un'idiozia, che i ragazzi di oggi sono maleducati e malvestiti, e che decorare i negozi con fiori finti è una caduta di gusto imperdonabile. Per non parlare dei centri commerciali per loro stessa definizione. Non conosco luoghi più inospitali, volgari e nauseabondi sull'intero pianeta. Questa era la mia opinione, e sarei stata disposta a sostenerla anche di fronte a un tribunale popolare.

© 2007, Sellerio Editore


Alicia Giménez-Bartlett – Nido vuoto
398 pag., 13,00 € - Edizioni Sellerio di Giorgianni 2007 (La Memoria)
ISBN 978 88 389 2204 6


L’autrice





09 maggio 2007 Di Sara Marchesi


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