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HOME | mercoledì 23 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Bisogno di libertà |
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| Autore |
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Larsson Björn |
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| Dati |
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240 p. |
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| Prezzo |
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€ 14,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 11,60 |
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| Editore |
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Iperborea |
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| EAN |
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9788870911527 |
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Björn Larsson
Bisogno di libertà “Non si nasce liberi, lo si diventa, e non basta né desiderarlo, né sognarlo, né avere la sensazione di esserlo per diventarlo realmente: essere liberi è una conquista continua, e precaria, che dura tutta una vita."
Perennemente in viaggio attraverso i tempestosi mari del Nord, Björn Larsson, autore di culto di fama internazionale, torna in libreria con un nuovo libro e, questa volta, abbandona la forma romanzesca per raccontare di sé. Al giro di boa dei cinquant’anni, Larsson decide di esplorare se stesso in un’autobiografia lucida e completamente antiretorica che ha voluto intitolare Bisogno di libertà. Quella libertà che lui, abituato ad essere sempre in viaggio, cambiando amicizie e paesaggi, mutando stile di vita prima che potesse subentrare l’abitudine, ha sempre rincorso. Quel filo rosso che ripercorre tutte le stagioni della sua vita, quella sensazione di poter modificare la propria esistenza giorno dopo giorno: tutto questo è nel nuovo libro in cui Larsson, semplicemente, si racconta, senza voler essere un modello per nessuno. Un libro che parla di mare, di libertà, soprattutto, e di amore, degli straordinari legami che l’autore ha vissuto nel corso della sua esistenza. Potrebbe sembrare una contraddizione: un uomo all’assoluta ricerca della libertà che, però, da dieci anni a questa parte, vive in un piccolo villaggio di pescatori, in Danimarca, ha una compagna, una figlia di dodici anni e un posto come insegnante all’università di Lund; l’autore svedese, invece, spiega molto semplicemente che, dopo quarant’anni trascorsi senza fissa dimora, ha deciso di gestire le limitazioni che possono dare una casa e una storia d’amore in modo positivo. L’amore, spiega Larsson, è un legame rivoluzionario, il più rivoluzionario in assoluto e il più contraddittorio; nell’amore c’è un’apertura straordinaria verso il mondo, dovuta alla sua stessa imprevedibilità, che costituisce una minaccia per l’ordine sociale e il paradosso sta proprio in questo: l’amore rende gli amanti meno liberi, perché presto si trasforma in bisogno di possesso, in gelosia, ma, allo stesso tempo, emana una forza liberatrice tale da spezzare i codici e le regole della morale.
Anche questo suo ultimo libro è un invito netto a non rifletterci più di tanto, a mollare gli ormeggi e prendere il largo. Un invito fatto con realismo perché bisogna sapere bene come attrezzarsi per partire. Ma, una volta prese tutte le precauzioni del caso, va scelta la libertà del navigare senza remore. "Ammetto di non avere radici, ma lo considero una risorsa. La mia unica patria è il movimento", scrive Larsson e precisa: "la libertà è una barca già pagata e abbastanza soldi per poter vivere un paio d'anni senza altri piani che quelli che si possono cambiare senza preavviso; una barca che permetta di partire, senza che ci siano persone ad aspettarti dall’altra parte, né persone che si addolorino della partenza".
Björn Larsson è un uomo affascinante che sa raccontare storie affascinanti. Bisogno di libertà è un lungo viaggio alla scoperta di un autore che ha fatto del mare la sua vita e dell’essere un viaggiatore la sua filosofia: la navigazione come modo di vivere, per incontrare gente del posto. Questa è la vera libertà, il vero viaggio: se non ci sono questi incontri, viene a mancare l’interesse. Il viaggio è andare da qualche parte e rientrare diversi, ma questo è possibile solo se si incontrano altre persone. Così come la scrittura, un viaggio è un’avventura: la scrittura per lo scrittore e la lettura per il lettore devono essere un’avventura, devono lasciare delle tracce; dopo la scrittura e dopo la lettura non si deve essere la stessa persona che si era prima
.
“È per questo, in fondo, che continuo il mio cammino fuori dalle vie battute; perché in virtù della libertà che ho conquistato e che mi è stata data, sento il dovere di fare qualcosa per aiutare qualcuno ad essere più libero di quanto non sia. Se quindi ho scritto questo mio Bisogno di libertà, offrendo parte della mia vita a esempio, è per questo e per nient’altro…” Titolo originale: Besoin de Liberté Traduzione di Daniela Crocco Postfazione di Paolo Lodigiani
VITA E MORTE Nella notte tra il 27 e il 28 agosto 1961 fui svegliato da un grido di disperazione. Avevo sette anni e mezzo e dormivo con mia sorella, più piccola di me di tre anni. Subito dopo quel grido spaventoso, mia madre è entrata in camera nostra. Ci ha detto che nostro padre era sicuramente morto e che bisognava accettare l'idea di non rivederlo mai più. Era annegato, con altri cinque adulti e due ragazzi, in un naufragio. Ha aggiunto che potevamo piangere. Cosa significassero esattamente quelle parole, "potete piangere", non lo saprò mai. Mia madre le ha sicuramente dimenticate e io non ricordo bene il resto di quella notte. Quel che però ricordo con abbacinante chiarezza, come fosse ieri, è che cercavo di piangere senza riuscirci. E con altrettanta chiarezza ricordo quel che pensavo: che dovevo piangere, era quello che ci si aspettava da me. Dovevo piangere perché dovevo essere triste. E mi sentivo in colpa perché non ero veramente triste. Non per cattiva volontà. Mi si creda sulla parola: ci ho provato, veramente, intensamente provato. Niente da fare. Più cercavo in me qualche motivo che avrebbe potuto - e dovuto - alimentare le mie lacrime, più capivo che non ero triste di sapere che mio padre era morto. Ero, e peso bene le mie parole, come le ho pesate tutta la vita, piuttosto sollevato. E questo mi rendeva, lo capivo bene, diverso. Sapevo perfettamente che non era né naturale né normale che non piangessi. Mia sorella, benché fosse più piccola di me e non capisse bene quel che ci succedeva intorno, con tutta la famiglia di mio padre riunita in salotto disperata, giustamente piangeva. Io, niente. Mi sforzavo di essere triste. E se ero triste, perché poi lo ero, era perché mi rendevo conto che non riuscivo a esserlo come avrei dovuto. Eh sì. Non che fossi insensibile. Al contrario, ero in preda a sentimenti contraddittori che non riuscivo a districare. Ne mancava però uno fondamentale: il dolore e la disperazione di sapere che mio padre non c'era più. Non ricordo bene il mattino dopo. Avevamo dormito? In ogni caso, andare a scuola era fuori questione. La morte di cinque adulti, tra cui vari padri di famiglia, e due ragazzi era, per una cittadina di tremila abitanti in cui tutti più o meno si conoscevano, una catastrofe, finita del resto in prima pagina anche sui quotidiani nazionali. Ho il vago ricordo di una specie di vuoto, come se il tempo si fosse fermato. Sapevo che stavano scandagliando il lago per trovare i corpi che non erano ancora riaffiorati, tra cui quello di mio padre. Solo, e senza dire niente a mia madre, mi sono avventurato sulla riva del lago da dove partivano le piccole imbarcazioni guidate da gente locale. Non so perché volessi a tutti i costi vedere con i miei occhi. Lì ho incontrato Ville, un caro amico di mio padre, che aveva l'aria distrutta. Mi ha consolato con estrema gentilezza e mi ha riportato a casa. Pensava che fossi andato sul posto per una disperata speranza. Non più degli altri, neppure lui aveva capito chi ero e che cosa mi succedeva, o meglio non mi succedeva, dentro. Mi sono chiesto tante volte perché non riuscivo a piangere mio padre, perché ero sollevato dalla sua morte. Mia zia, sorella di papa - quella che mi aveva svegliato col suo grido di assoluta disperazione - gli voleva un gran bene. Ed è una persona fondamentalmente buona e che stimo molto. Non doveva quindi essere così cattivo da non meritare di essere pianto, soprattutto da suo figlio. Certo i padri di quei tempi non erano molto presenti nella vita dei figli, né fisica-mente vicini. Le carezze paterne erano rare. Ma non è una ragione sufficiente. Tutti i bambini erano nella stessa situazione. C'era dell'altro. La Svezia, come la Russia, la Finlandia, la Norvegia, la Scozia e qualche altra nazione, appartenevano - e più o meno appartengono - a quei paesi in cui l'alcol scorre a fiumi. Da noi, a quei tempi, bere non era bere, era sbronzarsi una volta alla settimana, spesso con conseguenze disa-strose, perché l'acquavite, a differenza, in realtà relativa, del vino e della birra, non perdona. Avevo dunque assistito a scenate familiari, a litigi, a volte per via del-l'alcol già bevuto, altre per l'alcol che mia madre voleva impedire a mio padre di bere. Se ricordo bene, erano litigi violenti, anche se senza violenza fisica e sicuramente non così frequenti. Ma ogni volta che scoppiava una lite, io uscivo, andavo per i campi o in riva al lago, aspettando, sperando, che finisse. E anche in questo ho il vago ricordo di essermi sentito in colpa. Avevo la confusa sensazione che avrei dovuto restare, intervenire, prendere le parti, di mia madre ovviamente, che aveva perfettamente ragione di opporsi al bisogno di alcol di mio padre, tanto più che non avevamo molti soldi. Ed è questo, credo, la mancanza di soldi che è stata l'origine, se non addirittura la causa, dell'irrimediabile frattura che si è creata tra me e mio padre da quando avevo cinque anni. Anche questo lo ricordo con una precisione spaventosa. © 2007, Iperborea Björn Larsson - Bisogno di libertà 216 pag., 14 € - Edizioni Iperborea 2007 ISBN 9788870911527
| 27 aprile 2007 | | Di Sara Marchesi |
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