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HOME | mercoledì 16 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Diario del saccheggio |
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| Titolo originale |
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Memoria del saqueo |
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| Regia |
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Fernando E. Solanas |
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| Prezzo |
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€ 14,99 |
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| Prezzo IBS |
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€ 14,99 |
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| Produzione |
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Cecchi Gori Home Video, 2006 |
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| Numero dischi |
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1 |
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| Durata |
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120 min. |
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| EAN |
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8017229495519 |
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Un film di Fernando Solanas
Il diario del saccheggio
Fernando Solanas, Orso d'Oro alla carriera al Festival di Berlino 2004, ora torna sugli schermi italiani con un altro capolavoro
Ecco come Solanas ha parlato, quando il film è stato presentato a Berlino, del sentimento profondo da cui è scaturita la sua opera:
"La tragedia che noi argentini abbiamo vissuto con la caduta del governo del presidente Fernando De La Rua mi ha spinto a tornare alle origini, quando la ricerca di una identità politica e cinematografica e la resistenza alla dittatura militare mi convinsero, negli anni Sessanta, a realizzare L’ora dei forni (1968). Ora, la situazione è cambiata. In peggio. Come è possibile che nel granaio del mondo si soffra la fame? L’Argentina è stata devastata da una nuova forma di aggressione, silenziosa e sistematica, che ha lasciato sul campo più vittime di quelle provocate dalla dittatura militare e dalla guerra delle Malvine. Nel nome della globalizzazione e del più selvaggio liberismo, le ricette economiche degli organismi finanziari internazionali hanno portato al genocidio sociale e al depauperamento della nazione. "
Il regista poi racconta il suo film entrando anche nelle scelte particolari, estetiche e contenutistiche e annuncia anche l'opera successiva, ultimata in questi giorni, Argentina latente:
"Ancora una volta, la realtà mi ha obbligato a ricontestualizzare le immagini per comporre un affresco vivo su ciò che abbiamo subìto negli ultimi trent’anni: dalla dittatura del generale Videla alla rivolta popolare del dicembre 2001. Ho iniziato lavorando ad una struttura tematica che, vista l’ampiezza dell’argomento, consta di due grandi parti. La prima Diario del saccheggio, affronta la crisi argentina e i suoi responsabili; la seconda, le vittime della devastazione, i milioni di poveri e di disoccupati e i modi da questi utilizzati per affrontare la crisi. Non ho ancora terminato questo secondo canto, intitolato Argentina latente. Racconta storie molto forti, di uomini e donne che hanno resistito con solidarietà e speranza. Ogni capitolo è dedicato ad un personaggio - protagonista che narra la sua personale lotta per la sopravvivenza.
Per molti mesi, in fase di montaggio, ho lavorato alla progressione drammaturgica di Diario del saccheggio, dividendolo in capitoli. Desideravo che la narrazione risultasse cristallina, che lo spettatore potesse ricostruire la storia a suo piacimento, come se si trattasse di un puzzle. Cercavo inoltre di riprendere la ricerca del film - saggio, storico e ideologico, iniziata ai tempi de L’ora dei forni."
Entra poi nello specifico de Il diario del saccheggio:
"Il film colpisce non solo per la sua carica emotiva ma anche perché narra storie vere: le trame segrete della mafiocrazia argentina e l’alleanza spuria tra le corporazioni politico - sindacali, il potere giudiziario, le banche, le multinazionali e gli istituti finanziari internazionali. È una vicenda universale che non tocca solo l’Argentina. Il pubblico vuole comprendere ciò che accade nel mondo contemporaneo e, proprio per questo, il film funge da acceleratore delle questioni. È una sorta di lotta della memoria contro l’oblio. La globalizzazione, infatti, impone la banalizzazione dell’informazione, disperde, confonde, crea pericolose zone di amnesia collettiva. L’opera ha una decisa vocazione pedagogica. Credo sia la sua forza. È concepita come un viaggio, una deambulazione attraverso l’allucinante realtà argentina. La macchina da presa si muove in maniera oggettiva, cercando di descrivere gli astratti scenari del potere: banche, corridoi, saloni, la Casa Rosada, il Congresso... Sebbene si narrino fatti noti, il materiale d’archivio e il montaggio sembrano svelare una storia sconosciuta ai più. Questa volta ho raccontato un periodo storico di cui sono stato uno dei protagonisti. Nel 1989, per primo, ho denunciato il tradimento del presidente Menem nei confronti dell’elettorato argentino e gli atti aberranti commessi in nome delle privatizzazioni. E nel 1991, per aver divulgato le mie idee, ho anche subìto un attentato. Memoria del saccheggio è il mio personale contributo al dibattito internazionale attualmente in corso, certo come sono che 'un altro mondo è possibile' di fronte ad una globalizzazione sempre più disumana e disumanizzante."
Note biografiche di Fernando Solanas
Autore cinematografico e regista teatrale, ma anche musicista, attore, pubblicitario e creatore di storie per fumetti, Fernando Solanas nasce a Buenos Aires nel 1936. Famoso in tutto il mondo con il film L’ora dei forni (1968), fu costretto a lasciare l’Argentina dopo il colpo di stato militare del 1976 e a vivere in esilio in Francia fino al 1984 quando può tornare in Argentina. Tangos (1985) lo consacra tra i migliori autori cinematografici internazionali, film con cui vince il Premio speciale della giuria a Venezia. Seguono altri riconoscimenti internazionali: con Sur del 1988 vince la Palma per la miglior regia a Cannes, Il viaggio del 1992 è presentato in concorso a Cannes, La nube del 1998 è presentato in concorso a Venezia. Diario del saccheggio, che sarà nelle sale italiane dal 23 giugno, è stato presentato al festival di Berlino del 2004, La dignità degli ultimi è stato presentato al Festival di Venezia nel 2005 e da poco ha concluso la sua ultima prova, Argentina latente.
Guarda il trailer del film
Cast Tecnico
Regia: Fernando E. Solanas Sceneggiatura, testi e voce fuori campo: Fernando E. Solanas Fotografia: Alejandro Fernàndez Moujàn, Fernando E. Solanas Montaggio: Juan C. Macìas, Fernando E. Solanas Assistente al montaggio: Sebastiàn Mignona Musiche: Gerardo Gandini Suono: Jorge A. Kuschnir, Marcos Dickinson, Eric Vaucher Ricerche Alcira Argumedo Montaggio del suono: Jurg Von Allmen, Gaspar Scheuer Missaggio: Bruno Tarrière
Il film è distribuito da Fandango
| 15 giugno 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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