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HOME | sabato 20 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Magic |
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| Artista |
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Bruce Springsteen |
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| Etichetta |
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Columbia |
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| Prezzo |
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€ 21,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 21,50 |
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| Numero Dischi |
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1 |
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| Supporto |
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CD |
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| Data |
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28 settembre 2007 |
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| Genere |
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Pop e Rock Internazionale |
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| EAN |
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0886971706024 |
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Bruce Springsteen
Magic
Forse è vera la tesi di chi sostiene che scrivere di Springsteen, oggi come negli ultimi quindici anni, significherebbe sgranare una lunga serie di luoghi comuni, giusto per non sbagliare e per adeguarsi al mito. Perché, dicono, sia più facile così.
È compito dei sociologi musicali e dei biografi indagare, a tutti gli altri spetta un momento di gloria nello scrivere qualche cartella in favore, o meglio in tributo, ad un autentico mostro sacro del rock. E allora proviamoci. Cambiamo punto di vista. Parliamo del Boss cambiando una, due, tante angolazioni. Parliamo di musica ma anche di uomo. Parliamo di un artista con la A maiuscola. E anche tutte le altre lettere.
C’è qualcosa di magico nella storia di Bruce Springsteen. Ne sono convinto da sempre. Così come sono convinto che lui, da solo, rappresenti e spieghi il concetto radicale, sotterraneo, dietro le linee, offuscato dalle vendite milionarie, ma che è la chiave di volta del pensiero filosofico che sta dietro la musica rock.
Il rock nasce dalla strada. Solo così può avere lunga vita. Altrimenti, è solo una finzione scenica.
Di rock si vive e si muore. C’è chi sceglie gli eccessi e spesso se ne va (e la storia del rock ne è piena). C’è chi invece sceglie di camminare, lungo il fiume e seguire un percorso senza meta, costruendo e ricostruendo passo dopo passo. Dite la verità: pensando a Springsteen non avete mai avuto la percezione, l’immagine, di un uomo in movimento a passo costante e solido? Io sì. Tante volte. Quasi il Boss e la sua musica fossero un moto perpetuo, sostenuto da una fisicità espressiva nata e cresciuta nel blues.
Bruce Springsteen ce lo immaginiamo tutti, da almeno trent’anni, con la Telecaster in mano e la mascella contratta, la smorfia e il sudore a trequarti sul microfono. Il jeans stretto e lo stivale che picchia per terra. Ecco. Lì dentro c’è l’immagine di gran parte del rock. E non tradendo questa origine, si è potuto costruire un mito. Che ha tutte le ragioni per esserlo. E non per Born In The Usa. No. Per diecimila altri motivi. Alcuni di essi, magici.
Springsteen, a parere di chi vi parla, ha scritto una delle più belle ballate della storia: Thunder Road. Un quadro iperrealista di Tom Blackwell. Una scultura di J. Seward Johnson. Con più polvere però e un carico di secoli di storia americana. Ascoltatela in silenzio. Tra le note del piano e la forza delle parole di Bruce. Lì dentro c’è vera magia.
Chi è Bruce Springsteen?
L’unico cantautore in grado di competere con Dylan. L’unico ad avere una forza narrativa e letteraria ben al di là delle necessità musicali. Uno scrittore che per decenni ha parlato a generazioni che ancora cercavano punti fermi per un’identità culturale importante.
Ecco, Springsteen da questo punto di vista è l’ultimo esempio (più degli U2, più di chiunque altro) di musicista non fenomeno e neppure trasversale. Di musicista e basta. Immenso nel suo linguaggio semplice e senza tempo. Potente nella sua luce tra tante ombre. Cantore di un mondo reale, vero, visibile, proprio dietro l’angolo. Aderente alla sua realtà. Mai mistificatore. Mai populista. Mai popolare (fatta eccezione, forse, proprio per Born In The Usa) nel senso di venduto al popolo per un pugno di miliardi.
Bruce Springsteen è stato, ed è ancora, lo sguardo serio e credibile di un mondo musicale, non incredibile, ma NON credibile. Il Boss ha saputo staccarsi anche dall’infinita idolatria che l’ha accompagnato, per riprendere le redini della sua vita artistica e personale. Tornando a se stesso. Nel suo lungo, infinito cammino. Non fallendo mai, come in una sorta di magia.
E di Springsteen potremmo scrivere per ore e, vi confesso, comincio quasi a divertirmi. Potremmo dire di un Boss dalle visioni alla Faulkner, denso e struggente come Fitzgerald, nero come le storie di Guthrie, mai domo e addomesticabile, quasi come Robert Johnson. Vicinissimo, per sapore di polvere e sole bruciante, al miglior Cormac McCharty. Insomma, di un Boss dal talento vero, custodito in un’ampolla di semplicità salutare. Forse perché un uomo che riconosce, ama e ricorda ogni giorno le sue radici, è un uomo speciale. Magico.
Solo lui avrebbe potuto pubblicare quel We Shall Overcome che è uno dei dischi più veri, commoventi e “storici” che la musica rock abbia prodotto negli ultimi quindici anni. Solo lui, spirito guerriero di una storia che forse non esiste più, o che è un qualcosa al quale ci aggrappiamo con forza, per non cedere alla scatola vuota in cui viviamo, avrebbe potuto regalarci interpretazioni radicali di Oh, Mary Don’t You Weep, o della stessa We Shall Overcome. Gemme senza tempo. Che hanno trasmesso a noi, questa volta, un pizzico di magia.
Tutto questo per dire cosa?
Che Bruce Springsteen è pronto con un nuovo disco. Si chiama Magic: guarda caso. E con lui la E Street Band per un disco che si annuncia molto rock, chitarristico ed anche pieno di storie di strada.
Ma questo, in fondo, importa poco, perché sappiamo che lui, anche questa volta, avrà qualcosa da dirci. Qualcosa di magico.
Di Mario Ruggeri
Tracklist
1. Radio Nowhere
2. You’ll Be Comin’ Down
3. Livin’ In The Future
4. Your Own Worst Enemy
5. Gypsy Biker
6. Girls In The Summer Clothes
7. I’ll Work For Your Love
8. Magic
9. Last To Die
10. Long Walk Home
11. Devil’s Arcade
12. Terry’s Song (Ghost Track)
Sono tutte canzoni inedite scritte da Springsteen. L'album è stato registrato ad Atlanta in due mesi con la produzione di Brendan O'Brien.
Questo lavoro è iniziato lo scorso anno, mentre il cantautore americano era impegnato nel "Seeger Sessions Tour" e all'inizio di quest'anno, chiusa l'esperienza acustica (di Seger Session e Devils and Dust) ha riunito la sua storica band e ha registrato i pezzi.
Il suo manager, Jon Landau, ha dichiarato: "Lavoriamo insieme dal 1974 e non penso di averlo mai visto eccitato come per l'uscita di questo album".
"Magic è un cd rock ad alta energia, incredibilmente ben suonato da Bruce e dalla E Street Band. È di grande intrattenimento ma, come sempre, ha anche tanto da dire".
Il brano che lancerà l'album è Radio Nowhere. Landau ha detto invece di puntare molto su The Long Walk Home, "penso che sia uno dei grandi capolavori di Bruce" ha dichiarato.
Certamente un testo nella migliore tradizione americana:
“It's gonna be a long walk home / Hey pretty darling, don't wait up for me”...
Il sito ufficiale di Bruce Springsteen
Il racconto del concerto
Come un killer sotto il sole, il libro sul Boss
La prefazione di Ennio Morricone
L'intervista a Leonardo Colombati
La traduzione di The River
La recensione di Magic
La discografia di Wuz
A cura di Giulia Mozzato
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