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RECENSIONE

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Titolo Incontro d'estate
Autore Capote Truman
Dati 132 p., brossura
Prezzo € 13,50
Prezzo IBS € 10,80
Editore Garzanti Libri
Collana Nuova biblioteca Garzanti
EAN 9788811685722
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Truman Capote

Incontro d'estate



“Andò avanti e indietro nella stanza in punta di piedi, in un’altalena di rabbia e autocommiserazione. C’era un limite alle accuse che si potevano avanzare contro di lei: qualcuna l’aveva in serbo anche per lui.”


Una ragazza di buona famiglia, Grady McNeil, poco più che adolescente, e una lunga vacanza in Europa dei genitori che la lasciano sola a New York per una intera estate.
Un giovane uomo ebreo, Clyde Manzer, che lavora come posteggiatore ed è reduce dalla guerra. La sua famiglia, né ricca né raffinata contrariamente a quella di Glady, ha anche vissuto l’esperienza di una tragedia quando una delle sorelle, Anne, già piena di problemi fisici e mentali, è morta cadendo dalle scale.
Questi i protagonisti del romanzo di Truman Capote, Incontro d’estate, rimasto inedito fino al 2004 quando è riemerso dalle carte abbandonate dello scrittore di cui forse, come ci viene detto nella nota conclusiva, non avrebbe mai permesso la pubblicazione.


Grady e Clyde avevano già una relazione prima della partenza dei coniugi McNeil, ma è la totale libertà di quei mesi estivi che trasforma quella che, almeno per Clyde, poteva essere una avventura insignificante, in un rapporto intenso e profondo.
Il ragazzo, all'inizio, non aveva intenzione di dare troppo peso a quell’affetto inaspettato, su cui si era gettato quasi per cercare distrazione dal recente lutto per la sorella a cui, forse unico della famiglia, aveva voluto molto bene. Ben presto però Clyde rimane come “paralizzato dalla profondità dei sentimenti di lei e dalla superficialità dei propri”: si trova in una situazione ambigua, incerto su come concepire la relazione e soprattutto su come giudicare quella ragazza tanto ricca e nota in città e dall'apparenza così frivola.
Lei invece è sicura dell’amore del ragazzo e non si rende conto delle sue difficoltà a instaurare un rapporto autentico e profondo: troppe le differenze, di classe, di maturità, di vita trascorsa. Ma le cose cambiano presto: i due intendono rendere più forte e solido il legame, si sposano (per quel che può valere dato che la ragazza è minorenne) ed è Grady a dover dare prova di non tenere in considerazione i suoi privilegi, è lei a dover rinunciare (almeno nella mente di Clyde) alla bella casa, agli agi. Ma tutto si fa più difficile quando Grady scopre di essere incinta e cerca il modo, sapendo di medici compiacenti, per abortire.
Quando non si fa trovare, quando è costretta a rendere pubblica la sua storia sentimentale, quando si lascia troppo andare, allora Capote, in un crescendo di infelicità e incoscienza, le fa chiudere il romanzo con una pazzia.


Il caldo soffocante rende tutto più faticoso, pensare, decidere, vivere sembrano imprese troppo impegnative per una ragazzina viziata.
Incontro d’estate precede e annuncia Colazione da Tiffany: c’è la straordinaria leggerezza narrativa del Capote “prima maniera” che ha comunque, fin da quelle lontane esperienze letterarie, compiuto la scelta di presentare i personaggi con il distacco mondano di un osservatore esterno: una lettura molto interessante per conoscere meglio l’evoluzione dello scrittore che condurrà al capolavoro, A sangue freddo e alla sua innovazione narrativa. 

Titolo originale: Summer Crossing
Traduzione di Stefania Cherchi
 



Le prime pagine


«Sei un mistero, cara», disse sua madre, e Grady, guardandola al di là del tavolo attraverso la composizione di rose e felci, sorrise con indulgenza: sì, sono un mistero, e le faceva piacere pensarlo. Ma Apple, otto anni più di lei, sposata e tutt'altro che misteriosa, osservò: «Grady è soltanto una sciocchina; vorrei poterci venire io, con te. Ma te l'immagini, mamma? La settimana prossima a quest'ora starai facendo colazione a Parigi! George ha promesso che un giorno ci andremo anche noi... Eppure, non so...» Fece una pausa e guardò sua sorella. «Grady, perché diavolo vuoi restare a New York in piena estate?» Lei avrebbe voluto che la lasciassero in pace; ancora quella solfa, e poi era comunque troppo tardi, la nave salpava quella mattina stessa: cos'altro avrebbe potuto dire, oltre a ciò che aveva già detto? Al di là di quello c'era solo la verità: e lei non intendeva certo dirla. «Non ho mai passato un'estate in città», disse, evitando di incontrare i loro occhi e guardando fuori dalla finestra: i bagliori del traffico sembravano intensificare la pace del mattino di giugno a Central Park, e il pieno sole di inizio estate, quello che inaridisce la verde crosta della primavera, si tuffava tra i rami degli alberi davanti al Plaza, dove stavano facendo colazione. «Va bene, mi arrendo: sono irragionevole.» Grady sorrise, rendendosi conto che forse quella frase era stata un errore: la sua famiglia era già anche troppo incline a considerarla irragionevole, e molto tempo prima, quando aveva quattordici anni, con un'acuta e terribile intuizione lei aveva compreso di non piacere a sua madre, che pure le voleva bene; dapprima aveva pensato che fosse perché era più diretta, più testarda e meno allegra di Apple, ma poi, quando con grande dolore di sua sorella era risultato evidente a tutti che era lei la più carina, aveva smesso di arrovellarsi su ciò che poteva pensare sua madre: alla fine aveva capito che, per quanto in modo piuttosto inerte, anche a là sua madre non piaceva poi molto, e questo fin da piccola. Nell'atteggiamento reciproco delle due donne, però, non c'era niente di appariscente; anzi, la casa della loro ostilità era modestamente ammobiliata d'affetto, e proprio in quel momento la signora McNeil ne diede una manifestazione prendendo la mano della figlia e dicendo: «Staremo molto in pensiero per te, cara. Non potremmo farne a meno. Non saprei, non saprei proprio. Ho paura che tu non sia al sicuro. Diciassette anni non sono poi molti, e non sei mai stata a casa sola prima d'ora».
Il signor McNeil, che quando parlava lo faceva con il tono di chi fa una puntata a poker, ma che comunque non parlava spesso, in parte perché a sua moglie non piaceva essere interrotta e in parte perché era sempre stanco, spense il sigaro nella tazzina del caffè facendo sussultare Apple e la signora McNeil, e disse: «Che diavolo, io a diciott'anni sono stato in California da solo per tre anni».
«Ma dopotutto, Lamont... tu sei un uomo.»
«E che differenza fa?» grugnì lui. «C'è stato un momento in cui uomini e donne non erano tanti diversi. Lo dici anche tu.»
La signora McNeil si schiarì la gola, come se la con versazione avesse preso una piega sgradevole. «Fatto sta, Lamont, che mi sento molto inquieta a lasciare...»
Grady si sentiva crescere dentro un riso incontrollabile, una gioiosa agitazione che trasformava la bianca estate stesa davanti a lei in qualcosa di simile a una lunga tela srotolata sulla quale avrebbe potuto tracciare i suoi primi tratti di penna, bruschi e puri, in piena libertà. E poi, pur rimanendo impassibile, le veniva da ridere al vedere che gli altri sospettavano così poco, niente addirittura. La luce che palpitava sull'argenteria da tavola sembrava stimolare la sua eccitazione e lanciarle al contempo un segnale d'allarme: sta' attenta, piccola. Ma le diceva anche qualcos'altro: sii orgogliosa, Grady, sei abbastanza alta da sventolare il tuo stendardo lassù nel vento. Cosa ne avrebbe detto la rosa? Da qualche parte aveva letto che le rose parlano, che sono il cuore della saggezza. Guardò ancora fuori dalla finestra: il riso si gonfiava dentro di lei, stava per tracimarle dalle labbra. Che giornata effervescente e schiaffeggiata dal sole si annunciava per Grady McNeil e le rose parlanti!
«Che cosa ci trovi di tanto divertente, Grady?» La voce di Apple non era gradevole: ricordava il balbettìo di un bebé capriccioso. «Mamma ti fa una semplice domanda e tu ridi come se la giudicassi un'idiota.»
«Grady non pensa che io sia un'idiota, certo che no», disse la signora McNeil; ma la debole convinzione del tono di voce tradiva il dubbio, e i suoi occhi, velati dalla ragnatela di tulle che si era abbassata sul viso, apparvero vagamente confusi dalla fitta di dolore che provava sempre davanti a quello che riteneva essere il disprezzo di Grady. Era una fortuna che fra loro non ci fossero che fuggevolissimi contatti: non erano legate da una vera affinità, questo lo sapeva; ma il pensiero
che con quel freddo distacco Grady potesse suggerire di ritenersi superiore a lei le era insopportabile: e in quei momenti le si contraevano le mani. Molti anni prima, quando Grady era ancora un maschiaccio con i capelli corti e le ginocchia sbucciate, non era riuscita a controllarle, le mani; quella volta, che ovviamente era capitata proprio in uno di quei periodi che mettono a dura prova i nervi di una donna, sentendosi provocata dall'irrispettosa freddezza di Grady l'aveva crudelmente schiaffeggiata. Dopo di che, quando provava un impulso del genere, aveva imparato a controllare le mani aggrappandosi a una superficie solida, perché quella volta, la prima in cui avesse perso il controllo di sé, Grady, con quegli occhi verdi sempre pronti a giudicare, che ricordavano due pezzetti di mare, l'aveva squadrata dall'alto in basso, le aveva guardato dentro puntando un riflettore sullo specchio corroso della sua vanità: essendo una donna limitata, era la prima volta che si trovava davanti una volontà più forte della sua. «Certo che no», ripetè, ammiccando con artificiale buonumore.
«Scusami, mamma», disse Grady. «Mi hai fatto una domanda? Pare proprio che io stia diventando sorda.» E non intendeva tanto chiedere scusa quanto fare una confessione.
«Davvero», cinguettò Apple, «si direbbe quasi che tu sia innamorata.»
Sentì come una detonazione al cuore, un senso di pericolo; la posata d'argento che aveva in mano tremò vistosamente e il limone che stava spremendo si immobilizzò a metà strada: Grady controllò subito l'espressione della sorella per vedere se nei suoi occhi ci fosse qualcosa di più della mera stupidità. Poi, soddisfatta dell'esame, finì di spremere il limone nel tè mentre sua madre diceva: «È per via del vestito, cara. Forse sarebbe meglio se te lo facessi fare a Parigi: Dior o Fath, qualcosa del genere. Potrebbe addirittura costare meno. Un verde foglia pallido sarebbe un incanto, con i tuoi colori e i tuoi capelli - anche se devo dire che preferirei che non te li tagliassi sempre così corti: non mi sembra appropriato, non è... non è femminile. È un vero peccato che una debuttante non possa vestirsi di verde. Be', magari qualcosa in seta lavata bianca...»
Grady la interruppe aggrottando la fronte. «Se è del vestito per la festa che stai parlando, non lo voglio. Non voglio nessuna festa, e non intendo andarci: non a quel tipo di festa, comunque. Non voglio farci la figura della stupida.»  


© 2006, Garzanti Libri

Capote Truman - Incontro d'estate
132 pag., 13,50 € - Edizioni Garzanti Libri 2006 (Nuova biblioteca Garzanti)
ISBN 9788811685722



L'autore



31 maggio 2006 Di Grazia Casagrande


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