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Cominciamo a leggere: Un uomo solo

Un romanzo di Christopher Isherwood, edito da Adelphi

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II risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci si aspettava di essere; come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un'intera giornata più di ieri, un anno più dell'anno scorso. Ogni ora ha un'etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse - no, non forse, di sicuro - succederà.
La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando.
Ma intanto la corteccia, questo severo controllore, ha preso il suo posto ai comandi e li ha verificati uno per uno; le gambe si stirano, la parte inferiore della schiena si inarca, le dita si tendono e si flettono. E a quel punto l'intero sistema riceve il primo ordine del giorno: IN PIEDI.
Docile - anche se scosso dalle fitte di artrite ai pollici e al ginocchio sinistro, un po' nauseato per lo spasimo al piloro -, il corpo si alza dal letto e si trascina in bagno, dove vuota la vescica e si pesa; tutto quel sudore in palestra, e ancora un pelo sopra i sessantotto chili. Poi, davanti allo specchio.

Lo specchio, più che un volto, riflette l'espressione di una difficoltà. Ecco cosa mi sono fatto, ecco il pasticcio che dio sa come ho combinato negli ultimi cinquantotto anni; espresso da uno sguardo opaco e tormentato, da un naso ispessito, da una bocca piegata in una smorfia come per l'acidità delle sue stesse tossine, da guance che cascano dai sostegni muscolari, da una gola che pende floscia in piccole pieghe rugose. Lo sguardo provato è quello di un nuotatore o di un podista stremati; eppure, di fermarsi non se ne parla. L'individuo che stiamo osservando lotterà senza tregua fino al crollo. E non per eroismo. Perché non sa immaginarsi un'alternativa.
Continuando a fissarsi nello specchio, vede parecchi volti dentro il suo - il volto del bambino, del ragazzo, del giovane uomo, dell'uomo un po' meno giovane - ancora tutti presenti, conservati come fossili su strati di roccia, e, come fossili, morti. Il loro messaggio a questa creatura viva e morente: Guardaci - siamo morti - di che cosa hai paura?

E la risposta: a voi è successo un po' alla volta, senza scosse. Io ho paura che qualcuno mi spinga, all'improvviso.
Fissa, continua a fissare. Le labbra si schiudono. Ora respira attraverso la bocca. Poi, di colpo, la corteccia gli ordina di lavarsi, di radersi, di pettinarsi. La nudità va coperta. Deve vestirsi perché sta per uscire, per andare nel mondo degli altri; e gli altri devono poterlo riconoscere. Bisogna che la sua condotta, ai loro occhi, sia accettabile.
Si lava, si rade, si pettina senza opporre resistenza; perché accetta le proprie responsabilità verso gli altri.
Si sente quasi felice di avere un posto tra loro. Sa cosa ci si aspetta da lui.

© Adelphi  


Christopher Isherwood - Un uomo solo
Titolo originale: A Single Man
Traduzione di Dario Villa
148 pag., € 16,00 - Adelphi (Fabula)
ISBN 978-88-459-2468-2


13 gennaio 2010 Di Christopher Isherwood


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