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HOME | mercoledì 16 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Munich |
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| Regia |
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Steven Spielberg |
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Principali interpreti |
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Eric Bana; Daniel Craig; Ciaran Hinds; Mathieu Kassovitz; Hanns Zischler; Ayelet Zurer; Geoffrey Rush |
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| Prezzo |
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€ 9,99 |
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| Prezzo IBS |
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€ 9,99 |
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| Produzione |
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Universal Pictures, 2011 |
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| Numero dischi |
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1 |
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| Durata |
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160 min. |
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| EAN |
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8033210780389 |
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Su dvd dal 23 agosto
Munich
La spietata vendetta dell'eccidio delle Olimpiadi di Monaco del 1972.
Un film di Steven Spielberg con Erica Bana, Daniel Craig, Ciaran Hinds, Mathieu Kassovitz, Hanns Zischler, Ayelet Zurer e Geoffrey Rush
La premessa da cui parte il film è storica: alle Olimpiadi di Monaco del 1972, undici, tra atleti e dirigenti della squadra olimpica di Israele, furono uccisi da terroristi palestinesi.
Spielberg fissa la sua attenzione sul dopo tragedia, sulla vendetta (utilizzando il nome del libro da cui la trama del film è tratta, Vendetta. La vera storia della caccia ai terroristi delle Olimpiadi di Monaco 1972 di George Jonas, edito in Italia da Rizzoli) e rievoca con frequenti e intensi flash-back l’eccidio di Monaco. Protagonista del film è Avner (Eric Bana), un giovane ufficiale dell’intelligence israeliana che, poco dopo il tragico fatto, pieno di rabbia e di desiderio di vendetta, accoglie la proposta di Ephraim (Geoffrey Rush), un ufficiale del Mossad, di partecipare a una missione segreta che deve condurre all’uccisione di undici uomini, tanti quanti erano stati gli israeliani uccisi, che erano stati identificati come implicati nell’efferata missione omicida.
Al governo dello Stato di Israele in quegli anni c’era Golda Meir che appare solo a inizio film, ma poi scompare dalla trama e dalla riflessione che il regista compie attraverso l'evoluzione dei suoi personaggi. "La Patria è in pericolo", dirà la Meir e da questa riflessione si scatena la classica scelta del fine che giustifica i mezzi, anche i più criminali.
Torniamo al protagonista: Avner aspetta un bambino dalla bella moglie che ama e da cui è riamato. Decide comunque (in quel momento la priorità è soddisfare la sete di vendetta) di compiere la pericolosa missione, anzi diventa il capo di altri quattro uomini che formeranno con lui la squadra a cui è affidato un incarico grave, illegittimo e necessariamente segreto. Tutti ebrei, fidati servitori dello Stato d’Israele, anche se sono diverse le nazionalità e le competenze dei membri del gruppo: Steve (Daniel Craig), sudafricano, l’autista utilizzato per le fughe; il tedesco Hans (Hanns Zischler), ottimo falsificatore di documenti; Robert (Mathieu Kassovitz), belga, esperto di esplosivi da creatore di giocattoli qual era; Carl (Ciaran Hinds), colui che ha il compito di non lasciare tracce dopo le azioni del gruppo.
Non esiste nessuna legge internazionale, non esistono legami di affetto o di sangue, non esiste una sede e una casa: il gruppo agisce ovunque senza regole e senza remore se non quelle da loro stessi fissate.
Ginevra, Francoforte, Roma, Parigi, Cipro, Londra, Beirut: i cinque sono ovunque ci sia uno dei bersagli da colpire. E anche le modalità per eliminarli sono estremamente complesse e diverse l’una dall’altra.
Spietati? Forse. Ma le loro certezze, la rabbia, la volontà di vendetta iniziano ad incrinarsi quando si pongono e pongono l’uno all’altro delle domande cruciali: chi sono quegli uomini che devono uccidere? La loro eliminazione servirà a fermare il terrorismo? Insomma, tutto quello che stanno facendo ha un senso? Questi dubbi minano lentamente la sicurezza interiore di Avner, come si può esplicitamente vedere nella scena in cui, confrontandosi con un capo palestinese, giunge a concludere che sia un popolo che l’altro vivono la stessa insostenibile situazione di senza patria. E poi, come dirà in una scena il belga Robert, chi uccide prima di tutto "perde la sua anima". Riflessione però che si limita al solo livello soggettivo e individuale e che non va mai a toccare coloro che hanno le responsabilità ultime dell’azione. Così la scelta di Avner, dopo sette omicidi, di ritirarsi a New York, abbandonando la missione, è dettata più che dalla consapevolezza dell’elemento criminoso delle sue azioni e dell’inutilità di un certo tipo di rappresaglie, dall’amore per la famiglia, unico vero consolatorio rifugio per un uomo secondo Spielberg.
Il regista ha fatto la scelta di usare attori arabi per interpretare i personaggi palestinesi e israeliani per gli israeliani ed è riuscito a dar loro una motivazione così intensa da poter dire che girare questo film ha rappresentato per gli uni e per gli altri “una catarsi emotiva”. Infatti, se è la Storia a fare da motore della trama, è all’oggi che il regista lo destina: non è certo un caso che nel finale siano inquadrate le Torri Gemelle.
Forse proprio per questo, il particolare tragico momento dell'attuale guerra di Israele in Libano rende la riflessione che sorge da questo film particolarmente importante.
Questo per il contenuto, ma l'interesse è anche prettamente filmico: Spielberg in questo impegnativo lavoro ha deciso di compiere una specie di sintesi tra generi diversi come il thriller politico, la spy-story, l'action movie, ma anche (in particolare per l’evoluzione della psicologia del protagonista) il romanzo di formazione.
| 21 luglio 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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