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RECENSIONE

Un film di Manuel Huerga

Salvador. 26 anni contro



Un film contro ogni dittatura e contro la pena di morte. Presentato a Roma in anteprima lo scorso 26 marzo, sarà nelle sale italiane dal prossimo 27 aprile.

Il film racconta con una intensità e una forza che non può non coinvolgere anche lo spettatore meno sensibile, la storia di Salvador Puig Antich, 26 anni, ultimo condannato a morte in Spagna, che fu ucciso tramite garrota il 2 marzo 1974.

Giovane uomo combattuto tra famiglia, amore e la passione per la libertà, Salvador Puig Antich entra negli anni '70 nella resistenza armata contro la dittatura franchista, precisamente nel Movimiento Ibérico de Liberación, composto da giovanissimi militanti francesi e spagnoli che compiono una serie di rapine in Catalogna per finanziare l’ala militare del gruppo. 
Nel settembre del 1973 gli agenti della Brigada Socio-Politica organizzano una trappola, complice un giovane del Movimento convinto attraverso terribili torture, e due militanti vengono arrestati. Durante l’azione si ha un conflitto a fuoco e un ispettore di polizia muore. Salvador Puig Antich resta gravemente ferito e, una volta ristabilitosi, viene rinchiuso nella prigione di Modelo con l'accusa di essere stato lui ad uccidere l'ispettore.


Le sorelle impegnano tutte le loro energie per salvargli la vita ma, dopo l’uccisione da parte dell’ETA dell’Ammiraglio Carcero Blanco, capo del governo franchista, il giovane diventa il capro espiatorio del regime ormai al tramonto e dopo un processo farsa, sarà condannato a morte. 


Tante le manifestazioni nel mondo per impedire l’esecuzione, compreso un appello di Paolo VI, Papa in quegli anni, sono inutili: Salvador viene ucciso il 2 marzo 1974.
Le modalità dell’esecuzione in Spagna erano particolarmente crudeli: la garrota (un collare metallico che uccide per lento strangolamento) era il sistema di esecuzione introdotto da re Ferdinando VII agli inizi del 1800 e rimase in vigore fino al 1931 quando la Seconda Repubblica, abolì la pena di morte. Venne poi ripristinata dalla dittatura franchista.

Questo film è diventato in Spagna un vero caso culturale: in un Paese che ha in ogni modo cercato di dimenticare il proprio passato, con un processo di rimozione abbastanza frequente nei paesi giunti alla democrazia dopo una dittatura (qualcosa di simile è accaduto anche in Cile) questo film e la recente scoperta di fosse comuni d’epoca franchista che ha fatto riemergere innumerevoli vittime, hanno provocato un vero choc.
Molti giovani hanno scoperto grazie a Salvador. 26 anni contro, una storia che né la scuola né la famiglia aveva mai raccontato e la brutalità di un regime che era invece stato presentato come moderato. Questo film oltre a dare consapevolezza a una generazione è anche una forte denuncia contro tutte le dittature e contro la pratica della pena di morte ancora in vigore oggi, nel terzo Millennio, in troppi paesi. 
Il film inoltre è anche un sostegno alla famiglia di Salvador che è in attesa di revisione del processo, volendo riabilitare almeno la memoria del ragazzo: sottolineiamo che in Spagna sono 12 mila i processi in attesa di revisione.



Il film nelle parole del regista Manuel Huerga


Portare la storia di Salvador Puig Antich sullo schermo è affascinante: questa storia, infatti, contiene gli ingredienti ideali per un grande film che faccia presa su qualunque tipo di pubblico in tutto il mondo. Primo tra tutti, la vita di Puig: la vita di un giovane che, consapevolmente, sceglie di lottare per la libertà, accettando fino alle conseguenze estreme il prezzo tragico e sproporzionato che deve pagare per le sue azioni, un giovane che, proprio per questo, la Storia trasformerà nel simbolo di una generazione. La sua giovinezza, la sua personalità così attraente e carismatica, romantica e al tempo stesso sensuale, la ricchezza e la varietà dei suoi rapporti con la famiglia e con le sue fidanzate, le sue azioni e i suoi exploits insieme ai militanti dell’MIL, e, naturalmente, la drammaticità delle sue ultime ore, fino all’esecuzione – tutto questo contribuisce a creare un film di grande intensità.

Bisogna aggiungere, poi, l’importanza di raccontare eventi realmente accaduti e rigorosamente documentati, avvenuti in un periodo recente della storia spagnola – la fine del regime franchista – che, dal punto di vista cinematografica, è ancora un terreno relativamente vergine. Questo ci permette di recuperare un’ambientazione sociologica che fa presa su una memoria collettiva condivisa nel pubblico, sia da quanti hanno vissuto quel periodo, sia da quei giovani che potranno comunque identificarsi nel protagonista, un “ribelle con una causa”, che aspira e che amerebbe una vita migliore di quella che gli è stato dato vivere, e che lotta con tutte le sue forze contro le ingiustizie, la mediocrità e il conformismo.

Da questo punto di vista, il film è un altro vigoroso appello contro la pena di morte, ma anche contro tutte le imposizioni di un ordine stabilito che ancora oggi fatica ad accettare le sue responsabilità di fronte alla Storia.
Questo film non è una rievocazione nostalgica di un episodio isolato, locale e aneddotico. Al contrario, cerca di dimostrare l’assoluta validità dei suoi protagonisti, indipendentemente dal contesto storico o geografico. La storia di Puig Antich continua, purtroppo, a ripetersi in tutti gli angoli del mondo, sia in forme altrettanto crude e violente, sia per quanto riguarda invece il vitalismo del protagonista. Ecco perché abbiamo scelto un linguaggio “moderno” che rispondesse alle esigenze e alle aspettative di una platea contemporanea e che stimolasse una empatia nei confronti del protagonista, senza per questo cadere nella trappola di un mondo diviso in bianchi e neri, senza presentare il protagonista né come un leader, né come un martire, né come un ingenuo idealista, bensì come un giovane qualunque, con le sue contraddizioni, i suoi dubbi, i suoi errori e i suoi successi, sebbene sufficientemente lucido per ribellarsi contro uno stato di cose intollerabile.


Cast artistico
Salvador Puig Antich  - Daniel Brühl
Oriol Arau – Tristán Ulloa
Jesús – Leonardo Sbaraglia
Cuca – Leonor Watling
Margalida – Ingrid Rubio
Padre di Salvador – Celso Bugallo


Cast tecnico

Regia – Manuel Huerga
Sceneggiatura – Lluis Arcarazo
Basata sul libro di Francesc Escribano
Prodotto da Jaume Roures
Produttori esecutivi Javier Méndez e Stephen Margolis
Produttore delegato – Albert Martínez
Distribuito da Istituto Luce e Delta Pictures


La colonna sonora
We Shall Dance - Demis Roussos  
Suzanne - Leonard Cohen
Knockin' On Heaven's Door - Bob Dylan
Nous Sommes Deux - Georges Moustaki 
Locomotive Breath - Jethro Tull
Noia De Porcelana - Pau Riba i Muuu
I Si Canto Trist - Lluís Llach, con la collaborazione di Miquel Gil
In-A-Gadda-Da-Vida - Iron Butterfly
Starless - King Crimson 
E inoltre i pezzi originali composti da Lluís Llach e interpretati dall'Orchestra Sinfonica di Bratislava


16 aprile 2007 Di Grazia Casagrande


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