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RECENSIONE

Tetro
Segreti di famiglia


Presentato a Cannes nella sezione Quinzaine des Realisateurs, accolto da tanti applausi ma poco apprezzato dai critici americani, esce finalmente in Italia, il 20 Novembre, il nuovo film di Francis Ford Coppola. Girato quasi interamente in bianco nero, è un travagliato dramma famigliare. Con Vincent Gallo, Alden Ehrenreich, Maribel Verdù e Klaus Maria Brandauer.


Un falena intrappolata dalla luce di una lampadina. Lo sguardo di un uomo, Tetro, che segue silenziosamente lo sfarfallio.
Buenos Aires. Giovane e ingenuo, il diciassettenne Bennie (Alden Ehrenreich) arriva nella capitale argentina  alla ricerca del fratello maggiore, che dieci anni prima ha abbandonato la famiglia, emigrata dall’Italia in Argentina e  trasferitasi  a New York per seguire Carlo (Klaus Maria Brandauer), padre crudele e autoritario e acclamato direttore d’orchestra.  Quando Bennie ritrova il fratello, Angelo, ribattezatosi Tetro (Vincent Gallo), non è accolto a braccia aperte. Invece della figura idealizzata della sua infanzia, si trova di fronte un uomo freddo e autodistruttivo. Respinto, Bennie si aggrappa alla fidanzata del fratello, Miranda (Maribel Verdù), e conosce alcuni amici della coppia: José (Rodrigo de La Serna), Abelardo (Mike Amigorena) e Josephina (Leticia Bredice). Ospitato nel loro piccolo appartamento nel quartiere bohemien di La Boca, Bennie trova gli enigmatici scritti di Tetro, in cui il fratello rivela il vero motivo del suo allontanamento dalla famiglia. Senza farsi scoprire da lui, Bennie decide di trascriverli e di sottoporli alla celebre “Alone” (Carmen Maura), critica teatrale e mentore di Tetro.    
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“È il mio film più personale, fatto in piena indipendenza, libertà creativa e senza il controllo degli studios o delle banche”
dice Francis Ford Coppola riguardo al suo Tetro (in italiano è diventato  il molto meno efficace Segreti di famiglia).
E dire “suo” è veramente d’obbligo: suo perché la sceneggiatura non si basa su romanzi o racconti come era successo per “Il padrino” (da Mario Puzo) o “Apocalypse Now” ( da "Cuore di Tenebra" di Joseph Conrad), ma è una storia originale, scritta durante il montaggio di "Un’altra giovinezza", ma nella mente del regista già nei lontani anni ’70, anni che gli regalarono  ben 4 Oscar e la fama mondiale.
Suo perché Coppola non solo scrive, ma produce e dirige.
Suo perché, pur non essendo un film esplicitamente autobiografico, è un personalissimo sguardo sulle rivalità in una famiglia in cui tutti lottano per poter emergere.
Impossibile allora non pensare alla numerosa dinastia Coppola, ai figli  Sofia e Roman, alla sorella Talia Shire, ai nipoti Nicolas Cage, Robert e  Jason Schwartzman, ma soprattutto al padre stesso del regista, musicista, proprio come  il crudele tiranno Carlo Tetrocini che porta alla fuga il giovane Angelo, protagonista, scrittore, disperato e maledetto.



Per interpretarlo Coppola aveva pensato sin da subito a Matt Dillon, con cui aveva già lavorato in "Rusty il Selvaggio" e ne "I ragazzi della 56esima strada", che è stato costretto però  a rinunciare a causa di precedenti impegni lavorativi (come lui anche Javier Bardem, prima scelta per il ruolo di Alone).
È stato Javier Blaya, musicista e poeta argentino conosciuto dal regista durante il suo soggiorno a Buenos Aires, a fare il nome di Vincent Gallo, scelta che ha fatto storcere il naso a molti (critici e non). L’attore italo americano (ma anche produttore, regista, musicista...) incarna perfettamente l’angoscia e il tormento di Tetro, i repentini cambi di umore, l’odio-amore per il fratello Bennie.  Capelli neri, occhi chiari, viso spigoloso, tratti che risaltano grazie ai raffinati giochi di luci e ombre che Coppola ha creato girando in un meraviglioso bianco e nero, nonostante la Boca, dove è ambientato il film, sia uno dei quartieri più colorati di Buenos Aires.



Un ritorno al passato che Coppola ha preso come una sfida, ispirandosi ai film di quando era ragazzo, a grandi maestri come Elia Kazan, Robert Bresson e Michelangelo Antonioni (con strizzate d’occhio al free cinema inglese e ai francesi Godard e Truffaut).
Non manca però del tutto il colore, marcatissimo e saturo che fa capolino durante i flashback, scelta decisamente controtendenza. Il direttore della fotografia Mihai Malaimare Jr. spiega il perché di questa decisione azzardata: “Col bianco e nero gli spettatori tendono a prestare più attenzione alla composizione, all’aspetto visuale delle inquadrature. Con il colore è più facile ingannarli. All’inizio può sembrarti più facile girare in bianco e nero, ma in realtà è più difficile perché devi lavorare di più sulla composizione, su luci e ombre per compensare quello che non puoi esprimere col colore.”
Malaimare ha lavorato con Cecilia Monti, la costumista, per studiare la resa in bianco e nero di colori e tessuti.  Gli stili di abbigliamento sono fondamentali perché riflettono alcuni aspetti delle personalità di Bennie e Tetro. Bennie, interpretato dall’esordiente Alden Ehrenreich, viso ancora infantile, giovane, idealista e ingenuo porta camicie chiare e leggere, mentre Tetro abiti pesanti e scuri di pelle o velluto.


Insomma un film fatto di contrasti, registi, stilistici, nella storia del film e in quella che Tetro stesso ha scritto. “Rivalità” è la parola chiave di questa tragedia greca, con echi che rimandano al capolavoro “Il padrino”: anche qui ci sono figli che si scontrano con una ingombrante figura paterna, ma se nel primo Michael Corleone e i suoi fratelli agiscono per amore del padre, in "Tetro" l’elemento amore manca quasi del tutto. I figli non solo per emergere artisticamente, ma soprattutto per uscire dall’oblio che li circonda, devono in qualche modo sconfiggere la figura paterna, genio che non ammette altri geni, padre che non ama ma sferra solo pugnalate. Sarà la distruzione di questo padre padrone, in un atto finale quasi da opera (le musiche sono di Osvaldo Golijov, già compositore per "Un’altra giovinezza" e "L’uomo che pianse" di Sally Potter), a permettere finalmente che i due fratelli trovino la strada verso la riappacificazione, verso la serenità e verso la scoperta di quei segreti di famiglia che per tanti anni hanno inquietato le loro vite.


In questo film c’è tutto: amore, odio, rivalità, segreti, dramma. Coppola dimostra di essere uno dei pochi registi capaci di scrivere (una rarità nel mondo cinematografico –hollywoodiano - odierno dove tutto è tratto da libri, fumetti, vecchie serie televisive e videogiochi), di dirigere, ma soprattutto di stupire: vuoi per la costruzione delle inquadrature, che denotano la sua profonda conoscenza del cinema classico “che fu”, vuoi per  lo stile visivo, così artistico da rendere il film più europeo che americano. “Nulla di quel che vedete è accaduto, ma tutto è vero” ci tiene a far sapere il regista. Accaduto o meno, vero o falso, una cosa, ve l’assicuro, è certa: di registi come Francis Ford Coppola ne sono rimasti veramente pochi e di film come "Tetro" ancora meno.
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CAST ARTISTICO

TETRO - Vincent Gallo 
BENNIE - Alden Ehrenreich 
MIRANDA - Maribel Verdú 
CARLO/ALFIE - Klaus Maria Brandauer 
ALONE - Carmen Maura 
JOSE - Rodrigo De La Serna 
JOSEFINA - Leticia Bredice 
ABELARDO - Mike Amigorena
MARIA LUISA - Sofía Castiglione
ANA - Érica Rivas
AMALIA - Francesca De Sapio
ENRIQUE - Jean François Casanovas
TETRO BAMBINO - Lucas Di Conza
MADRE - Adriana Mastrangelo
NAOMI - Ximena Maria Iácono
SILVANA - Silvia Pérez
LILI - Pochi Ducasse
SE STESSA - Susana Gimenez


CAST TECNICO

Produttore, sceneggiatore, regista - Francis Ford Coppola
Produttori esecutivi - Anahid Nazarian, Fred Roos
Direttore della fotografia - Mihai Malaimare Jr.
Montaggio visivo e sonoro - Walter Murch
Musiche - Osvaldo Golijov
Scenografia - Sebastián Orgambide
Costumi - Cecilia Monti
Coreografia - Ana María Stekelman
Scene e costumi del balletto - Jorge Ferrari
Versi di “Fausta” - Mauricio Kartun
Effetti visivi - UPP Prague
Produttrice associata - Masa Tsuyuki
Direttrice di produzione - Adriana Rotaru
Casting - Walter Rippel
Aiuto regista - Juan Pablo Laplace
Regista seconda unità - Roman Coppola
Assistente al montaggio - Walter Slater Murch


19 novembre 2009 Di Jessica Fornasari


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