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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Match Point |
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| Regia |
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Woody Allen |
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Principali interpreti |
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Brian Cox; Matthew Goode; Scarlett Johansson; Emily Mortimer; Jonathan Rhys Meyers; Penelope Wilton; Miranda Raison; Alexander Armstrong |
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| Prezzo |
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€ 12,90 |
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| Prezzo IBS |
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€ 10,96 |
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| Produzione |
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Medusa Home Entertainment, 2006 |
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| Numero dischi |
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1 |
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| Durata |
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124 min. |
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| EAN |
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8010020038497 |
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In dvd dal 23 agosto
Match Point L'ultimo, straordinario film di Woody Allen, forse il suo capolavoro
«Chi disse preferisco avere fortuna che talento aveva capito l’essenza della vita»
Uno dei migliori film della scorsa stagione cinematografica e forse il migliore di Woody Allen, capace di mettere universalmente d’accordo la critica, di colpire e di restare impresso nella mente dello spettatore con la stessa profondità di un buon libro. Ed è proprio letterario l’inizio: il protagonista Chris (Jonathan Rhys Meyers), ex tennista di successo, viene presentato nella veste di maestro di ricchi clienti, mentre sta leggendo Delitto e castigo. La scelta non è certo casuale: Chris/Raskolnikov, si macchierà con altrettanta freddezza le mani del sangue di una inconsapevole vecchia.
E il delitto senza castigo sarà appunto il tema centrale del film, o meglio sarà il caso, la fortuna a decidere se il crimine debba essere espiato o anzi possa portare al successo il suo esecutore. Per altro Allen ha sempre avuto come nucleo concettuale, da offrire magari attraverso una battuta, quello della colpa e dell’espiazione. Già Crimini e misfatti, il film forse più vicino a questo tema, precedente logico di Match Point, o ancora Ombre e nebbia, avevano sviluppato questa riflessione: ma la radicalità qui è più forte e il pessimismo totale. "In fondo sono un pessimista, questo è vero. Nonostante la mia voglia di vivere, guardo il mondo con una forte dose di scetticismo", ha dichiarato Woody Allen in un recente libro-intervista.
Lasciata New York, è la Londra più elegante e raffinata, quella della Tate Modern e dalla galleria Saatchi il teatro principale della vicenda che vede appunto la scalata sociale di Chris che sposa, grazie ad un uso sapiente del suo fascino, la figlia di un ricco finanziere. La sua scalata sociale è vorticosa, grazie anche all'essere stato subito ben accolto da suocero e cognato. Ma è proprio la ex fidanzata del cognato, Nola, un’aspirante attricetta senza soldi interpretata da una sensualissima Scarlett Johansson, a far nascere in lui una passione travolgente che si ferma solo davanti al rischio di perdere tutto l’agio e il prestigio sociale conquistato quando la ragazza si ritrova incinta e ben intenzionata a tenere il bambino. L’unica strada che Chris pensa sia possibile intraprendere è quella del delitto, che è accompagnato anche con un altro assassinio di copertura, congegnati con fredda determinazione e mettendo a tacere anche la più piccola parvenza di rimorso perché è la "situazione che costringe a tanto". Ma sarà la fortuna e il caso a premiarne l’impunità, non certo la sua mente diabolica.
Anche gli altri membri della famiglia non escono ugualmente bene dalla storia, né l'immagine che ci viene fornita è d’integrità cristallina: i compromessi, l’ipocrisia, la falsità sono all’ordine del giorno e sono sempre più gravi quanto più si sale nella scala sociale, laddove la prevaricazione sembra la regola.
Allen non giudica, osserva la realtà e gli sembra davvero (e allo spettatore con lui) disgustosa. I tanti riferimenti letterari del film, (non solo Dostoevskij, ma anche Cechov, Pascal, Stendhal, Thackeray, Dreiser…) sembrano solo voler suffragare la tesi del regista, dandole più peso e universalità.
Interessanti le scelte musicali, vera novità nella cinematografia di Allen: è la musica lirica a creare la colonna sonora del film e Una furtiva lacrima dall’Elisir d’amore è in pratica il “tema” del film, ma non mancano anche brani del Rigoletto o della Traviata.
Importante anche la scelta degli attori e la sintonia con loro sulla visione della vita. Belli, attraenti, tali da suscitare simpatia nello spettatore: questa è la contraddizione del film, e i peggiori delitti possono essere in qualche modo giudicati meno gravi se a commetterli sono persone dall'aspetto gradevole e rassicurante. La Johansson, la bella protagonista di Match Point, può essere considerata la nuova musa del regista, infatti è anche protagonista del film di Allen successivo a questo che sarà presentato in prima assoluta alla prossima Mostra internazionale del Cinema di Venezia, Scoop: un’opera divertente in cui si raccontano le imprese di una studentessa di giornalismo americana a caccia di scoop. Durante le sue vacanze a Londra decide di investigare su di un nobile inglese, interpretato da Hugh Jackman, che pensa possa essere un serial killer. Ma la ragazza finisce con l’innamorarsi proprio del suo sospettato
Un recente volume edito da Aliberti si intitola proprio Wooly Allen. Match Points ed è una lunga intervista al regista americano fatta da Marco Spagnoli. Il libro è arricchito da una bella prefazione di Carlo Verdone. Allen racconta se stesso, la genesi dei suoi film, la scelta delle trame e degli attori, l'importanza che il lavoro ha nella sua vita:
"L'unica risposta che ho avuto alla tristissima e imbarazzante serie di situazioni in cui mi sono trovato è il lavoro. Il mio cinema e la mia musica mi hanno salvato. Come credo lei sappia, io non sono una persona religiosa, né particolarmente meditativa. Scrivo, però, tutti i giorni. Sempre. È questa la mia tecnica per affrontare la vita quotidiana: la creatività connessa al lavoro."
Ecco qualche pagina del libro Woody Allen. Match Points in cui il regista parla proprio del film in questione:
L'impressione, guardando Match Point, è che lei abbia cercato l'indulgenza dello spettatore nei confronti di personaggi bellissimi e molto seducenti che commettono atti orribili...
Lei ha centrato con esattezza il tema principale del film: la bellezza che copre gli inganni e il commettere atti orribili. È una cosa che succede spesso al cinema: basta pensare a un film come Il padrino di Francis Ford Coppola. Per questo motivo ho scelto attori come Jonathan Rhys Meyers e Scarlett Johansson, che sono talmente carismatici e attraenti da conquistare il pubblico. Anche se il personaggio di Jonathan commette un'azione orribile, il suo fascino porta gli spettatori a essere comunque coinvolti emotivamente, e perfino indulgenti verso di lui. In ogni caso non è un personaggio intenzionalmente cattivo: è una persona perbene che prende una decisione sbagliata, cui segue una serie di azioni turpi. Al centro di Match Point c'è un duplice omicidio, ma uno appare più brutale dell'altro...
È una delle cose che mi interessava di più nell'approccio a questa storia. Chiedermi quanto in là si possa andare pur di salvaguardare il proprio egoismo e, soprattutto, se si è davvero pronti a uccidere un innocente pur di trasfigurare la realtà, di far apparire il proprio crimine diverso da quello che è. Quando scrivevo questa sceneggiatura, analizzare l'idea di una donna uccisa così, per caso, era una delle mie motivazioni principali.
Perché?
L'impunità di alcune forme di brutalità mi fa orrore. Trovo spaventoso che qualcuno possa sacrificare degli innocenti in nome di qualcosa che ritiene più elevato. Si tratta di forme di malattia mentale che mi terrorizzano.
La tragedia greca sembra averla influenzata molto in questo lavoro, ma anche nei suoi film del passato. Eschilo diceva «il dolore giova alla saggezza».
Non sono d'accordo. Non credo che in nessuna tragedia si possa trovare davvero alcuna redenzione. La tragedia non è solo tragica, è anche dolorosa, al punto che le persone cercano di rigirare la situazione dicendo: «Ho imparato qualcosa, nonostante tutto». Be', credo che si tratti solo di un debole tentativo di trovare un qualche significato. Un senso che, in realtà, non c'è. Nella sofferenza non c'è redenzione, né un messaggio positivo da fare nostro. La mia maledizione è di trovare sempre qualcosa di buffo nei personaggi. Il mio sogno giovanile di essere uno scrittore drammatico, un autore di tragedie, così, non si è mai potuto realizzare. Sognavo di diventare il nuovo Eugene O'Neil, o il nuovo Tennessee Williams. Fatto sta che il mio dono stava nella commedia: sapevo raccontare barzellette, scrivere delle gag. Quando, adesso, posso scrivere qualcosa di drammatico lo considero un grande piacere...
Anche in questa pellicola il casting degli attori sembra essere stato fondamentale...
Sì, ma lo è per tutti i miei film. Per questa pellicola in particolare, io avevo bisogno di vedere una potente alchimia tra i due protagonisti. Per questo ho scelto Jonathan e Scarlett, che avevo già apprezzato nei loro film precedenti: due attori dotati di una carica erotica innata. Li ho voluti perché entrambi, oltre che bravi, sono molto sexy sullo schermo, ed esprimevano senza bisogno di sforzarsi l'attrazione irresistibile che i due personaggi provano l'uno per l'altra.
Match Point è un film dalla vocazione molto sensuale...
Il sesso, in questo film, ha due piani di lettura: da un lato serve alla conquista sociale, dall'altro esprime l'appagamento di avere raggiunto un certo livello nella società.
Con Scarlett Johansson lei ha girato due film, uno dopo l'altro: cosa pensa di lei?
Scarlett ha girato con me Match Point quando aveva solo diciannove anni, ma sullo schermo si muoveva e recitava già con grande maturità. Per questo l'ho scelta anche per Scoop. Farà molta strada e sono sicuro che diventerà anche un'ottima regista quando, verso i venticinque anni avrà potuto lavorare con altri cineasti e avrà incamerato altre ottime esperienze. Trovo, però, molto interessante il fatto che fin da adesso dimostri il desiderio di passare un giorno dietro alla macchina da presa. Oltre il fatto di averlo girato a Londra, in questo film c'è un altro cambiamento importante: la colonna sonora è composta da celebri arie d'opera e non più da musica jazz...
Questo perché la famiglia borghese che accoglie il protagonista è una grande mecenate dell'opera lirica. Come spesso accade in America, e anche a Londra, ci sono Enti Lirici che vanno avanti grazie al mecenatismo di queste persone.
Perché ha deciso di non ritagliare nessun ruolo per se stesso in Match Point?
Oggi come oggi, arrivato a questo punto della mia carriera, sono molto più interessato a realizzare un film che a prendervi parte. In Scoop ci sono anche come attore, perché c'è un personaggio che posso interpretare. Altrimenti se -come in Match Point - manca una parte adatta a me, sono contento anche solo di dirigere il mio film.
Questo è il suo primo lavoro interamente realizzato in Europa senza nemmeno una scena girata in America. Un'esperienza del tutto nuova...
Faccio cinema negli Stati Uniti da decenni e sta diventando sempre più complicato. Certo, posso ottenere facilmente dei finanziamenti, ma oggi i finanziatori non vogliono comportarsi come una banca, ma partecipare attivamente nel progetto: io non ho mai lavorato così, e non inizierò certo ora. Sono più il tipo da «Ok, mettete tutti i soldi in due buste della spesa, arrivederci e grazie». Certo che potrei trovare i soldi in America, ma questo significherebbe fare in modo che gli Studios leggessero la mia sceneggiatura e mi dessero idee a proposito del cast. Semplicemente non sono interessato ad ascoltare qualcuno che mi dia consigli a proposito della mia sceneggiatura. Non mi va. Se avessi proposto a qualche major Match Point mi avrebbero guardato e chiesto: «Be', ma quando si ride?» Quindi ho girato la pellicola in Gran Bretagna, perché ho trovato le persone giuste che accettavano le mie condizioni. Quando ho scritto il film pensavo che l'avrei girato in America. Poi, però, ho dovuto riadattarlo a Londra. Una cosa abbastanza facile, perché Londra e New York si assomigliano molto.
© 2006, Aliberti Editore
| 21 luglio 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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