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RECENSIONE

Death Magnetic: tornano i Metallica con un nuovo cd

Ci sono due Metallica nella storia. Quelli che hanno scritto, rivoluzionato, inventato, cambiato per sempre un certo modo di fare Heavy Metal, e quelli che il grande pubblico ha conosciuto, adorato, glorificato per aver riportato una certa pienezza al rock da classifica. Sono due Metallica diversi, oserei dire completamente diversi, spesso in conflitto tra loro e, ancora più spesso, inconciliabili. Due storie quasi aliene l’una dall’altra, alle quali appartengono fatti, dischi, canzoni che disegnano epoche diverse, ambienti diversi, culture diverse.

Per capirci meglio: i Metallica straordinariamente creativi, incredibilmente innovativi, costruttori di un metal che non ha mai avuto concorrenti, e che non è mai stato più sviluppato da nessun altro (fatta eccezione, recentemente, per i Mastodon) appartengono alla nascita del Thrash Metal della Bay Area (la baia di San Francisco dalla quale provenivano tutti i gruppi di quel genere) e al capolavoro centrale di Master Of Puppets, tra i venti dischi cardine dell’intera storia del rock duro. 

Parliamo della seconda metà degli anni ’80, di quando il Metal era ancora un grandissimo ghetto per fanatici del genere (tanti, per altro) e parliamo di un disco talmente sovrastrutturato, talmente avanti per concezione, intuizione, elaborazione, da non aver avuto parole giuste per poterlo descrivere, se non almeno una decade dopo. Con Master Of Puppets ed And Justice For All (senza contare i preparatori Kill Em All e Ride The Lightning, che portarono alla realizzazione di Master Of Puppets) nascono e muoiono i primi Metallica.



Poi i Metallica escono dal guscio. 
Decidono di cambiare.
Decidono di dedicarsi, di regalarsi al grande pubblico.
E per grande pubblico si intendono le masse. Hanno bisogno di una mossa astuta, che permetta di non perdere la folla adorante dei metalheads di tutto il mondo, ma che avvicini a loro anche quelle nuove generazioni che possano, in futuro, garantire ai Metallica lo status di band mondiale. 

Il Black Album diventa l’operazione perfetta. Il grande anello di congiunzione. Lo scacco matto al mondo del rock. Un album fatto di grandissime chitarre, di suoni pieni, ma anche di melodie ben strutturate e mirate, che sfondano i muri delle classifiche di gradimento, prima, e di vendita poi. 

I Metallica accettano il concetto di hit single, e ne sfornano uno dietro l’altro: da Enter Sandman a Sad But True. Ma è il grande compromesso di Nothing Else Matters, la prima vera ballata della band, a piazzare il colpo da 90. 
Una canzone che diventa simbolo dei suoi tempi e che proietta i Metallica nel gotha delle band miliardarie. Nel suono dei Metallica entrano influenze nuove, che sono le vere passioni del gruppo, ovvero i Thin Lizzy, l’Hard Rock, Bob Seger e il country rock.
Morale? 
I Metallica non perdono il vecchio seguito, ma conquistano nuove folle oceaniche. Niente sarà più come prima.


Una lunga premessa, ma a che scopo? 
Non si può capire Death Magnetic senza avere davanti agli occhi la storia dei Metallica. 
Perché seguendo la loro scelta, si trova la chiave di lettura di un album che, tutto sommato, ha ancora qualcosa da dire, e che è figlio di quella seconda storia. Segue il percorso del Black Album, di Fuel e di Reload, e dimentica in fretta il penultimo album del gruppo, St. Anger, maldestro tentativo di tornare alle origini con un disco inascoltabile fatto di canzoni tutte uguali e suoni veramente poco indovinati. 
St. Anger è stata la dimostrazione che i Metallica non hanno più strumenti per tornare indietro, per guardare il loro passato e ripartire da lì. E così i fans. Unica possibilità: rivolgersi al futuro e continuare lungo la strada ormai consolidata. 

Ecco, Death Magnetic è questo: un disco dei Metallica, per come il gruppo californiano è stato negli ultimi quindici anni. Un disco che, quasi, pare il seguito del Black Album, per suoni, strumentazione e concezione. Forse il suo seguito naturale o forse un seguito studiato a tavolino, ma comunque qualcosa di molto vicino a lui.

Sin dall’apertura di That Was Just Your Life, s’intuisce perfettamente quale sarà lo sviluppo di tutta la trama musicale dei nuovi, ritornati Metallica e si ha netta l’impressione che la versalità non appartenga, e non apparterà più alla band. 
Suoni molto omogenei, chitarre estremamente corpose, tempi piuttosto identici, pur segmentati da qualche passaggio intarsiato dal solito, quadratissimo, Lars Ulrich.
Però è l’atmosfera del disco a rendere tutto molto simile e, dal punto di vista della coerenza musicale, inattaccabile

Forse un po’ di più dal punto di vista creativo. Ma, non dimentichiamocelo, stiamo parlando di una band in cui membri vanno verso i cinquant’anni suonati. Impossibile chiedere a loro la freschezza giovanile. Già tanto trovarli così inquadrati e precisi. 

Suicide & Redemption, Broken, Beat & Scarred, The End Of The Line
sono tutti episodi figli della stessa mente, quella di James Hetfield, cantante chitarrista e creatore del nuovo suono Metallica. Dietro di lui, una band che ormai, fatto salvo le linee di basso, si conosce da quasi trent’anni e gioca a memoria su schemi ben consolidati. 

In definitiva, Death Magnetic non è un disco da evitare. Sicuramente è un deciso passo avanti rispetto al già citato St.Anger e, comunque, è molto più coerente del suo predecessore nella definizione del lungo nuovo corso dei Metallica. 

Certamente, chi ha nelle orecchie e nel cuore la prima storia del gruppo, continuerà a guardarli di sbieco, così come si fa con un amico che un po’ ti ha deluso, ma per tutti gli altri Death Magnetic è un album decisamente solido, senza troppe pretese, ma ancora carico di adrenalina e di forza. Niente male di questi tempi.



Tracklist

Deluxe Coffin Boxset

1.    That Was Just Your Life 
2.    The End of the Line 
3.    Broken, Beat & Scarred 
4.    The Day That Never Comes 
5.    All Nightmare Long 
6.    Cyanide 
7.    The Unforgiven III 
8.    The Judas Kiss 
9.    Suicide & Redemption 
10.  My Apocalypse



In uscita il 3 ottobre 2008 l'edizione deluxe per appassionati collezionisti, una "coffin box" - a forma di bara - con un cd con le demo versions dei brani, una penna usb, una piatra con cordoncino, una t-shirt acquistabile solo tramite il coffin box, una bandiera di cotone, posters e quattro plettri. 
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26 settembre 2008 Di Mario Ruggeri


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