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RECENSIONE

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Titolo Babel (2 DVD)
Regia Alejandro González Inárritu
Principali
interpreti
Brad Pitt; Cate Blanchett; Gael Garcia Bernal; Koji Yakusho; Rinko Kikuchi; Adriana Barraza; Boubker Ait El Caid; Said Tarchani; Nathan Gamble
Prezzo € 25,99
Prezzo IBS € 24,69
Produzione Rai Cinema - 01 Distribution, 2007
Numero dischi 2
Durata 144 min.
EAN 8032807018461
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Un film di Alejandro González Iñárritu, ora in dvd

Babel



Il film ha ottenuto un altissimo numero di candidature agli Oscar e nel corso di quest'anno ha vinto numerosi premi: Miglior Film ai "Dramma Golden Globe"; Miglior Colonna Sonora agli "Oscar" ; Miglior Film Straniero ai "David di Donatello".

“Noi parliamo delle frontiere soltanto come di luoghi fisici, piuttosto che di un’idea mentale. Sono convinto che le vere frontiere siano quelle che esistono dentro di noi.” 
Alejandro González Iñárritu

Nelle  sabbie del deserto marocchino lo sparo di un fucile provoca una catena di eventi che mette in collegamento diverse persone, tra loro molto lontane per lingua, origini e vita. Separati da culture in contrasto tra loro e distanze sterminate, ognuno di questi gruppi di persone diverse è comunque spinto verso un comune destino di isolamento e dolore. 
Nel giro di pochi giorni, ognuno di loro affronterà la spiacevole sensazione di essere profondamente sperduto – sperduti nel deserto, nel mondo e in se stessi – mentre vengono spinti a un grado estremo di confusione e paura, ma anche a provare la forza dei legami e dell’amore familiare.

Un colpo di fucile sfuggito accidentalmente dal fucile di due ragazzini nel deserto, nei pressi di uno sperduto villaggio del Marocco agisce sulla vita di tre diversi (molto lontani per culture e abitudini) nuclei di persone.
La pallottola colpisce una donna in viaggio su un autobus di un viaggio organizzato insieme al marito. Si tratta di una coppia di americani andati in Marocco per affrontare e forse risolvere una crisi coniugale.


A San Diego sono rimasti i figli della coppia e ad accudirli c’è una domestica messicana. La vediamo alle prese con i bambini a lei affidati nel giorno in cui si sposa suo figlio, matrimonio a cui non vuole di certo mancare. 
La governante entra così illegalmente in Messico da cui, altrettanto illegalmente ,era uscita per lavorare negli Stati Uniti. Con lei porta anche i due bambini a lei affidati fin da quando erano piccolissimi e che ama teneramente. 
Intanto a distanza di migliaia di chilometri, si svolge la vicenda di un’adolescente giapponese ribelle e sordomuta, il cui padre è ricercato dalla polizia di Tokyo... Tutto però si ricollega, tutto è in vario modo intrecciato, così come uguale è la solitudine e l'angoscia dei personaggi.  


Il film è stato girato nel corso di un anno in tre continenti e in quattro lingue (più quella dei segni) e completa la trilogia del regista iniziata nel 2000 con Amores Perros e proseguita nel 2003 con 21 Grammi.
In questa sua ultima prova il regista affronta temi profondamente personali, così come era avvenuto nei due precedenti, ma anche politicamente esplosivi tanto che possiamo considerare Babel una specie di  film-manifesto della cultura globalizzata.


Riportiamo alcune riflessioni del regista che ci sembrano particolarmente interessanti per meglio capire e affrontare la poetica di Alejandro González Iñárritu:


“Sono sempre stato attirato dalle coincidenze e dalle storie parallele.
Io vedo la vita come una successione di segmenti; la linearità e la cronologia non mi sembrano in grado di rendere giustizia alla realtà dell'esistenza"...

... "Babel è la terza parte di una mia trilogia: Amores perros partiva da una prospettiva locale, per me familiare. 21 grammi invece si svolgeva in un territorio straniero. Il trittico si doveva concludere naturalmente con una visione globale. Nel mio primo film c'erano tre storie che si intersecavano, nel secondo una sola storia con tre punti di vista, in Babel ci sono quattro storie apparentemente scollegate tra loro: i personaggi di ognuna non si incontrano mai fisicamente con quelli dell'altra, eppure senza neanche saperlo un semplice gesto può avere ripercussioni inimmaginabili"...

..."Babel parla di compassione, di ascolto, l'unica maniera per abbattere i confini e le barriere che ci sono fuori e soprattutto dentro ognuno di noi. Sono partito per questo progetto da quello che ci divide, e poi mi sono reso conto mentre lo stavo realizzando che stavo girando un film su quello che ci unisce: la sofferenza."...

... “Babel è nato dal bisogno morale di purificarmi e di parlare delle cose che riempivano il mio cuore e la mia mente: gli incredibili e dolorosi paradossi mondiali, che hanno ripercussioni su terre vicine e lontane, alla fine emergono come tragedie individuali”...

... "La realizzazione di Babel è stata proprio una sorta di Babele. La produzione è stata assolutamente differente rispetto a quella degli altri film che ho realizzato. Noi praticamente abbiamo fatto quattro film diversi, cercando di immergerci profondamente in altrettante culture differenti, senza utilizzare il punto di vista di un osservatore esterno. ...
... "Sul set in Marocco, per esempio, la gente parlava arabo, berbero, francese, inglese, italiano e spagnolo. Noi avevamo anche delle persone che provenivano dalla stessa città, ma che parlavano lingue diverse, così era una sfida continua far convivere tutti insieme"...
... "Era una grande sfida sul piano logistico, ma la parte veramente difficile è stata a livello intellettuale ed emotivo. Babel è diventato non solo un viaggio esteriore, ma anche uno interiore. Tutti i componenti della troupe, tra cui io, abbiamo subito una trasformazione, e il film stesso è cambiato, perché ho dovuto riscrivere ogni storia secondo la cultura e le situazioni che vedevo”...
... Babel non rispondeva più alla domanda da dove provengo, ma piuttosto a quella dove sto andando"...


Personaggi e attori

Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael Garcia Bernal, Kôji Yakusho, Adriana Barraza e Rinko Kikuchi sono tra i protagonisti di un cast internazionale formato da attori professionisti e non, che provengono dal Marocco, da Tijuana (sul confine tra Messico e Stati Uniti) e da Tokyo e che arricchiscono il punto di vista del film sulle differenze culturali e approfondiscono le opinioni del regista sui legami culturali e sulle frontiere.
Proprio per affrontare culture così particolari e differenti, uno degli obiettivi principali del regista era evitare di utilizzare il solito punto di vista esterno, che avrebbe potuto diminuire il rapporto di intimità del pubblico con i personaggi di queste differenti culture. Invece González Iñárritu ha seguito quello che definisce un processo di "osservazione e assorbimento", passando del tempo in ogni nazione in cui ha girato, osservando con attenzione le usanze quotidiane degli abitanti locali, e utilizzando anche molti attori non professionisti, che potevano fornirgli non solo un naturalismo insuperabile, ma anche una conoscenza unica delle sottigliezze culturali locali.

Nonostante il fatto che molti attori non avessero mai visto una cinepresa in vita loro, González Iñárritu era convinto che loro sarebbero riusciti a mostrare delle reazioni specifiche (a livello personale e culturale) di fronte alle situazioni drammatiche descritte nella pellicola. 
Per González Iñárritu, lavorare con un cast così sfaccettato è stata una sfida notevole. “Dirigere gli attori è difficile. Dirigere degli attori in una lingua che non è la tua è veramente molto difficile. Ma dover dirigere degli attori non professionisti in una lingua che non sei in grado di comprendere è la sfida maggiore che può capitare ad un regista”: González Iñárritu si è trovato di fronte a tutte e tre queste prove durante la realizzazione di Babel




Brad Pitt - González Iñárritu voleva avere un’icona del perfetto maschio americano per il ruolo di Richard, il protagonista: “sentivo che sarebbe stato importante vedere un americano, come Brad, affrontare delle difficoltà in una nazione musulmana in un momento come questo. Il fatto che il ruolo di Richard non sembrasse adatto per un attore così famoso come Brad Pitt, era proprio quello che mi stimolava maggiormente e che rappresentava una sfida per me. Lui è un’icona e mi è sempre sembrato che avesse una presenza magnetica che andasse oltre la sua popolarità. Lui non aveva mai fatto questo genere di ruolo prima e io ero eccitato, così come credo lo fosse lui, di vederlo trasformato in un uomo di mezz’età in crisi. Ha svolto un lavoro magnifico e mi ha dato tutto quello che poteva offrirmi”.


Cate Blanchett- Per la moglie di Richard, Susan, il regista sapeva di aver bisogno di un’attrice di consumate capacità e grande profondità. Quando uno sparo arriva dal nulla, rompendo il vetro di un pullman e colpendo Susan al collo, lei sprofonda in un terribile limbo tra la vita e la morte, in cui rimane per la maggior parte del film:
"Sentivo che soltanto un’attrice con la gamma espressiva e le capacità di Cate potesse tirar fuori qualcosa di interessante da una persona che sostanzialmente si trova sempre sdraiata sul pavimento. Il pubblico poi doveva provare interesse per Susan e Cate è una persona in grado di creare questa empatia, mettendo a nudo così chiaramente la sua anima e la sua vita interiore. Il fisico in questo ruolo viene utilizzato in maniera molto ridotta, ma la sua interpretazione è espressa totalmente con gli occhi e con la sua abilità di farti sentire la sofferenza che sta vivendo. Mi sono affidato a lei per reggere il peso della storia. Come regista, devo dire che Cate ti rende la vita molto più facile. Lei è la prova che non esistono piccoli ruoli. È generosa in ogni situazione". La comunicazione: nonostante nel mondo in cui viviamo le tecnologie avanzatissime rendono sorprendentemente facile comunicare a livello planetario, le persone si sentono ancora molto isolate e divise l’una dall’altra.


Adriana Barraza - Per il ruolo di Amelia, la cui storia si svolge nei pressi del confine tra Stati Uniti e Messico e parla appunto di un’immigrata che attraversa la frontiera illegalmente per il matrimonio del figlio, per poi ritrovarsi abbandonata nell’infuocato deserto del Sonoran con due bambini americani da assistere, González Iñárritu ha provato centinaia di attrici in grado di parlare entrambe le lingue necessarie alla parte, cercando quell’indefinibile combinazione di determinazione e vulnerabilità che Amelia incarnava. È stata sua moglie, Maria Eladia, a suggerirgli Adriana Barraza, l’attrice che è apparsa in Amores Perros nei panni della madre di Octavio.


Gael García Bernal - Per interpretare Santiago, il fratello di Amelia che a causa dell’alcool la abbandona in questa pericolosa odissea nel deserto, González Iñárritu si è rivolto a Gael García Bernal, l’attore che Iñárritu ha scoperto quando lo ha scelto per il ruolo di Octavio in Amores Perros: “Ho pensato a Gael non appena ho avuto l’idea per questa storia”. “Non potevo terminare questa trilogia senza di lui, uno dei miei attori preferiti in assoluto. Ha tratteggiato in maniera sottile la natura complicata di Santiago, che rappresenta la duplice personalità di un certo tipo di messicano, che può essere amorevole, simpatico ed entusiasta, ma che quando beve, può diventare decisamente irresponsabile e pieno di rancore. Lui rappresenta anche le sensazioni che provano alcuni messicani che attraversano il confine ogni giorno. La rabbia improvvisa di Santiago non è dovuta a ciò che avviene quella notte o al fatto che è ubriaco, ma per l’accumularsi di anni di umiliazioni e rancore che ha tenuto dentro di sé per così tanto tempo”.

Kôji Yashuko - Per il ruolo di Yasijuro, il padre che non riesce a comunicare con la figlia dopo il suicidio della moglie, è stato scelto uno degli attori più stimati in Giappone, Kôji Yashuko. Sebbene il ruolo fosse marginale, Iñárritu sapeva di aver bisogno di un attore che potesse lasciare un’impronta notevole e memorabile in un tempo molto ristretto: “Il padre compare solo in un paio di sequenze, ma dovevamo trovare un attore che avesse una tale presenza e un peso che permettessero al pubblico di ricordarlo anche dopo aver visto le sue scene”.


Rinko Kikuchi - Nel 2004, Iñárritu ha iniziato a effettuare dei provini per trovare la figlia di Yasijuro, Chieko, un ragazza arrabbiata, che esplora la sua sessualità e che è sordomuta, sapendo bene che la combinazione di ribellione, desiderio e dolore che stava cercando sarebbe stata difficile da trovare, anche perché lui voleva un’attrice che avesse realmente un handicap uditivo. Quando la ventiquattrenne Rinko Kikuchi è arrivata per leggere la parte, González Iñárritu è rimasto “sconvolto dal suo talento, ma riluttante a sceglierla perché non era sorda. Sebbene abbia continuato a provare centinaia di attrici per i successivi nove mesi, alla fine ha deciso di sceglierla: “Nessuno si è avvicinato allo spirito, alla tristezza e all’isolamento che lei catturava così bene”.  Anche prima di essere scelta, la Kikuchi aveva iniziato a prendere lezioni della lingua dei segni.


I realizzatori


Alejandro González Iñárritu (Regista / Produttore)
Nato a Città del Messico nel 1963, Alejandro González Iñárritu ha diretto e prodotto nel 2000 la sua pellicola d’esordio, Amores Perros, che ha ottenuto una candidatura all’Oscar come miglior film straniero e ha ricevuto più di 60 riconoscimenti, diventando l’opera cinematografica più premiata nel mondo in quell’anno. La successiva pellicola di Iñárritu, 21 grammi (21 Grams), uscita nel 2003, da lui ideata, diretta e prodotta, vedeva protagonisti Sean Penn, Benicio Del Toro e Naomi Watts. Sia Del Toro che la Watts hanno ottenuto delle candidature all’Oscar per i loro rispettivi ruoli nel film, mentre Penn si è aggiudicato il premio come miglior attore al Festival di Venezia. A maggio del 2006, Iñárritu ha terminato il suo terzo film, Babel, l’ultimo capitolo di questa trilogia, che gli è valso il premio come miglior regista alla 59ª edizione del Festival di Cannes. Inoltre, Iñárritu ha anche scritto, diretto e prodotto due cortometraggi, Powder Keg (2001) e Darkness (2002), un episodio del film collettivo 11’09”01. Iñárritu vive attualmente a Los Angeles con la moglie María Eladia Hagerman e i due figli María Eladia e Eliseo.

Guillermo Arriaga (Sceneggiatore)
Conosciuto per le sue complesse strutture narrative, le storie intense e i suoi personaggi pieni di contraddizioni e di umanità, Guillermo Arriaga ha scritto le sceneggiature originali di 21 grammi (21 Grams) e Amores Perros, oltre ad essere stato produttore associato in entrambi i film. Arriaga ha vinto la Palma d’oro per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes del 2005 per Le tre sepolture (The Three Burials of Melquiades Estrada), un film diretto da Tommy Lee Jones, in cui Arriaga è anche impegnato come attore. Recentemente, ha terminato di scrivere l’adattamento cinematografico di El Bufalo de la Noche, basato sul suo romanzo omonimo (uscito in italiano come Il bufalo della notte), una pellicola di cui sarà anche produttore. 
Arriaga è autore di tre romanzi, Pancho Villa e lo Squadrone Ghigliottina (Guillotine Squad), Un dolce odore di morte (A Sweet Scent of Death) e Il bufalo della notte (The Night Buffalo), oltre ad un libro di racconti chiamato Retorno 201. Le sue opere, apparse in diverse lingue, sono state accolte con entusiasmo dalla critica e dal pubblico di tutto il mondo.
Nato e cresciuto a Città del Messico, Arriaga ha anche diretto, prodotto e scritto dei cortometraggi, dei documentari, delle serie televisive, delle pubblicità radiofoniche e televisive ed è stato professore universitario per più di 25 anni. 


Altri film candidati all'Oscar:

The Departed di Martin Scorsese
Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood
Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris
The Queen di Stephen Frears



16 febbraio 2007 Di Grazia Casagrande


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