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Cominciamo a leggere: Morte a Firenze

L'ultimo romanzo di Marco Vichi, edito da Guanda


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Firenze, ottobre 1966 Nel dormiveglia allungò una mano per cercare il corpo caldo di Elvira, ma trovò solo il ruvido lenzuolo di lino e si ricordò che lei se n'era andata. Si sdraiò sulla schiena e si mise a fissare il buio. Un'altra donna era entrata nella sua vita e ne era uscita in fretta, come un proiettile che trapassa la carne. Forse la donna che faceva per lui sarebbe nata fra cento anni, oppure era già nata, vissuta e morta. In ogni caso non l'avrebbe mai conosciuta.
Ogni volta che si ritrovava nuovamente da solo, gli si affacciava davanti un mondo sconosciuto da ricostruire. Era un po' come rinascere, e sotto il malessere sentiva serpeggiare un senso di libertà...
Che ora poteva essere? Sbirciò le persiane e tra le stecche non vide nessun chiarore. Si sentiva a pezzi. La speranza che il ragazzine venisse ritrovato vivo si assottigliava ogni giorno di più. Il piccolo Giacomo era sparito nel nulla da cinque giorni. Tredici anni appena compiuti, capelli castani, occhi marroni, un metro e quarantasette. Un ragazzine tranquillo, studioso, obbediente. E se invece era soltanto scappato di casa? A tredici anni è normale fare qualche coglionata...
Avrebbe fatto i salti mortali perché le cose stessero in quel modo, ma non ci credeva nemmeno un po'. Ne parlava spesso con Piras, il suo giovane braccio destro, ma anche il sardo era pessimista. Non erano riusciti a fare un solo passo avanti, non avevano il minimo indizio a cui appigliarsi...
Il suono del campanello lo fece sobbalzare, e si ricordò del Botta. Era lunedì. Il suo amico ex galeotto gli aveva strappato la promessa di andare insieme a cercare funghi sulle colline, sopra Poggio alla Croce. Era il momento giusto, aveva detto il Botta.
Dopo molte giornate di pioggia era uscito un po' di sole e le temperature erano salite. Il lunedì era un ottimo giorno, niente famigliole a passeggio e pochi cacciatori. Bordelli non era un grande appassionato di funghi, non ci capiva nulla e non era mai andato a cercarli. Ma una camminata nei boschi gli avrebbe fatto bene. Pensare a quel ragazzine lo stava logorando.
Rotolò giù dal letto e si affacciò alla finestra, sentendo l'aria fresca sul viso. Il cielo era ancora nero, e sul marciapiede intravide appena un'ombra.


«Ennio, sei te?» disse a voce bassa.
«No, sono la Befana...»
«Vieni su, ci prendiamo un caffè.» Richiuse i vetri senza fare troppo rumore, e a piedi nudi andò ad aprire la porta. S'infilò in fretta i pantaloni e si lavò il viso con l'acqua fredda per svegliarsi. Quando il Botta lo trovò in canottiera, allargò le braccia.
«Commissario, non mi dica che stava dormendo... Sono già le cinque e mezzo... »
«Metti su il caffè, faccio in un attimo. » Finì di vestirsi, prese dall'armadio un paio di vecchi scarponi e raggiunse il Botta in cucina. Mandarono giù il caffè in un sorso e uscirono. Nel silenzio di San Frediano, il motore del Maggiolino faceva un fracasso infernale. Sbucarono in piazza Tasso e voltarono a sinistra. Sotto il cielo nero viale Petrarca era deserto. Arrivarono a Porta Romana e imboccarono il viale di Poggio Imperiale. In salita il Maggiolino rombava come un carro armato.
«Promettimi una cosa, Ennio.»
«Sentiamo...»
« Se non troviamo funghi non metterti a piangere. »
«Lei sta dicendo una cosa impossibile, commissario. Ne troveremo così tanti che dovremo lasciarli. »
«Ne sei proprio sicuro? »
«Lei faccia il mestiere suo, che lo fa bene... ma lasci perdere quello che non sa. »
« Mi piacerebbe essere ottimista come te. » Pensava al ragazzine scomparso, e si sentiva quasi in colpa a perdere tempo dietro ai funghi. Ma che poteva fare? Stare in ufficio a rodersi il fegato guardando le foto del piccolo Giacomo? A che sarebbe servito?

© 2009, Guanda


Marco Vichi – Morte a Firenze, Un’indagine del commissario Bordelli
344 pg., 17,00 € - Edizioni Guanda 2009 (Narratori della Fenice)
ISBN 978-88-60-88184-7


18 settembre 2009  


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