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RECENSIONE

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Titolo The Ligeti Project V
Artista György Ligeti
Etichetta Teldec
Prezzo € 19,90
Prezzo IBS € 14,92
Numero Dischi 1
Supporto CD
Data 26 marzo 2004
Genere Musica Sinfonica
EAN 0685738826223
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È stato tra i compositori più originali del Novecento

György Ligeti



“Io una volta a Budapest ho detto per scherzo: ‘quando morirò, se proprio ci tenete a chiamare qualcosa con il mio nome, dedicatemi una strada sbagliata György Ligeti’. Ecco come mi sento io.”

Uno dei compositori preferiti di Stanley Kubrick, che scelse suoi brani per 2001 Odissea nello spazio, Shining ed Eyes Wide Shut, Ligeti non era certamente un musicista “facile” e neppure facilmente collocabile all’interno di una precisa scuola musicale del Novecento. Ma fondamentali sono stati il valore della sua creazione e l'originalità della sua estetica.

La biografia

Era nato nel 1923 in Transilvania, a Dicsöszentmárton (una zona che allora apparteneva all’Ungheria e dal 1947 alla Romania) e si è spento il 12 giugno di quest'anno a Vienna.

"Sono cresciuto a Cluj senza immaginare che da grande avrei fatto il compositore. A Cluj nessuno aveva certi grilli per la testa. Era una città di provincia, più piccola di Lubecca o di Wiesbaden, ma all'incirca di quell'ordine di grandezza. Con i suoi 130.000 abitanti, Cluj era la città più grande della Transilvania. C'erano un teatro lirico e concerti sinfonici. Cluj era stata a lungo ungherese, poi rumena e quindi di nuovo ungherese."

Tutta la sua vita aveva avuto come riferimento geografico l'ex impero austro-ungarico, nei cui territori Ligeti è nato, cresciuto, ha sofferto (di famiglia ebraica deportata, si salvò solamente la madre dai campi di sterminio), studiato, insegnato, ha composto la sua musica... 
Nato da una famiglia di ebrei ungheresi, studiò prima in Romania, poi, dopo le tragiche vicende belliche, a Budapest, che abbandonò nel 1956 dopo la repressione della rivolta ungherese da parte dell'esercito sovietico, divenendo in breve tempo uno dei protagonisti della vita musicale contemporanea, conquistando con partiture come Apparitions, Atmosphères, Volumnia, Lux aeterna e Lontano un successo che andava ben al di là dell'élite della "Nuova Musica".
Gran parte della sua vita fu dedicata all'insegnamento, con la cattedra al Conservatorio di Amburgo e il successivo trasferimento a Vienna. Lavorò inoltre con Stockhausen presso lo Studio di musica elettronica di Colonia e insegnò anche a Stoccolma, tenendo inoltre alcuni corsi estivi presso la fucina della “Nuova Musica” di Darmstadt.


Ligeti compositore

Superando il forte influsso del connazionale Bela Bartok (l’unico dei grandi compositori del Novecento con cui mantenne un intenso rapporto), si è posto in modo critico nei confronti della realtà ed ha formulato linguaggi antidogmatici, non convenzionali che ne hanno fatto un protagonista “isolato” dell’avanguardia musicale, lungo un percorso differente da Nono, Boulez, Berio, Maderna, Stockhausen e tutti i post-weberiani.
Ligeti ha maturato uno stile personale che, fin dai primi anni Sessanta, ha raggiunto la popolarità. Non a caso nella sua formazione personale ci sono studi scientifici ("Da bambino volevo fare lo scienziato, influenzato in questo da mio padre") e una passione matematica e tecnologica. Ha dato vita ad armonie complesse senza rapporti e ritmi e polifonie intricatissime paradossalmente intrecciate con musiche etniche, ma non esenti dalle influenze delle geometrie dei frattali e dell’informatica.
Abbandona melodia, armonia e ritmo per concentrare tutta l'attenzione sul timbro del suono, come in Apparitions (1958-59) e Atmosphères (1961).
È stato scritto che "l’effetto prodotto è quello di una musica priva del senso del tempo, che è come sospeso in un’immobile contemplazione".


Un'altra fase dell’attività ligetiana, che è andata sin oltre la metà degli anni Settanta, ha visto la nascita di quella tecnica musicale che poi lui stesso definì "micopolifonia".
Alcune importanti composizioni come le azioni drammatico-musicali Aventures (1962) e Nouvelles Aventures (1962-65), il Requiem per soprano, 2 cori e orchestra (1963-65), Lontano per orchestra (1967), le Ramifications per archi (1968-69), il Secondo Quartetto (1968) e il Kammerkonzert per 13 strumentisti (1968-70) appartengono a questa fase: "un reticolo di linee minutamente addensate in un tessuto inestricabile e variegato".
Ecco come lui stesso descrisse questa tecnica di composizione: "La complessa polifonia di ciascuna parte è incorporata in un flusso armonico-musicale nel quale le armonie non cambiano improvvisamente, ma si fondono l’una nell’altra; una combinazione distinguibile di intervalli sfuma gradualmente, e da questa nebulosità si scopre che una nuova combinazione di intervalli prende forma".


12 aprile 1978 - Le Grand Macabre: messa in scena al Teatro Reale di Stoccolma
Come spesso accade nell'opera generale di un artista che abbia la fortuna di vivere a lungo come è accaduto a Ligeti, l'ultima fase della sua opera è stata "retrospettiva", un rifersi al passato mantenendo la medesima genialità. Momento di inizio di questa fase è generalmente considerata l’andata in scena dell’opera Le Grand Macabre (Stoccolma, 1978).
  Tra i lavori principali di quest’ultimo periodo si ricordano il Trio per violino, corno e pianoforte (1982), le tre Phantasien per coro su testi di Hölderlin (1983), il Concerto per violino (1992), gli Études pour piano (1985-2001).
Altri pezzi celebri: Continuum (1968), Passacaglia ungherese (1978) e Hungarian Rock. Chaconne (1978). Così come non dobbiamo dimenticare l'apprezzamento di Ligeti per la musica di Steve Reich e Terry Riley.
La più recente composizione di Ligeti è il Concerto di Amburgo per corno e orchestra da camera (1998-99, rivisto nel 2003).


Le sue opere sono, nell'ambito della produzione dei compositori contemporanei, tra le più eseguite nei recenti Festival musicali nazionali e internazionali: da Settembre Musica di Torino, al Milano Musica che nel 2003 gli ha dedicato addirittura l'intera edizione.


La bibliografia

La scheda
Quasi inesistente la bibliografia italiana sul musicista. 
Dopo l'edizione 1985 del  festival torinese di Settembre Musica, che gli ha dedicato un omaggio costituito da alcuni concerti e da un convegno di studi, è nato un volume, importante, pubblicato da Edt: Ligeti
All'epoca, fatta eccezione per alcuni contributi comparsi in riviste specializzate e un paio di monografie, l'una in tedesco e l'altra in inglese, la letteratura su Ligeti era in Italia sostanzialmente assente. Le testimonianze critiche rese nella prima parte da Enzo Restagno, Ivanka Stoianova, Ulrich Dibelius, Wolfgang Schreiber, Monika Lichtenfeld, Armando Gentilucci e Franco Donatoni, e i saggi dedicati nella seconda parte a ciascuna opera, fanno di questo libro un importante strumento di studio e di consultazione, che non dimentica la voce stessa di Ligeti espressa attraverso documenti autobiografici, note e saggi critici.


In commercio attualmente anche György Ligeti di Richard Toop, in edizione inglese Phaidon, e György Ligeti. Études pour piano, premier livre. Le fonti e i procedimenti compositivi, edizioni Edt 2003, pubblicato in occasione del suo ottantesimo compleanno.
In edizione inglese è invece reperibile Gyorgy Ligeti: Music of the Imagination di Richard Steinitz (2003), Northeastern University Press.


La recensione
Fondamentale, infine, il volume Lei sogna a colori scritto dallo stesso Ligeti con Eckhard Roelke, giornalista e critico musicale tedesco (Alet 2004).
"Sullo sfondo l’Europa bellica e postbellica, si tratteggia, inizialmente, un Ligeti amante della chimica e dei grandi sistemi matematici. Sfogliando le pagine poi, osserviamo il protagonistainteressarsi alla musica e alla composizione, alla creazione di enormi sistemi e figure non lontane dalle strutture chimiche, come quella complessa della clorofilla che tanto lo aveva affascinato da ragazzo perché “ha al centro un atomo di magnesio, come un ragno in agguato in mezzo alla ragnatela”. Scopriamo un Ligeti dedito al rigore e alla precisione e, soprattutto, al “mestiere”. Comporre è un mestiere, richiede logica e coerenza. Il compositore non è dissimile da un matematico o da un chimico. Ligeti sperimentalista, alla ricerca di linguaggi sempre nuovi, di spunti sempre diversi, ci spiega come il tic tac di una macchina da scrivere possa diventare un Concerto per cento metronomi.
Parla di tutto: di musica, di politica, di architettura; ci mostra angoli della sua Budapest, di Amburgo, dell’amata e odiata Berlino. E inoltre compie un viaggio nel mondo musicale che attraversa tutti i continenti: c’è tanto materiale a cui attingere per poter comporre, ci sono tantissimi modelli musicali distanti dal nostro...
A un certo punto Ligeti si stanca di rispondere alle domande e propone gli argomenti di cui vuole parlare: “l’impossibilità di portare avanti la tonalità maggiore-minore e la tonalità funzionale”.
E qui analizza criticamente tutta la produzione musicale e, soprattutto, le sue composizioni. La sua lucidità e l’assoluta conoscenza della musica, non solo occidentale, lo porta ad un’analisi molto diretta nei confronti dei suoi pezzi, secondo lui, non molto riusciti. Bisogna essere liberi e originali quando si compone; ma non è possibile far questo se non si conosce perfettamente il mestiere e questo lo si apprende solo dagli insegnamenti dei grandi maestri, come Bach, Haydn, Schubert, Debussy e Stravinsky".


Dalla rete


La discografia di Wuz

15 giugno 2006 Di Giulia Mozzato


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