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L'incipit del romanzo La versione di BarneyCosì inizia uno dei romanzi di successo più amati (e odiati, ma mai valutato con indifferenza) degli anni che hanno diviso i due millenni. Uscito nel 1997 e publbicato in Italia nel 2000, La versione di Barney di Mordecai Richler è un romanzo intransigente, forte, a tratti respingente ma anche tanto affascinante da diventare un modello di scrittura seguito da decine di autori.
I CLARA 1950-1952
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Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata. Fra l'altro mettendomi a scribacchiare un libro alla mia veneranda età violo un giuramento solenne, ma non posso non farlo. Non posso lasciare senza risposta le volgari insinuazioni che nella sua imminente autobiografia Terry McIver avanza su di me, le mie tre mogli (o come dice lui la troika di Berny Panofsky), la natura della mia amicizia con Boogie e, ovviamente, lo scandalo che mi porterò fin nella tomba. Il tempo, le febbri, questo il titolo della messa cantata di Terry, è in uscita per i tipi del Gruppo (chiedo scusa, il gruppo, si scrive così), una piccola casa editrice di Toronto che gode di lauti sussidi governativi e pubblica (su carta riciclata, potete scommetterci la testa) anche un mensile, "la buona terra". Terry McIver e io, due montrealesi fatti e finiti, eravamo insieme a Parigi nei primi anni Cinquanta. Se proprio devo dirlo, Terry era a malapena tollerato dalla mia ghenga, un'accozzaglia di giovani scrittori arrapati, senza un soldo e subissati di lettere di rifiuto, eppure palesemente convinti che tutto fosse a portata di mano - che fama, successo e bambole in deliquio fossero lì, dietro l'angolo, proprio come il leggendario omino Wrigley della mia infanzia. Che si diceva fermasse i bambini per strada e regalasse un bel dollarone a tutti quelli trovati con una cartina di chewing-gum Wrigley in tasca. Io quel munifico omino non l'ho mai visto neanche in fotografia, ma parecchi della ghenga, dài e dài famosi lo sono diventati: quel matto di Leo Bishinsky, ad esempio, e Cedric Richardson - anche se con un nome d'arte -, e naturalmente Clara. Clara, che da morta è diventata un santino femminista, una martire immolata sull'altare del più bieco sciovinismo maschile. Il mio, parrebbe.
© 2000, Adelphi edizioni
| 28 luglio 2010 | | Di Mordecai Richler |
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