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RECENSIONE

Vi chiamerò per nome di Marian Trapassi


"Se c'è una giustizia al mondo, il talento e la grazia di Marian dovrebbero con questo album arrivare finalmente al grande pubblico".
Luca De Gennaro


Dopo aver letto un commento come questo, scritto nella recensione apparsa sul più importante periodico di settore, Rolling Stones, da uno dei maggiori critici italiani, come potevamo non segnalare questo album?
Il pezzo si apre con un attacco altrettanto prestigioso:
"È la miglior cantautrice italiana che non avete mai sentito nominare ed è un po' la nostra Ani DiFranco, strenuamente indipendente". 

Ecco perché l'abbiamo anche intervistata >>>

In realtà la siciliana Marian Trapassi è arrivata al suo terzo disco, vincendo nel frattempo il prestigioso Premio Ciampi della critica (nel 2004 per il miglior debutto discografico dell'anno), traguardo non da poco. Non è l'attenzione dei critici che le manca, ma meriterebbe una maggior popolarità, perché, ne sono certa, basta ascoltare la sua musica una volta per innamorarsene.


Voce pulita, limpida, leggero accento siciliano (ricorda quello di Carmen Consoli, ma non è l'unica somiglianza), musicalità forte, varietà stilistica. 
Nell'album di Marian Trapassi troviamo molto da scoprire con curiosità, nessuna componente sovrasta le altre. I testi sono notevoli, tutti dedicati alle donne, ognuno un ritratto femminile originale, diverso, come una foto di gruppo in cui trova posto anche una donna inventata da Ornella Vanoni, Valentina.

Così si apre La stanza di Carla:

Distrattamente si è chiusa la porta,
e ho perso la chiave, nessuno mi sente
Dolcemente passerà il tempo
qualcuno io penso, mi verrà a cercare certamente
E nel silenzio ogni cosa è piccolissima
E nel silenzio ogni cosa è lontanissima
E i pensieri ritornano veri, i pensieri ritornano veri
ritornano
Casualmente sono sola davvero
era da tanto, io ora prigioniera di me soltanto


Il primo brano, Lucilla e le altre, mi ha ricordato musicalmente un duo che qualcuno di voi avrà forse ancora in mente, Loy e Altomare, due cantautori che hanno preso poi strade diverse ma che negli anni Settanta avevano realizzato alcune cose davvero interessanti.

Difficile però trovare una corrispondenza univoca nell'album. Ogni brano sembra percorrere una strada a sé. 
Una caratteristica del disco è la capacità di creare e ricreare situazioni, musiche, arrangiamenti, sonorità differenti che ci regalano un insieme davvero vario, talvolta quasi spiazzante. De Gennaro nomina Feist, i Genesis, Natalie Merchant e naturalmente Syria, che con lei canta Sofia.
Aggiungerei un'altra siciliana, Giuni Russo, per la visceralità di certi testi e la capacità di raccontare le donne, Suzanne Vega per la sua brillante leggerezza musicale, Norah Jones per alcuni momenti di melodico romanticismo. 
Ma Marian è soprattutto Marian.
Lasciatemi chiudere segnalandovi due piccoli capolavori, che sono i due brani che chiudono questo generoso album: Se bastasse ("se lanciata da una qualsiasi delle primedonne del pop italiano sarebbe un hit immediato") e A braccia aperte.



Se potessi ascoltare ogni voce nascosta
Se potessi provare che ho ragione stavolta
Se potessi guardare oltre i muri e le case
Se potessi rischiare di cambiare ogni cosa

A braccia aperte io continuerei a viaggiare
A braccia aperte io continuerei ad aspettare



La tracklist


1.    Lucilla e le altre
2.    La stanza di Carla, con Niccolò Agliardi
3.    Viola
4.    Marta principessa di carta
5.    Sofia, con Syria
6.    Maja (L'amore che cos'è)
7.    Margherita
8.    Luogo comune, con Veronica Marchi, Diana Tejera, Mirella Lipari, Emy Berti, Valentina Gravili, Lubjan
9.    Vai Valentina, di Ornella Vanoni, Sergio Bardotti, Maurizio Fabrizio
10.  Se bastasse, con Lubjan
11.   A braccia aperte


Il sito ufficiale
Marian Trapassi su myspace
La discografia di Wuz


15 aprile 2008 Di Giulia Mozzato


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