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RECENSIONE

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Titolo Milk (1 DVD)
Regia Gus Van Sant
Principali
interpreti
Sean Penn; Emile Hirsch; James Franco; Josh Brolin; Diego Luna; Brandon Boyce
Prezzo € 9,99
Prezzo IBS € 9,99
Produzione Rai Cinema - 01 Distribution, 2009
Numero dischi 1
Durata 128 min.
EAN 8032807029481
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Milk, un film di Gus Van Sant

Un film e un dibattito aperto: discriminazioni e diritti dell'universo gay

Da un discorso di Harvey Milk:

“Da qualche parte a Des Moines o a San Antonio c'è un ragazzo gay che ha improvvisamente realizzato di essere gay; sa che se i suoi parenti lo scoprono lo cacciano di casa, i suoi compagni di classe lo scherniscono e gli Anita Bryant e i John Briggs (n.d.r. politici omofobi dell'epoca) fanno la loro parte in tv. Per il ragazzo si prospettano diverse soluzioni: nascondersi nello sgabuzzino e suicidarsi. E poi quel ragazzo legge sul giornale "Omosessuale eletto a San Francisco" e ha due nuove opzioni: una è trasferirsi in California e l'altra è restare a San Antonio e combattere. (...) Voi dovete eleggere delle persone gay, così migliaia di ragazzi sanno che c'è una speranza di un mondo migliore e un futuro migliore... E lo so che non si vive solo di speranza ma senza speranza come si può vivere?”


Ecco un film che potrebbe regalare al suo protagonista un Oscar. Stiamo parlando di Milk, il film sulla vita e le battaglie dell’uomo politico americano Harvey Milk che vede la regia di Gus Van Sant ed è interpretato da uno straordinario Sean Penn. Un film che emoziona e fa riflettere, che coinvolge scena dopo scena sempre di più lo spettatore.
Se la prima parte riponde a un interesse documentario e storico (molte le scene tratte da filmati d'epoca) e la perfetta ricostruzione della situazione ambientale incuriosisce, nella seconda parte le emozioni prevalgono: vediamo giorno dopo giorno crescere il movimento di chi vuole uscire dall'ombra e affermare la propria dignità e i propri diritti, dopo tante sofferenze ed esclusioni, vediamo come Milk stesso maturi la sua coscienza politica e allarghi i suoi orizzonti: le battaglie riguardano anche gli altri esclusi, i poveri, i marginali, qualsiasi sia lil loro orientamento sessuale. Va segnalata anche l'abilità del regista nel fondere armonicamente documentario e fiction, nel rendere sempre più corale il film, pur dando lo spazio necessario al protagonista. È Harvey a raccontare direttamente al registratore la sua esperienza, e la sua voce fa da filo conduttore, cosciente di rischiare la vita e non volendo che con la sua morte nessuno prosegua nelle sue battaglie. Senso di responsabilità e passione, ma anche speranza che vuole pensare vada ben oltre la sua stessa vita


Cerchiamo in questo articolo di rispondere alla probabile domanda di chi non è americano: perché un regista e un attore di tanto rilievo hanno scelto questa personalità e hanno costruito su di lui un grande film? E chi era Harvey Milk?

Harvey Milk

Nato a Woodmere (Long Island, New York), si era laureato all'Albany State College nel 1951. Arruolatosi in marina, fu presto congedato; fu lo stesso Milk a rivelare che in quella occasione era stato vittima di una discriminazione, dato che le forze armate americane non tolleravano la presenza di omosessuali al loro interno.
Nel 1972 Milk si trasferì a San Francisco, la città più accogliente per un gay, dove si stabilì con il compagno Scott Smith e, nel quartiere di Castro, aprì un negozio di fotografia, il Casto Camera.
Emerse ben presto come leader della comunità gay, fondando la "Castro Valley Association" dei commercianti locali, e fungendo da rappresentante per gli interessi del quartiere nelle relazioni con il governo cittadino.
Il clima, a livello nazionale, non era certo favorevole agli omosessuali, ma Milk osò candidarsi tre volte (senza successo) a cariche elettive. Proprio il suo impegno pubblico lo portò ad essere il portavoce della comunità gay di San Francisco, venendo per questo soprannominato "sindaco di Castro Street".
Fu eletto supervisor (cioè consigliere comunale) nel 1977, risultando così il primo rappresentante eletto di una delle maggiori città degli Stati Uniti ad essere apertamente gay. In undici mesi da supervisor, si batté in difesa di una legge per i diritti dei gay. Fu anche decisivo nel rigetto della "Proposition 6", supportata dal senatore dello stato Briggs, che avrebbe permesso agli insegnanti dichiaratamente gay di essere licenziati in base alla loro identità sessuale. Milk dibatté pubblicamente con Briggs sull'argomento, rivelandosi in questo modo per acutezza e per intelligenza all’intera nazione. Nel novembre 1978 la "Proposition 6" fu fermamente respinta dai californiani.
La sua vittoria non è stata solo una vittoria per i diritti dei gay, ma ha aperto la strada a coalizioni trasversali nello schieramento politico. Harvey Milk ha incarnato per molti – dagli anziani agli iscritti al sindacato – una nuova figura di militante per i diritti civili; e con la sua morte prematura è diventato un eroe per tutti gli americani.


Il 27 novembre 1978 Harvey Milk fu assassinato, assieme al sindaco George Moscone, all'interno del municipio. A uccidere entrambi fu l'ex consigliere comunale Dan White che aveva rassegnato le dimissioni pochi giorni prima, sdegnato per l'entrata in vigore di quella legge sui diritti dei gay a cui si era fermamente opposto.
White sperava che le sue dimissioni venissero respinte dal sindaco Moscone, ma ciò non avvenne per le pressioni della componente più liberale della città. Così il 27 novembre White entrò in municipio da una finestra del seminterrato, per non essere scoperto con la pistola e con i 10 caricatori che aveva in tasca. Giunse fino all'ufficio del sindaco e cercò di convincerlo a riconfermarlo, davanti al suo fermo rifiuto gli sparò ripetutamente e lo uccise. Quindi ricaricò l'arma e raggiunse la parte opposta dell'edificio, dove incontrò Milk e gli sparò al petto. White continuò a sparare su Milk, ormai a terra e privo di sensi, un intero caricatore.


Alla notizia dell’assassinio si formò un corteo spontaneo di 30.000 persone che attraversò le strade di San Francisco, colorato di bandiere arcobaleno e illuminato da candele accese.
Milk, consapevole del rischio che stava correndo con la sua battaglia per i diritti dei gay, aveva registrato numerose audiocassette da ascoltare in caso di sua morte. In una di queste registrazioni possiamo ascoltare la famosa frase, che poi sarà scritta sulla lapide in sua memoria affissa nella Harvey Milk Plaza di San Francisco: 

Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere tutte le porte dietro le quali ci nascondiamo.


Dopo essersi appellato alla seminfermità mentale dovuta all’isolamento, alla mancanza di rapporti intimi con la moglie e al consumo di troppo ‘cibo spazzatura’ (la famosa Twinkie Defense), White viene condannato per omicido volontario (e non premeditato) a una pena di 7 anni. La sentenza scatena la protesta omosessuale che sfocia nei “White Night Riots”, con scontri tra polizia e cittadini, auto date alle fiamme e atti di vandalismo all’ingresso del Municipio.
Dopo la scarcerazione nel 1984, White scontò un anno di libertà vigilata, dapprima a Los Angeles, poi ritornò a San Francisco, contro l’esplicita volontà di Dianne Feinstein, allora sindaco della città californiana.
Nel frattempo il primo  novembre 1984 il film-documentario The Times of Harvey Milk, diretto da Rob Epstein e prodotto da Richard Schmiechen, viene proiettato al Castro Theatre e il 25 marzo 1985 vince l’Oscar come Miglior Documentario.
Dopo pochi mesi White morì suicida, asfissiandosi coi gas di scarico nel garage di casa.



Il film


Il film girato a San Francisco, è tratto da una sceneggiatura originale di Dustin Lance Black, e prodotto  dai premi Oscar Dan Jinks e Bruce Cohen.
Nel film vengono ricostruite le più importanti battaglie di Milk, le sue campagne a favore dei diritti degli omosessuali e il suo sconcertante assassinio, uno dei più clamorosi delitti politici della storia americana. Otto anni di vita, otto anni di difficili battaglie civili, condotte senza mai scoraggiarsi davanti ai grandi ostacoli che gli venivano frapposti. Il regista non vuole però fare di Milk una specie di santino, ma dare spazio agli ideali per cui ha combattuto:

Milk chiedeva pari diritti e opportunità per tutti, e il grande amore che provava per la città e per la sua gente gli aveva fatto guadagnare le simpatie di giovani e aziani, omosessuali e eterosessuali – in un periodo in cui il pregiudizio e la violenza contro i gay erano apertamente accettati e considerati la norma.

In quegli otto anni fa da mentore a nuovi attivisti determinati a impegnarsi sul campo, come Cleve Jones (Emile Hirsch). Come figura pubblica si impone per la sua brillante ironia, ma anche per le sue iniziative e azioni concrete che lasciano il segno più di tante parole. Ben presto diventa noto anche oltre i confini cittadini, ma la sua ostinata determinazione a entrare nel governo cittadino finisce per allontanarlo da Scott, il compagno di tanti anni, la persona a cui Harvey resterà sempre legato. Scott, come ogni compagno/a di un uomo politico, vive la totalizzante attività politica di Milk, come qualcosa che lo esclude, che lo mette totalmente in un angolo e non riesce a reggere questa situazione. Durante la sua quarta corsa alla carica di consigliere, Milk inizia una nuova relazione, con Jack Lira (Diego Luna), più per pietoso affetto che per vero amore. Jack è un ragazzo fragile e risolverà in modo drammatico questo sentirsi perennemente messo al secondo posto dal compagno.

Ma la crescita della coscienza politica di Harvey gli impone di non mollare, le sconfitte lo abbattono ma non gli tolgono determinazione e l’ultima campagna è un successo e, secondo il nuovo ordinamento urbanistico ed elettorale della città, Milk viene eletto consigliere per il 5° Distretto. Oltre a svolgere con passione e diligenza il suo incarico di consigliere, Milk promuove un’ordinanza comunale per difendere i cittadini dal licenziamento per motivi di orientamento sessuale, e si batte contro un referendum statale che chiede il licenziamento degli insegnanti omosessuali e di chi li sostiene: si rende ben conto di quale pericolo rappresenti questa Proposition 6 per i diritti dei gay. Intanto, le agende politiche di Milk e di un altro consigliere neoeletto, Dan White (Josh Brolin), divergono sempre di più, mentre i loro destini personali convergono tragicamente. Dan odia sempre di più il rivale politico, stimato e capace di conquistare consensi ben oltre il suo gruppo di riferimento; è roso da un'invidia che lo macera e da una frustrazione insopportabile. Anche la stima e l'appoggio che il sindaco (eterosessuale) offre alle battaglie per i diritti civili sostenute da Harvey diventa per lui fonte di una rabbia che sfocerà appunto nel delitto.
Quello di Milk era ed è ancora un programma fondato sulla speranza – una speranza che vive ancora oggi.


I riconoscimenti a Harvey Milk e al film sulla sua figura

Sono dello scorso anno alcuni importanti riconoscimenti tributati negli Stati Uniti a Harvei Milk:
Il 19 maggio 2008 l’Assemblea dello Stato approva il disegno di legge promosso dal deputato Mark Leno, per celebrare il 22 maggio (data del compleanno di Milk) lo “Harvey Milk Day” (giorno di speciale
rilevanza, anche se non festività statale) e il 22 maggio, il giorno in cui Milk avrebbe compiuto 78 anni, a San Francisco viene inaugurata una sua statua – un busto con immagini in basso rilievo e una citazione sul piedistallo. L’opera è collocata nella rotonda del Municipio, in cima alla grande scalinata, dove si tengono le cerimonie nuziali, ed è  la prima statua raffigurante una persona omosessuale ad essere esposta in un edificio pubblico in America.

Il successivo 5 agosto lo Stato della California approva con un margine ristretto di voti il disegno di legge sull’ “Harvey Milk Day”, sul quale presto dovrà esprimersi il Governatore della California Arnold Schwarzenegger.

Ecco i riconoscimenti già ottenuti dal film: il New York Film Critics Circle gli ha assegnato il premio come miglior film dell'anno. Sean Penn e Josh Brolin hanno vinto, rispettivamente, il premio come migliore attore protagonista e quello come migliore attore non protagonista.
Anche la Los Angeles Film Critics Association ha eletto come miglior attore protagonista Sean Penn, ruolo per cui è stato candidato anche ai Golden Globe.


Cast Artistico

Harvey Milk - Sean Penn
Cleve Jones - Emile Hirsch
Dan White - Josh Brolin
Jack Lira - Diego Luna
Scott Smith - James Franco
Anne Kronenberg - Alison Pill
Sindaco Moscone - Victor Garber
John Briggs - Denis O'Hare
Dick Pabich - Joseph Cross
Rick Stokes - Stephen Spinella
Danny Nicoletta - Lucas Grabeel
Jim Rivaldo - Brandon Boyce
David Goodstein - Zvi Howard Rosenman
Michael Wong - Kelvin Yu
Art Agnos - Jeff Koons
Dennis Peron - Ted Jan Roberts
Denton Smith - Robert Boyd Holbrook
Frank Robinson - Himself
Allan Baird - Himself
Tom Ammiano - Himself


Thelma Carol - Ruth Silver
Mary Ann White - Hope Goblirsch
McConnelly - Steven Wiig
Dianne Feinstein - Ashlee Temple
Carol Ruth Silver - Wendy King
Gordon Lau - Kelvin Han Yee
Phil Burton - Robert Chimento


Cast Tecnico

Regia - Gus Van Sant
Sceneggiatura - Dustin Lance Black
Prodotto da Dan Jinks e Bruce Cohen
Produttori esecutivi Michael London, Dustin Lance Black, Bruna Papandrea, Barbara A. Hall, William Horberg
Direttore della fotografia - Harris Savides, A.S.C.
Scenografia - Bill Groom
Montaggio - Elliot Graham
Costumi - Danny Glicker
Musica di Danny Elfman
Casting - Francine Maisler, C.S.A.


20 gennaio 2009 Di Grazia Casagrande


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