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RECENSIONE

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Titolo The Artist
Regia Michel Hazanavicius
Principali
interpreti
Jean Dujardin; Bérénice Bejo; John Goodman; James Cromwell; Penelope Ann Miller; Missi Pyle
Prezzo € 15,99
Prezzo IBS € 13,62
Produzione Rai Cinema - 01 Distribution, 2012
Numero dischi 1
Durata 100 min.
EAN 8032807040813
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The Artist di Hazanavicius: un film muto fa ricordare a tutti cosa sia il cinema

Il cinema degli esordi è stato racconto, divertimento, intrattenimento, stupore.
Poi è diventato molte, moltissime altre cose, ma - quando nasce - il film è puro intrattenimento popolare, melodramma, rappresenta passioni esasperate, è necessariamente costruito su recitazioni enfatizzate.
Con il cinema muto nascono straordinari professionisti. Nel cinema muto si possono apprezzare registi di altissimo livello, straordinari tecnici della fotografia, scenografi eccezionali, grandi datori luce e così via. Moltissimi di questi hanno proseguito indenni la carriera con l'avvento del sonoro. Cosa che non si può affermare con altrettanta sicurezza per la categoria degli attori.
Ed è questo il racconto senza parole che ci offre Michel Hazanavicius.

La 64.ma edizione del Festival di Cannes ha attribuito il premio per il migliore attore a Jean Dujardin, il protagonista.

Trionfo agli OSCAR 2012 per The Artist: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (Jean Dujardin), MIGLIOR COLONNA SONORA, MIGLIORI COSTUMI


Ci sono stati anni, a cavallo tra la fine dei Venti e l'inizio dei Trenta del Novecento, in cui il cinema ha avuto una rivoluzione quasi copernicana e con l'avvento del sonoro ha spostato il suo baricentro dal racconto d'immagine a quello di parola. E non è poco.
In quegli anni il pubblico, entusiasta per questa novità, ha cercato nei film un racconto più complesso, in cui lo sguardo rimaneva centrale, ma in cui la storia poteva assumere contorni più sfumati, coadiuvata com'era da un dialogo che ne spiegava gli aspetti meno evidenti senza doverli far intuire al pubblico, ad esempio attraverso le espressioni esasperate dei protagonisti.


È in quel momento di passaggio che molti attori hanno visto crollare il loro mondo, non sono riusciti ad adeguarsi alle nuove esigenze e sono stati in pochissimo tempo dimenticati, mentre altri diventavano le star hollywoodiane di una nuova epoca.
È in quel momento e tra quegli attori che si svolge la storia che ci racconta il regista francese Michel Hazanavicius in The Artist, film in gara al FESTIVAL di CANNES nel 2011, molto applaudito e apprezzato dalla critica e dal pubblico.





Hollywood 1927.
George Valentin (Jean Dujardin),
attore di successo, è protagonista di film avventurosi e romantici che attraggono le platee. Un giorno, all'uscita da una prima, una giovane aspirante attrice Peppy Miller (Berence Bejo) lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l'inizio di una carriera tutta in ascesa, che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin vedrà inesorabilmente svanire la sua fama offuscata dalle nuove star, tra cui primeggia proprio Peppy Miller.
Ma non c'è solo il semplice racconto della caduta nell’anonimato di Valentin e del suo rapporto con la Miller in questo film francese interamente girato ad Hollywood.
C'è nostalgia e mito, ambientati nelle locations entrate nell’immaginario di quegli anni (come gli studi della Warner o della Paramount) e mediati da una regia capace di riprendere i ritmi del cinema di quel periodo senza dimenticare di rivolgersi ad un pubblico non più abituato a quello stile ed ai suoi tempi.
Una delle chiavi per entrare in quel mondo, per ricrearlo è il montaggio.
Un'altra è la musica, travolgente in alcuni momenti e appena udibile in altri, secondo la tradizione che la vedeva affiancare ogni battuta, delimitare i blocchi narrativi, scatenare le tempeste emotive degli spettatori.


Tante, tantissime le citazioni. Ogni cinefilo si divertirà a trovarle.
Ne citiamo una fra tutte: il cane, un fox terrier a pelo ruvido, una razza ormai non più di moda, ma che negli anni Venti e Trenta era davvero in auge, anche grazie ai film di Nick e Nora, in cui Asta, proprio un terrier come questo, era protagonista.
Per saperne di più...

Il cinema è nato come racconto, divertimento, intrattenimento.
Tutti elementi che si ritrovano pienamente nel lavoro di Hazanavicius, dei tecnici che hanno ricostruito un'epoca e dei suoi attori che hanno saputo cogliere gli elementi importanti della recitazione di un tempo in cui la parola non era di supporto.
Qualche esempio di carriere terminate in quegli anni?
Mary Pickford
, ritiratasi dalle scene dopo l'avvento del sonoro, è emblematica in questo senso (non a caso la sua casa è uno dei luoghi del film), come il marito Douglas Fairbanks (che abbandonerà il set nel 1934), Charlie Chaplin (che si cimenterà con il sonoro ma senza raggiungere le vette delle opere precedenti) e il regista David W. Griffith, e abbiamo elencato i fondatori della United Artists!
Ma potremmo fare moltissimi nomi: da Pola Negri a Francesca Bertini da Buster Keaton ad Harold Lloyd (leggete su di lui il commento di Alberto Barbera) e sarebbe accaduto così anche a Rodolfo Valentino e Lydia Quaranta, se non fossero morti il primo nel 1926, proprio alla vigilia del primo film sonoro e la seconda (protagonista di Cabiria) nel 1928, subito dopo.
Non mancarono le eccezioni come Erich von Stroheim, che citiamo non a caso come protagonista del film per eccellenza sul declino del divismo: Viale del tramonto con Gloria Swanson, lei sì, come il suo tragico personaggio nel film (Norma Desmond), una diva "uccisa" dal sonoro.



Douglas Fairbanks, Mary Pickford, Frances Marion, Harold Lloyd, Pola Negri, Rodolfo Valentino


Per saperne di più:


Da Mymovies:
"Anno Domini 2011, era del 3D che invade con qualche perla e tante scorie gli schermi di tutto il mondo. Michel Hazanavicius porta sullo schermo, con una coproduzione di rilievo, un film non sul cinema muto (che sarebbe già stato di per sé un bel rischio) ma addirittura un film ‘muto'. Cioé un film con musica e cartelli su cui scrivere (neanche tanto spesso) le battute dei personaggi. Si potrebbe subito pensare a un'operazione da filologi cinefili da far circuitare nei cinema d'essai. Non è così. La filologia c'è ed è così accurata da far perdonare l'errore veniale dei titoli di testa scritti con una grafica e su uno sfondo che all'epoa erano appannaggio dei film noir. Hazanavicius conosce in profondità il cinema degli Anni Venti ma questa sua competenza non lo ha raggelato in una riesumazione cinetecaria. Si ride, ci si diverte, magari qualcuno si commuove anche in un film che utilizza tutte le strategie del cinema che fu per raccontare una storia in cui la scommessa più ardua (ma vincente perlomeno al festival di Cannes) è quella di dimostrare che fondamentalmente le esigenze di un pubblico distante anni luce da quei tempi sono in sostanza le stesse. Al grande schermo si chiede di raccontare una storia in cui degli attori all'altezza si trovino davanti una sceneggiatura e un sistema di riprese che consentano loro di ‘giocare' con i ruoli che gli sono stati affidati. Se poi il film può essere letto linguisticamente anche a un livello più alto (come accade in questa occasione in particolare con l'uso della colonna sonora di musica e rumori) il risultato può dirsi completo. Per una volta poi si può anche parlare con soddisfazione di un attore ‘cane'. Vedere per credere."




Cast artistico


George Valentin ...................Jean Dujardin
Peppy Miller..........................Bérénice Bejo
Al Zimmer ...........................John Goodman
Clifton ................................James Cromwell
Doris ................................. Penelope Ann Miller
Constance ...........................Missi Pyle



Cast tecnico


Produzione - Thomas Langmann
A La Petite Reine – Studio 37 – La Classe Américaine – JD Prod – France 3 Cinéma – Jouror Productions - uFilm Coproduction
Regia - Michel Hazanavicius
Sceneggiatura - Michel Hazanavicius
Direttore della fotografia - Guillaume Schiffman, AFC
Misiche originali - Ludovic Bource
Costumista - Mark Bridges





17 maggio 2011 Di G.M.


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