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RECENSIONE

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Titolo Alle fonti del Nilo
Autore Smith Wilbur
Dati 631 p., rilegato, 5 ed.
Prezzo € 19,60
Prezzo IBS € 19,60
Editore Longanesi
Collana La Gaja scienza
EAN 9788830420960
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Wilbur Smith

Alle fonti del Nilo



"Taita camminava lungo la riva del mare, su una spiaggia luminosa come un campo di neve contro cui si frangevano onde scintillanti. Brezze profumate di gelsomino e lillà gli sfioravano il volto e gli scompigliavano la barba. Si fermò sul bordo dell'acqua dove le piccole onde gli lambivano i piedi. Guardò il mare e vide il vuoto tenebroso oltre di esso. Sapeva di trovarsi all'estremità della terra, e di guardare il caos dell'eternità. Stando nella luce del sole fissava la tenebra, dove le stelle fluttuavano come nuvole di lucciole."

17.000.000 di copie vendute complessivamente in Italia e 110 milioni di copie nel mondo fanno di Wilbur Smith uno degli scrittori più amati degli ultimi decenni.
Scrittore africano - malgrado l'aspetto - anzi, profondamente africano, anche se da quel lato dell'Africa bianca che ha potuto vivere agiatamente e godersi davvero il meglio di un continente straordinario, Smith ha scritto molto sulla sua terra. I suoi occhi hanno osservato quel paesaggio, la sua curiosità l'ha portato a fare approfondite ricerche storiche e la sua voglia di raccontare, infine, ha generato i romanzi che conosciamo.


Interessante un breve excursus storico sugli esordi, quando era solamente "un annoiato bancario". 
La Library of Congress (referente per eccellenza) cataloga come primo romanzo pubblicato dello scrittore sudafricano When the lion feeds; a noveledito nel 1964 da Viking Press di New York, seguito da The train from Katanga, ancora Viking Press nel 1965 e da una serie di titoli che tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta consolidano la sua presenza nelle librerie dei paesi anglosassoni.
Ma nel frattempo in Italia? 
Per scoprirlo consultiamo il catalogo dell'ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane) dove troviamo con una certa sorpresa una pubblicazione di Wilbur Smith, che abitualmente consideriamo un autore "sbarcato" nel nostro Paese negli anni Ottanta, già nel 1965: L'ombra del sole pubblicato nella traduzione di Carlo Brera da Longanesi, editore da cui tornerà poi definitivamente. È dell'anno successivo Ci rivedremo all'inferno (Shout at the devil), pubblicato da Garzanti nello stesso momento in cui usciva per la prima volta a Londra.
Nel 1971 e nel 1972 i lettori italiani potevano trovare I cacciatori di diamanti edito insieme ad altri testi prima da Mondadori (nella collana Selezione del libro con la traduzione di Hilia Brinis e le illustrazioni di Cecil Viewege) poi da Selezione del Reader's Digest che nel 1975 propose in un'altra raccolta  L'uccello del sole e in quel decennio pubblicò i suoi lavori insieme a Garzanti e Mondadori.


Insomma, il successo di Smith non è frutto di un'esplosione improvvisa d'attenzione ma un lungo lavoro di un autore che negli anni ha saputo attirare e fidelizzare (la parola è brutta ma rende l'idea) il suo pubblico. 
Secondo i dati resi noti dalla Longanesi, dal 1987 al 1991 le vendite di Smith in Italia si assestavano intorno a 6 milioni di copie e l'escalation si è avuta a partire dal 1992 con Sulla rotta degli squali, Vena d'odio, La montagna dei diamanti, Cacciatori di diamanti e Il canto dell'elefante
L'esordio della saga "egizia" cui appartiene anche Alle fonti del Nilo, è del 1993, uno degli anni di massimo successo dell'autore in Italia, con Il dio del fiume, successo replicato poi costantemente negli anni successivi e con gli altri titoli di questo filone, Il settimo papiro e I figli del Nilo.


Perché il filone egizio dopo tanta avventura "coloniale", di pirati e di mare e di famiglie inglesi afrikaner? Perché spostarsi così a Nord rispetto alla sua nativa Zambia o al Sudafrica? "Mi sono spostato anche molto nel tempo - aveva risposto a Natalia Aspesi in un'intervista realizzata per l'uscita del precedente I figli del Nilo - verso un periodo non sufficientemente documentato, per non sentirmi troppo legato alla storia. A me piace fantasticare in libertà, ma detesto andare contro la verità storica. Conosco abbastanza per averci viaggiato molto sia l'Egitto che tutta la parte nordorientale dell'Africa. Mi ha sempre affascinato perché lì sono nati l'uomo eretto, la civiltà, le religioni monoteiste... Quando ero piccolo mia madre mi leggeva la storia di Tutankamon e delle sue maledizioni e da allora ho sempre avuto molto interesse per i riti magici, le stregonierie, le antiche religioni".

Una passione che palesemente si ripresenta in questo romanzo, forse il più "magico" tra quelli scritti da Wilbur Smith. È infatti proprio il mago Taita dalla barba d'argento (che già avevamo precedentemente incontrato) a dover risolvere un problema davvero devastante per l'Egitto: la progressiva scomparsa del Nilo. Solo Taita, depositario di segreti misterici, dotato del "terzo occhio" e conoscitore di riti particolari appresi in Asia, potrà forse capire, risalendo il fiume sino alle sue fonti in una spedizione piena di insidie e avventure, come affrontare e sconfiggere questa terribile minaccia.

Titolo originale: The Quest
Traduzione di Giampiero Hirzer


Leggi l'intervista all'autore

Wilbur Smith sarà a Torino, in occasione della Fiera del Libro, per presentare questo nuovo romanzo:


sabato 12 maggio - Lingotto Fiere, via Nizza n.294
ore 17,00 Sala Gialla presenterà Alle fonti del Nilo
ore 18,30 stand IBS.it Padiglione 2 K 129 - J 130, incontrerà i lettori e firmerà le copie del romanzo
domenica 13 maggio
sarà al Museo Egizio, via Accademia delle Scienze n.6, alle ore 18,30



Le prime pagine


Due figure solitarie scendevano dalle alte montagne. Indossavano pellicce logore per il viaggio ed elmi di cuoio con i parao-recchi legati sotto il mento per proteggersi dal freddo. Avevano la barba incolta, e il volto segnato dalla fatica. Trasportavano sulle spalle tutti i loro sparuti averi. C'era voluto un viaggio difficile e scoraggiante per raggiungere quel luogo. Anche se stava davanti, Meren non aveva idea di dove si trovassero, e neppure era certo del perché si fossero spinti così lontano. Solo il vecchio che lo seguiva a poca distanza lo sapeva, e non aveva ancora deciso di spiegarglielo.
    Dopo avere lasciato l'Egitto avevano attraversato mari, laghi, e molti fiumi dal corso possente; avevano superato foreste e immense pianure. C'erano stati incontri con animali strani e pericolosi e con ancor più strani e pericolosi uomini. Poi si erano addentrati fra le montagne, un mirabile caos di vette innevate e gole spalancate, dove l'aria rarefatta rendeva difficile ogni respiro. Nel freddo i loro cavalli erano morti e Meren aveva perduto la punta di un dito, diventato nero come se fosse bruciato e marcito nell'asprezza del gelo. Fortunatamente non era il dito della mano con cui brandiva la spada, e neppure uno di quelli che scoccavano le frecce dal suo grande arco.
    Meren si arrestò sul ciglio dell'ultimo strapiombo. Arrivò anche il vecchio, dietro di lui. La sua pelliccia era fatta con il mantello di una tigre delle nevi che Meren aveva ucciso con una sola freccia mentre stava balzando su di lui. Fianco a fianco, guardavano in basso, una terra straniera di fiumi e fitte giungle verdeggianti.
    «Cinque anni», disse Meren. «Cinque anni abbiamo trascorso in cammino. Questa è la fine del viaggio, mago?»
    «Ah, mio buon Meren... davvero è stato tanto lungo?» chiese Taita, con gli occhi che scintillavano sotto le sopracciglia bianche di brina, come se volesse canzonarlo.
    In risposta Meren si tolse dalla schiena il fodero della spada per mostrare le linee delle tacche incise nel cuoio. «Ho segnato ogni giorno, nel caso desideri contarle», gli assicurò. Seguiva e proteggeva Taita da più di metà della propria vita, ma ogni volta dubitava se l'altro fosse serio o si facesse solo beffe di lui. «Però non hai risposto alla mia domanda, venerabile mago. Siamo giunti alla fine del nostro viaggio?»
    Taita scosse il capo. «No. Non è finito. Ma rincuorati, perché almeno abbiamo iniziato bene.» Poi si mise alla guida avviandosi lungo uno stretto cornicione che portava in basso rasente la parete rocciosa.
    Meren lo seguì con lo sguardo per qualche istante, dopo di che i suoi lineamenti belli e decisi si incresparono in un sorriso di mesta rassegnazione. «Quel vecchio demonio non si fermerà mai?» chiese rivolto alle montagne, mentre si assicurava nuovamente il fodero alla schiena e gli andava dietro.
    Ai piedi della rupe girarono attorno a uno sperone di quarzo bianco, quando una voce pigolò dal cielo: «Benvenuti, viandanti! È gran tempo che aspetto il vostro arrivo».
    Si arrestarono sorpresi, alzando gli occhi verso il cornicione di roccia. Lì era seduto un bambino che non dimostrava più di undici anni. Era strano che non lo avessero notato prima, perché si trovava in piena vista: la luce del sole, alta e intensa, lo faceva spiccare riflettendosi sul quarzo scintillante che lo circondava come i raggi di un'aureola, ferendo gli occhi.
    «Sono stato inviato a guidarvi al tempio di Sarasvati, la dea della saggezza e della rigenerazione», continuò il bambino con voce melliflua.
    «Ma tu parli la lingua egizia!» sbottò Meren con stupore.
    Il bambino rispose a quella futile osservazione con un sorriso. Aveva il viso scuro come una scimmia birichina, ma il sorriso era così affascinante che Meren non potè fare altro che ricambiarlo.
    «II mio nome è Ganga. Sono il messaggero. Venite! C'è ancora un po' di strada da percorrere.» Si alzò in piedi, e la folta treccia di capelli neri gli dondolò su una spalla nuda. Nonostante il freddo indossava solo un perizoma. Il torso liscio e nudo era di un marrone scuro, e sulla schiena aveva una gobba simile a quella di un dromedario, grottesca e sconvolgente. Vide le loro espressioni e sorrise di nuovo. «Vi ci abituerete, come ho fatto io», disse. Scese con un balzo dal cornicione e si avvicinò a Taita prendendolo per mano. «Da questa parte.»

© 2007, Longanesi & C.

Wilbur Smith  - Alle fonti del Nilo
500 pag., 19,60 € - Edizioni Longanesi 2007 (La Gaja Scienza)
ISBN 978-88-304-2096-0

Guarda il trailer del libro su IBS.it


Foto Effigie

L'autore


Wilbur Smith è nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (l’attuale Zambia), ma è cresciuto e ha studiato in Sudafrica. Si è dedicato a tempo pieno alla narrativa dal 1964 e da allora ha pubblicato trenta romanzi, che gli hanno valso la definizione di «maestro dell’avventura». È uno dei massimi autori di bestseller: oltre 110 milioni di copie dei suoi libri sono state vendute nel mondo (più di 17 milioni solo in Italia).

Nelle pagine di Wuz potete trovare tre interviste all'autore:
Un bestseller ogni due anni, del 1997
un'intervista in occasione dell'uscita di Figli del Nilo, nel 2001
Ma perché non l'hanno invitato come ospite al Festival di Sanremo? datata 2005, in concomitanza con l'uscita di Il trionfo del sole. e firmata dalla scrittrice Daniela Pizzagalli che presto lo incontrerà di nuovo per noi.

Wilbur Smith, la bibliografia di Wuz



03 maggio 2007 Di Giulia Mozzato


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