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RECENSIONE

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Titolo Borat
Titolo originale Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhs
Regia Larry Charles
Principali
interpreti
Sacha Baron Cohen; Ken Davitian; Pamela Anderson
Prezzo € 12,90
Prezzo IBS € 12,90
Produzione 20th Century Fox Home Entertainment, 2010
Numero dischi 1
Durata 82 min.
EAN 8010312071126
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Un film di Sacha Baron Cohen

Borat


Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan

“Un anni fa, Ministero dell’Informazione Kazako mi ha inviato negli US e A per fare reportage che aiutassero Kazakhstan. Noi vogliamo essere come voi. America ha più belle donne in mondo, per esempio Liza Mannelli e Elizabeth Taylor. È anche centro per democrazia e porno. Mi piace! Io così eccitare di fare mio film qui!”.

Per la prima volta Sacha Baron Cohen, star e creatore del Da Ali G Show, trasmesso in Inghilterra da Channel 4 (e in Italia da Canal Jimmy), porta sul grande schermo il personaggio del giornalista kazako Borat Sagdiyev.

Partendo dalla sua terra natale, il Kazakhstan, Borat si reca in America per realizzare un documentario.  Attraversando quel grande Paese (percorso per lo più con un furgoncino dei gelati) incontra persone reali in situazioni assolutamente autentiche, ma con conseguenze del tutto esilaranti.
Il suo comportamento inconsueto per gli americani, provoca delle forti reazioni che mettono in mostra i pregiudizi e le ipocrisie della cultura statunitense.
In alcuni casi, le persone intervistate da Borat approvano le sue dichiarazioni offensive sulle differenze razziali e sessuali, mentre altri cercano di offrire un insegnamento patriottico basato sui valori occidentali.


Davvero esilarante, si ride moltissimo! Ma anche sovversivo e trasgressivo. Diventato un vero fenomeno in Inghilterra grazie al programma televisivo in cui il folle umorismo di Baron Cohen e la tagliente satira sull’antisemitismo, la misoginia e il razzismo si sono incarnati nel comportamento e nelle interviste del protagonista del film.

Cohen ha conquistato con il suo Borat due premi BAFTA diventando così un fenomeno mondiale tanto da essere l’unico ad aver mai presentato due edizioni degli European MTV Awards.
Il suo successo è tale che i dizionari linguistici hanno introdotto un paio di termini tratti dall’uso fantasioso che il personaggio fa della lingua inglese: il termine "mingin" (che vorrebbe dire cattivo) è totalmente inventato ed è stato inserito nell'Oxford English Dictionary. I medici hanno riscontrato un tipo di infortunio, chiamandolo "Sindrome di Booyakasha", del tutto nuovo: molti adolescenti si sono feriti al polso per imitare il segno caratteristico che Ali G fa con le dita. E lo stesso Tony Blair ha chiamato la sua politica "Respect" (dal tormentone di Ali G) per fare presa sui giovani inglesi.


La critica è stata concorde a giudicare Borat uno dei film più divertenti di sempre e questo giudizio è stato confermato dagli utenti di Internet Movie Database, il più importante e completo sito al mondo sul cinema.
La mescolanza di umorismo esplosivo, onestà piuttosto dura e satira rende questo film molto diverso dalle tradizionali commedie hollywoodiane.
Per ottenere questi risultati, il film è stato girato con tecniche piuttosto particolari: molte e diversissime le location, set quasi improvvisato e spesso sospetti da parte delle forze dell’ordine.
A New York ad esempio è stato emesso un mandato di cattura per Baron Cohen e l’attore ha evitato per un soffio il carcere. Meno fortunati Monica Levinston (direttore di produzione e primo aiuto regista) e Dale Stern: sono stati arrestati dal dipartimento di polizia di New York. La produzione infatti aveva preso in prestito da un albergo un telefono, una sveglia e una trapunta da utilizzare come oggetti di scena. Anche se i realizzatori avevano un accordo con la location e una polizza assicurativa di 5 milioni di dollari per coprire gli eventuali oggetti rubati o smarriti, la polizia ha effettuato gli arresti.
Quando i due sono stati interrogati la Levinston ha visto Stern letteralmente inghiottire la lista con i nomi e i numeri di telefono della troupe per proteggerli da una possibile azione legale…
In un’altra occasione 12 auto della polizia hanno circondato il camioncino dei gelati di Borat per riuscire a fermarlo, ma ancora una volta lui è riuscito a sfuggire su un’altra automobile della troupe.
Anche l’FBI si è mobilitata, chiamata da molti abitanti locali che sospettavano che quei strani personaggi fossero dei terroristi.
A Washington i servizi segreti hanno interrogato i realizzatori di fronte alla Casa Bianca, e in Louisiana i poliziotti a cavallo hanno compiuto delle indagini sulla troupe.
Insomma questi innumerevoli casi non hanno fatto crollare Baron Cohen che non ha mai rivelato che si trattava semplicemente di una commedia!
Ma non solo le autorità si sono infuriate: in un  rodeo in Virginia il pubblico si è inferocito quando Borat si è messo a cantare l’inno nazionale kazako sull’aria di quello americano.
Le maggiori preoccupazioni però il produttore le ha avute durante il loro soggiorno nel Sud dove il senso dell'umorismo sembra ben poco sviluppato!

La storia inizia e finisce nella città natale di Borat: a Kuczek, in Kazakhstan.
Un villaggio di gitani a due ore da Bucarest in Romania è stato utilizzato come location per rappresentare Kuczek e in cambio della gentilezza e dell’accoglienza degli abitanti la produzione ha donato alla scuola locale, computer, zaini libri e cartoleria.

Tanti e importanti i riconoscimenti già ottenuti (Golden Globe 2007 come miglior attore, candidato all’Oscar 2007 per la sceneggiatura non originale...) anche dalla critica. Il Times ha pubblicato un articolo intitolato “Il creatore di Ali G in realtà è uno studioso dei diritti civili”. L’impegno di Baron Cohen è documentato fin dalla sua tesi di laurea: “Uno scambio di persona. L’alleanza tra ebrei e neri” dove esaminava il modo in cui la comunità afroamericana e quella ebrea cooperarono in passato e suggeriva le modalità per migliorare i rapporti attuali. Il testo è diventata una lettura consigliata agli studenti di storia di Cambridge.


Chi va a vedere questo film (e sono tantissimi) non può rimanere deluso, magari sconcertato, ma si ritroverà a ridere a crepapelle e in fondo anche a riflettere su temi importanti: questo forse è il massimo risultato a cui la comicità può aspirare.

Cast artistico
Borat Sagdiyev  - Sacha Baron Cohen
Azamat Bagatov  - Ken Davitian
Se stessa  - Pamela Anderson


Cast Tecnico
Sceneggiatura - Sacha Baron Cohen , Anthony Hines , Peter Baynham, Dan Mazer
Regia - Larry Charles
Costumi - Jason Alper
Fotografia - Anthony Hardwick , Luke Geissbuhler
Montaggio - James Thomas, Peter Teschner Shore, Craig Alpert
Musiche - Erran Baron Cohen
Scenografia - David Maturana


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07 marzo 2007 Di Grazia Casagrande


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