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HOME | sabato 04 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Il mio amico giardiniere |
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| Titolo originale |
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Dialogue avec mon jardinier |
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| Regia |
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Jean Becker |
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Principali interpreti |
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Daniel Auteuil; Jean-Pierre Darroussin; Fanny Cottencon; Alexia Barlier; Hiam Abbass; Élodie Navarre |
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| Prezzo |
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€ 9,90 |
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| Prezzo IBS |
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€ 9,90 |
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| Produzione |
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Rai Cinema - 01 Distribution, 2008 |
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| Numero dischi |
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1 |
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| Durata |
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109 min. |
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| EAN |
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8032807022253 |
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Un film di Jean Becker
Il mio amico giardiniere
Con Daniel Auteuil e Jean-Pierre Darroussin. Tratto dal romanzo di Henri Cueco, edito in Francia da Les Éditions du Seuil
Daniel Auteuil è perfetto nel ruolo di un pittore parigino di successo sulla cinquantina. Quando da Parigi l'artista decide di tornare nella casa dell’infanzia nella provincia francese non ha né le capacità né l’energia di occuparsi del terreno intorno alla casa e mette un annuncio per trovare un aiuto sul posto. Verrà subito scelto il primo candidato che si rivela essere un vecchio compagno di scuola che il Pittore però non vedeva da quando erano bambini.
E sarà proprio lui, il Giardiniere (Jean-Pierre Darroussin), un uomo che dalla vita non ha avuto doni particolari, non ha vissuto eventi straordinari, sa apprezzare persone normali e trascorre in modo semplice e onesto la sua vita, a fargli capire un modo diverso di raggiungere la serenità e di guardare il mondo.
Il sistema di valori, il criterio di giudizio del Giardiniere si basa sulla capacità di osservazione e sulla riflessione, sulla semplicità e il buonsenso. Attraverso questi strumenti riuscirà ad apprezzare l'arte del Pittore, e lo farà non per compiacerlo o per immediata illuminazione estetica. I due amici trascorrendo molto tempo insieme si scambieranno le reciproche esperienze, imparando a condividere tutto, gli affetti e il lavoro, la famiglia e l'orto e proprio in questa reciprocità si arricchiranno di una capacità di condivisione che forse è ciò che più appaga maggiormente gli uomini: come il Giardiniere coltiva ciò che poi dona agli altri, così il Pittore dipinge quadri da mostrare agli altri.
Henri Cueco, l'autore del libro da cui è tratto il film, pittore lui stesso e conduttore radiofonico sensibile alla vita degli umili e alle cose semplici, ci offre questa favola di amicizia, semplice e avvincente come una storia d’amore che, in epoca di violenze esibite o di sesso estremo, prospetta delle scelte semplici, ma vere e raggiungibili. Il regista ha fatto poi una scelta di "discrezione", lasciando molto spazio ai personaggi e al dialogo.
Guarda la Videonews sul film
Cast Artistico e Tecnico
Daniel Auteuil - Il pittore
Jean-Pierre Darroussin - Il giardiniere
Fanny Cottençon - Hélène
Alexia Barlier - Magda
Hiam Abbass - La moglie
Élodie Navarre - Carole
Regista - Jean Becker
Sceneggiatura - Jean Cosmos, Jacques Monnet, Jean Becker
Dialoghi - Jean Cosmos
Direttore della fotografia - Jean-Marie Dreujou, A.F.C.
Suono - Jacques Pibarot, Vincent Montrobert, François Groult
Montaggio - Jacques Witta
Scenografie - Thérèse Ripaud
Dipinti - Olivier Suire Verley
Costumi - Annie Perier Bertaux
Casting - Sylvia Allegre Maguy Aime
Aiuto regista - Denis Imbert, A.F.A.R.
Direttore di produzione - Claire Langmann, Bernard Bolzinger
Produttore - Louis Becker
Due parole con Daniel Auteuil
Come è stato il primo contatto con questa sceneggiatura? Sono stato sorpreso di ricevere il copione di Il mio amico giardiniere. Quando l’ho letto, sono rimasto subito colpito dal personaggio del giardiniere. E la cosa che mi è scattata dentro è che volevo essere l’amico di quel giardiniere. Mi è sembrata una storia semplice, commovente e assolutamente poco in linea coi tempi, con i film che si fanno oggi. Era un progetto atipico, che ruotava intorno a una sceneggiatura ambiziosa e coraggiosa. In un certo senso, oltre all’importanza che il mondo naturale assume nella vicenda, c’era qualcosa di armonico e di consolatorio in questa storia di riavvicinamento che mi ha fatto pensare al film dei fratelli Larrieu, Peindre ou faire l’amour.
Non avrebbe preferito interpretare il personaggio del Giardiniere? Quando ho letto il copione, mi è sembrato uno splendido ruolo, ma sapevo che ci sarebbe stato Jean-Pierre, e che era perfetto per quella parte. E anche interpretare un comprimario è molto interessante, perché non è facile. Ho trovato più facile calarmi nel ruolo del pittore, di quanto non sarebbe stato interpretare il giardiniere. La sua vita, le sue domande, le sue storie d’amore e il rapporto un po’ goffo con sua figlia sono tutte cose in cui posso ritrovarmi, compresa la fantasia di andare a vivere in campagna o al mare - cosa a cui penso spesso. Ma il mio lavoro, a differenza di quello del pittore, mi impone di essere costantemente a contatto con altra gente.
Quali sonostate le maggiori difficoltà, interpretando questo film? Rendere viva e vitale la storia che si sviluppa fra noi. C’è qualcosa di semplice e di fluido in questo film - che viene anche dall’ambiente, dallo scenario naturale e dalla luce - ma c’è anche una vera e propria struttura intellettuale che emerge interamente dalla conversazione, dal dialogo, come indica il titolo originale del film Dialogue avec mon jardinier. E non è necessariamente facile mettere le due cose insieme. Abbiamo girato per circa 6 settimane praticamente sugli stessi set e la cosa più difficile è stata ricaricarci e reinventarci ogni giorno. Per fortuna, nel film ci sono alcune scene davvero incredibili.
Quali? Le scene emotive. Il modo in cui il giardiniere affronta la sua malattia e i problemi del mio personaggio. Le scene in cui comincio a diventare più generoso e più adulto. Le scene in giardino, quando lui è malato. La scena della pesca - quella è stata prodigiosa. Siamo arrivati sul lago alle 7 di mattina, e siamo rimasti seduti su quella barca fino alle 8 di sera, senza mai scendere, neppure per fare pipì! Eravamo totalmente presi dalla scena. È stato un momento molto speciale per noi e per il nostro rapporto. Fin dall’inizio delle riprese ho sentito Jean-Pierre totalmente calato nella sua parte. Lui è come un motore diesel - ha bisogno di scaldarsi un po’ all’inizio, ma una volta partito, nessuno lo ferma più. Non è stato facile, perché il suo personaggio è un uomo semplice ma al tempo stesso è anche un filosofo. È un bellissimo ruolo.
Anche il mio personaggio è impegnativo, perché resta più sullo sfondo, in ascolto, ma doveva avere uno spessore che lo rendesse credibile come interlocutore del giardiniere. Altrimenti, i loro scambi avrebbero perso di efficacia, di forza…
Per essere un buon ascoltatore, devi capire l’aspetto misterioso, segreto della situazione. Quando hai colto il vero senso di una scena, allora gli sguardi, i gesti e gli atteggiamenti ti vengono quasi senza pensarci. E poi c’è l’aspetto collaborativi. È lì che ci siamo completati, come dicevo prima. Abbiamo fatto squadra - ci siamo sostenuti, abbiamo provato e recitato insieme. Essere un buon ascoltatore è stato molto più facile perché - e non so come altro dirlo - mi fidavo del mio compagno. Volevo che mi sorprendesse, e non mi ha mai deluso. Jean-Pierre ha creato un personaggio così sensibile e pieno di sfumature…
Cha cosa l'ha colpita di più del personaggio che interpreta? Quello che mi ha colpito di più - e all’epoca mio padre era ancora vivo - è che quest’uomo torna nella casa in cui è cresciuto e non ci appare molto diverso dal bambino di un tempo. È un bambino cresciuto. Mi piace l’idea che scopra i segreti dei genitori - per esempio che anche suo padre aveva un talento per la pittura, ma aveva rinunciato al suo sogno per lavorare nella farmacia di famiglia. È commovente pensare a come noi figli realizziamo i sogni perduti dei nostri genitori, e a come l’infanzia ritorna sempre. Il rapporto con l’infanzia è qualcosa che mi ha sempre emozionato, anche più delle strade che prendono le vite delle persone, una volta diventate adulte.
L’altra cosa che mi ha colpito del pittore - e posso dirlo tranquillamente, perché non sono un creatore, ed è una cosa che mi ha sempre affascinato - è la sua distinzione fra genio e talento. Il pittore ha talento, ma non è un genio. E lo sa. E quando sei un creatore, come lui, ci vuole molta umiltà per ammetterlo. Poi c’è il rapporto col giardino, un’altra cosa che adoro. Ho un giardino bellissimo nella mia casa in Corsica, dove mia madre ha lasciato un segno di sé piantando cose che oggi continuano a crescere, anche se lei non c’è più. E come il personaggio del film mi intrattengo in lunghe conversazioni col mio vivaista!
Perché, secondo lei, il pittore è così profondamente toccato dal Giardiniere? È toccato dall’intelligenza con cui il giardiniere riflette sulla vita, da quella specie di filosofia naturale, dalla sua vita semplice e dalla sua purezza. La vita di quell’uomo è quasi un capolavoro - un ex-ferroviere che sogna i giardini, un uomo che ha per sua moglie un amore e un rispetto straordinari. Il pittore probabilmente non avrebbe voluto vivere quella vita, ma non può fare a meno di trovarla esemplare, nella sua ordinarietà. Ci sono tanta forza e autenticità in quel rigore, in quel percorso di vita così coerente e lineare.
I film di Daniel Auteuil in dvd
| 28 novembre 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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