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Perché essere vegetariani o vegani? Ecco la risposta di Jonathan Foer, che spera con il suo nuovo libro di fare proselitiSi intitola Se niente importa. Perché mangiamo animali? in originale molto più semplicemente Eating Animals, ed è una dichiarazione d'amore nei confronti del nostro prossimo non umano, una dimostrazione di sensibilità molto al di sopra della media e un atto d'accusa nei confronti di un mondo indifferente alla sofferenza e al dolore. Ecco, in questo brano, come racconta di aver scoperto da bambino dell'esistenza di persone che non mangiano animali.
Quando seppi che sarei diventato padre venni colto da impulsi inattesi. Mi misi a riordinare la casa, a sostituire lampadine fulminate da tempo immemore, a lavare i vetri e ad archiviare carte. Feci riparare gli occhiali, comprai una decina di paia di calze bianche, montai un portapacchi sul tettuccio della macchina e una rete per il cane nel bagagliaio, feci la prima visita medica dopo cinque anni... e decisi di scrivere questo libro. La paternità mi ha dato lo slancio immediato per imbarcarmi in questo viaggio letterario, eppure era una vita che stavo preparando le valigie. Quando avevo due anni, tutti gli eroi delle mie storie della buonanotte erano animali. Quando avevo quattro anni, ci fu affidato il cane di un cugino per l’estate. Io gli diedi un calcio. Mio padre mi spiegò che non si prendono a calci gli animali. Quando avevo sette anni, piansi la morte del mio pesce rosso. Scoprii che mio padre l’aveva buttato nello sciacquone. Spiegai a mio padre – con parole meno civili – che non si buttano gli animali giù nello sciacquone. Quando avevo nove anni, ci capitò una baby-sitter che non voleva fare male a niente. Fu così che mi rispose quando le chiesi perchè non mangiava il pollo insieme a me e al mio fratello maggiore: «Io non voglio fare del male a niente». «Fare del male?» ripetei. «Tu sai che il pollo è pollo, giusto?» Frank mi lanciò un’occhiata: Mamma e papà hanno affidato a questa scema i loro preziosi bambini? Forse, o forse no, la sua intenzione era di convertirci al vegetarianismo – il fatto che le discussioni sulla carne tendano a farci sentire con le spalle al muro non significa che tutti i vegetariani facciano proselitismo –, ma essendo lei una ragazzina non aveva le inibizioni che molto spesso impediscono di raccontare con tutti i crismi questa storia. Senza drammi o retorica, condivise quello che sapeva. Io e mio fratello ci guardammo, con la bocca piena del pollo che aveva subito del male, e pensammo contemporaneamente: «Com’è possibile che non ci abbia mai pensato prima, e perchè diavolo nessuno me l’ha mai detto?»
© Uga Guanda editore 2010
| 22 febbraio 2010 | | Di Jonathan Foer |
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