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RECENSIONE

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Titolo Songs from the Labyrinth. Music by John Dowland
Artista Sting
Edin Karamazov (liuto)
Etichetta Deutsche Grammophon
Prezzo € 20,90
Prezzo IBS € 20,90
Numero Dischi 1
Supporto CD
Data 6 ottobre 2006
Genere Pop e Rock Internazionale
EAN 0602517031395
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Sting

Songs from the Labyrinth


Music by John Dowland
Edin Karamazov (liuto)


Un connubio originale tra un musicista del Cinquecento e uno del Novecento, entrambi inglesi ma lontanissimi tra loro e non solo in senso temporale...

Una dimostrazione di coraggio professionale. E di ricerca musicale, anche se John Dowland, compositore di origine incerta ma quasi certamente irlandese (Dublino [?] 1562 - Londra, 21 gennaio 1626) contemporaneo dunque di Sweelinck e Shakespeare e ammiratore di Luca Marenzio, non è certamente un autore sconosciuto per gli appassionati di musica classica.

Non si può comunque recensire questo disco senza prima parlare un po' dell'autore delle musiche.


Dal 1579 al 1584 entra al servizio dell'ambasciatore inglese a Parigi (convertendosi al cattolicesimo) e le sue arie scritte in questo periodo sono chiaramente influenzate da l'air de cour francese, la musica profana cantata negli ambienti aristocratici in particolare ai tempi di Henri IV e Louis XIII. (L'espressione fu utilizzata per la prima volta raccolta di musiche di Adrian Le Roy Airs de cour miz sur le luth, pubblicata nel 1571. Le prime opere di questo tipo erano per voce accompagnata dal liuto).
Si trasferisce poi a Oxford e Cambridge, dove riceve il baccellierato di musica e viaggia tra Italia (a Venezia, dove stringe amicizia con Giovanni Croce ma non può studiare con Marenzio) e Germania. 
Rientrato in patria, Dowland rinuncia alla religione cattolica e presta poi servizio presso la corte di Cristiano IV di Danimarca in qualità di liutista dal 1598 al 1606. Nel 1609 ritorna a Londra, dove ottiene lo stesso incarico alla corte inglese.


Abile cantore, la sua fama è saldamente legata alle raccolte di "songs", alcune delle quali sono caratterizzate da un sapiente utilizzo di canti tradizionali inglesi, altre strutturalmente più raffinate rivelano l'influsso di madrigalisti italiani, in particolare Marenzio. Molto nota è anche una raccolta di pavane per 5 viole e liuto intitolata Lachrimae composta nel 1604, in cui viene data la preferenza ai temi di carattere melanconico.

Pubblicò:
The First Booke of Songs or Ayres of four partes with Tableture for the Lute (1597)
The Second Booke of Songs or Ayres
(1600)
The Third and Last Booke of Songs or Ayres (1603)
Lachrimae or seven Teares figured in Seaven passionate Pavens (1604)
A Pilgrimes Solaces. Wherein is contained Musicale Harmonie of 3. 4. and 5. partes, to be song and plaid with the Lute and Viols (1612)


La premessa era lunga ma necessaria.
E ora veniamo all'interpretazione di Sting.
Probabilmente non piacerà agli amanti della perfetta ricostruzione d'epoca, a quelli che seguono con attenzione i musicisti che fedelmente riproducono suoni e ritmi rinascimentali senza variazioni. Insomma non piacerà ai cultori di musica antica.
Sting interviene con la sua personalissima voce, ricostruisce il ritmo, modernizza il timbro. E avvicina tutti a questa non facile ma bella linea melodica, sapiente costruzione polifonica e speciale armonizzazione, all'epoca popolare ma mai popolaresca.

“Per me queste sono canzoni pop del 1600, e così le eseguo; bellissime melodie, testi fantastici e geniale accompagnamento” ha dichiarato Sting in un'intervista. “Dowland si può considerare il primo cantautore inglese a noi noto e quindi in fondo molti di noi devono a lui la loro professione”.


Per capire meglio di cosa stiamo parlando potete ascoltare le versioni affiancate dei medesimi brani in uno o più album con versioni canoniche.
Flow My Tears, ad esempio, forse il brano più celebre del compositore irlandese che recita
    Flow, my teares, fall from youre springs,
    Exiled for ever, let mee mourn
    Where night's black bird hir sad infamy sings,
    There let mee live forlorn
.


Per questa registrazione Sting si avvale della collaborazione del liutista Edin Karamazov.

E finiamo citando l'interessante (e critica) recensione (stroncatura?) di Massimo Balducci pubblicata da Giudizio Universale, in cui il critico ricorda che il titolo del disco viene dalla decorazione (a forma appunto labirintica) del foro di risonanza nell'arciliuto di Sting, e che, se vogliamo cercare un altro grande fan di Dowland, dobbiamo ricordare che Philip Dick lo ha spesso citato nei suoi libri.


Qualche sito per conoscere meglio John Dowland
La scheda di Wikipedia, in inglese
La scheda biografica su naxos.com, in inglese
La scheda biografica su hoasm.org, in inglese
Spartiti e brani da ascoltare ( principalmente in versione per organo) sito inglese
La scheda biografica sul sito harmoniae.com, in italiano

Il sito ufficiale dell'album di Sting


La tracklist

Sting e Edin Karamazov
1. Walsingham 
2. Can She Excuse My Wrongs? 
3. Ryght Honorable: As I Have Bin Most Bounde Unto Your Honor... 
4. Flow My Tears 
5. Have You Seen the Bright Lily Grow 
6. ...Then in Time Passing on Mr. Johnson Died... 
7. The Most High and Mighty Christianus the Fourth, King of Denmark, His Galliard 
8. The Lowest Trees Have Tops 
9. ...and Accordinge as I Desired Ther Cam a Letter... 
10. Fine Knacks for Ladies 
11. ...From Thence I Went to the Landgrave of Hessen... 
12. Fantasy 
13. Come, Heavy Sleep 
14. Forlorn Hope Fancy 
15. ...and from Thence I Had Great Desire to See Italy... 
16. Come Again 
17. Wilt Tou Unkind Thus Reave Me 
18. ...After my Departure I Caled to Mynde Our Conference... 
19. Weep You No More, Sad Fountains 
20. My Lord Willoughby's Welcome Home 
21. Clear or Cloudy 
22. ...Men Say That the Kinge of Spain is Making Gret Preparation... 
23. In Darkness Let Me Dwell 



15 novembre 2006 Di Giulia Mozzato


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