|
|
 |
|
| |
HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
| Titolo |
 |
Julie & Julia |
 |
|
|
|
| Regia |
|
Nora Ephron |
 |
Principali interpreti |
|
Meryl Streep; Amy Adams; Stanley Tucci; Chris Messina; Linda Emond; Helen Carey; Mary Lynn Rajskub |
 |
| Prezzo |
|
€ 12,99 |
 |
| Prezzo IBS |
|
€ 7,99 |
 |
| Produzione |
|
Sony Pictures Home Entertainment, 2010 |
 |
| Numero dischi |
|
1 |
 |
| Durata |
|
123 min. |
 |
| EAN |
|
8013123035349 |
 |
 |
 |
|
Julie & Julia di Nora Ephron con Meryl Streep e Amy AdamsDue Giulie in cucina, divise dall'età, dagli anni in cui vivono, dai luoghi che frequentano, dai compagni di vita, ma unite dalla grande passione per la cucina, che fa di una la biografa culinaria dell'altra in un divertente gioco tra passato e presente, tra fornelli di un tempo e pentole del terzo millennio
Su Wuz:
Chi potrebbe giudicare meglio questo film, nelle sale italiane dal 23 ottobre 2009, di un esperto di gastronomia? Per questo abbiamo scelto di tradurre l'articolo che l'ha presentato ai lettori di Gourmet, dagli anni Quaranta il periodico che per eccellenza si occupa di cucina negli Stati Uniti, attualmente diretto da Ruth Reichl.
Lo spunto della storia è proprio tra i fornelli, alla ricerca della realizzazione personale attraverso una passione. E la passione e il lavoro di Julia (da Julia Child, una grande esperta e star televisiva scomparsa recentemente), raccolto in un volume di ricette, diventerà quello di Julie (Julie Powell nella realtà), che per il suo blog realizzerà queste ricette, una al giorno.
Ecco l'articolo firmato da Laura Shapiro e che potete leggere in inglese sul sito gourmet.com
Julia Child, a cinque anni dalla sua morte, conquista di nuovo il cuore dell’America con un film. Julie Powell è un’altra storia. Molto prima che Julia Child divenisse una star della televisione, suo marito Paul aveva notato il forte impatto che riusciva ad avere sulle persone. Nessuno ne risultava immune: se Julia rivolgeva l’attenzione a qualcuno, e spesso si trattava della persona più imbronciata presente nella stanza, questa, come per magia, si apriva come un fiore a primavera. Era come se, ovunque andasse, riuscisse a risvegliare una sorta di energia positiva intorno a sé che Paul chiamava “la julificazione di tutti”. Quando apparve in televisione per la prima volta, nei piccoli schermi in bianco e nero del 1963, parlando di bistecche di manzo, il suo fascino spontaneo emerse immediatamente attraverso il filtro della macchina da presa e noi venivamo “julificati”.
Ora, a cinque anni dalla sua morte, sta succedendo la stessa cosa, ma questa volta in un film.
L’impeccabile interpretazione di Meryl Streep nel film Julie &Julia ha quello stesso potere di conquistare il cuore del pubblico intero. Come è facile aspettarsi, interpreta magnificamente il ruolo di Julia – l’aspetto, la voce, la mimica – ma per me è ancora più impressionante il fatto che riesca a dare un’idea del personaggio di Julia molto in sintonia con il modo in cui lei stessa si vedeva. “Provo a evitare di stringere relazioni con troppe persone e a trasferire un totale interesse in coloro che, automaticamente, fanno di me una persona più amabile ai loro occhi, e loro, delle persone più amabili ai miei” scrisse Julia a Paul nel 1946, poco prima che si sposassero – una descrizione esauriente di cosa voglia dire avere un ego che si esprime più volentieri con la generosità.
Conobbi il personaggio di Julia solo poco dopo la sua morte. Passammo un paio di anni insieme mentre scrivevo un libro su di lei (Julia Child: A Life, riedito da Penguin di recente). Leggendo l’enorme mole di scritti personali e professionali che donò alla Schlesinger Library di Harvard Radcliffe Institute for Advanced Study, la sentivo rivivere attraverso ogni pagina battuta a macchina anche su un mucchio di carta velina, era più divertente e curiosa di quanto la maggior parte delle persone non lo siano nei loro primi anni di vita. Maryl Streep cattura quella vitalità e con essa anche la dignità e la civiltà che la accompagnano. Julia, oltre ad essere costantemente di buon umore, era assolutamente modesta. Ed è chiaro in tutta l’interpretazione di Maryl Streep che questa donna non sarà mai una star egocentrica, per quanto famosa possa diventare. In breve, stavo seduta a teatro, sorridente ed estasiata per almeno metà film...
L’altra metà è andata in modo completamente diverso. Ephron ha basato il film su due libri di Julia che non hanno nulla in comune l’uno con l’altro. Uno è un memoir, My life in France, che Julia scrisse con il suo pronipote Alex Prud’homme, nel quale racconta dei suoi anni trascorsi a Parigi, quando esplorò la città e scoprì il cibo, il lavoro della sua vita e scrisse Mastering the Art of French Cooking. Il secondo è il libro di Julie Powell Julia & Julie, nel quale si descrive l’anno in cui la Powell ( come nel film di Amy Adams) viveva a Queens, New York, dove scoprì la sua vera natura cucinando tutte le ricette di Mastering the Art of French Cooking e aggiungendole al suo blog di pari passo. Non c’è dubbio che Powell abbia avuto una grande idea per il suo blog. Ciò che non aveva, era qualcosa di interessante da dire sul suo approccio all’arte di cucinare. Il suo modo di scrivere è povero, narcisista e pigro in un modo imperdonabile – qualità così estranee a Julia che non c’è da stupirsi per ciò che disse una volta: non poteva sopportare il lavoro della Powell .
Nel film, le due storie procedono parallelamente. Prima si vede France, felice perché Julia e Paul (Stanley Tucci, perfettamente adatto al ruolo assegnatogli) arrivano nel 1948 e Julia ottiene il suo primo assaggio di paradiso sotto forma di sogliole menière scintillanti con il burro. Poi sfrecciamo fino a Queens, dove Julie Powell lamenta la sua vita priva di uno scopo. È terribilmente difficile interessarsi alla cosa. La Adams è piacevole, ma ha un ruolo ingrato. Per una qualche ragione, adotta una voce alta e esuberante che fa sembrare futile ogni sua frase. E poi torniamo in Francia, dove Julia incontra i suoi colleghi Simone Beck e Louisette Bertholle (Linda Emond e Helen Carey, anche loro grandi attrici dall’aspetto deliziosamente francese a partire dai volti sottili e le scarpette che indossano). Ancora a Queens, rivediamo la Powell, mentre vive fra trionfi e sconfitte in cucina, mettendo alla prova la pazienza del marito (Chris Messina, il quale sembra impersonificare molto bene New York, quale città in contrasto con Parigi – è molto semplice, amichevole e mangia come un lupo!). Poi si arriva di nuovo in Francia e così via. Non c’è una grande intensità drammatica nelle due storie. Le scene parigine, nonostante siano costruite con senso estetico e abilità, passano da una all’altra come fossero tante foto in un album. E la Powell, da persona cara e docile, diventa un personaggio famoso, senza che in lei accada nulla di profondo.
 | | Nora Ephron su Wuz.it | Ephron si prende qualche libertà nel rielaborare la storia di Julia, ma solo alcuni dei cambiamenti apportati vanno tanto in profondità da fraintendere il carattere del personaggio. Ad esempio, il film presenta, a torto, una Julia lenta e riluttante nell’apprendere il francese. In realtà, si dedicò allo studio della lingua con grande entusiasmo e fretta di poter finalmente conversare e vivere la Francia da francese, non da americana. In un altro passaggio, quando Paul avanza l’ipotesi che, magari, un giorno Julia apparirà in televisione, lei rifiuta l’idea con un sorrisetto adolescenziale che sottolinea un raro tocco di falsità nell’interpretazione della Streep. È vero che Julia non aveva in mente una carriera televisiva, ma di certo sapeva che avrebbe insegnato e comprendeva l’importanza della componente visiva tanto da chiedere a Beck di smettere di usare le sue tecniche ad hoc in cucina, per imparare un uso più professionale del coltello: “chissà! Potremmo anche finire in televisione” scrisse.
Tuttavia, Ephron è totalmente fedele alla sostanza dell’esperienza di Julia e alla ragione per la quale i suoi anni a Parigi contribuirono in maniera così marcata alla sua storia culinaria. Quando Julia andò al Cordon Bleu e imparò a cucinare – con le mani, senza nessun particolare arnese – stava anche apprendendo che la passione e l’appetito non erano sufficienti. Aveva bisogno della tecnica, della confidenza, della pazienza e una serie di capacità specifiche, acquisibili solo con molta pratica. Era un approccio alla cucina non ancora scomparso in America e, senza il quale, gli americani non avrebbero mai saputo cosa si perdevano. Per questo voleva insegnare – perché specializzarsi in cucina francese l’aveva introdotta in un mondo così affascinante e infinitamente delizioso che pensava tutti avessero il diritto di accedervi. L’idea che la Powell sia un’ erede contemporanea di questa crescita personale e culinaria è assurda. Niente nel suo rapporto con la cucina lascia pensare che Julie abbia appreso qualcosa dalla sua eroina. Nel film, la Adams affronta ogni ricetta come fosse una nemica sul campo di battaglia e la vittoria sembra essere l’unica ragione per cui cucina. Se un piatto riesce bene, lei si illumina, se riesce male, le viene uno scatto d’ira. Guardando le cassette di The French Chef (magnificamente ricreate con Meryl Streep in veste anni Sessanta) la sua unica reazione alla vista di una vera professionista al lavoro è quella di piagnucolare “è adorabile.” È questo il viaggio alla riscoperta di se stessi? Alla fine, va a visitare la cucina di Julia Child, esposta allo Smithsonian e suo marito la fotografa mentre prende d’assalto il ritratto di Julia (Streep). È insopportabile. Portatevi un libro e una pila per la metà del film in cui c’è la Powell. Per la parte in cui c’è Julia? Vaut le voyage, e non vedo l’ora di tornarci una terza volta.
Traduzione di Anna Zizola
 | Julia Child, fotografata nella sua cucina a Cambridge, Massachusetts nel giugno 1970 Arnold Newman/Getty Images |
Laura Shapiro www.gourmet.com
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.
Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
|
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
 |
| I siti del network: |
|
|
|
|