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HOME | giovedì 09 febbraio 2012 |
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Cominciamo a leggere: NoiUn romanzo di Walter Veltroni, edito da Rizzoli
Giovanni avrebbe passato ore a guardarlo. Era incantato dalla magnifica perfezione di quell'oggetto. Una concessione alla meccanica, e dunque al progresso, in quell'isola senza tempo che è Villa Borghese. L'idrocronometro del Pincio era diventato per lui una meta fissa. Quell'anno la scuola era finita prima del solito, a causa della guerra. Al mattino si svegliava presto, quando Cesare e Francesco, i suoi due fratelli gemelli, uscivano rumorosamente per andare a scaricare cassette di frutta ai Mercati generali. Si alzava che il padre era già al lavoro e la madre a fare la fila con la tessera in mano, per cercare di conquistare un po' di carne o di zucchero. Così lui si ritrovava solo. Gli piaceva, quel modo di cominciare la giornata. Si sentiva padrone, a quattordici anni, del suo tempo. Si sentiva padrone di quel luogo, anche solo per poche ore. Al loro rientro, tutti gli altri membri della famiglia sarebbero stati più importanti di lui. Allora apriva la finestra e per un po' stava a sentire le voci della piazzetta del quartiere. Ormai le conosceva a memoria. Riconosceva il modo di salutarsi e poteva prevedere le frasi, sempre le stesse, con le quali la gente del rione rendeva omaggio a un nuovo giorno. Qualche volta sorrideva prima che le pronunciassero, quelle frasi. In fondo l'idea che fuori ci fosse quel mondo sempre uguale mitigava la sensazione di solitudine che la casa deserta induceva. Giovanni si preparava una tazza di orzo accompagnata da un piccolo pezzo di pane, che tagliava a fette per farlo durare di più. Da quel tozzo una volta era riuscito a tirar fuori addirittura ventidue fettine. Il che prolungava la rassicurante possibilità di pensare, mangiandolo, che ce ne fosse ancora.
Giovanni aveva fame, come tutti. E quando d'inverno era a scuola aveva freddo, come tutti. Durante le lezioni lui e i suoi compagni battevano i piedi sul pavimento per riscaldarsi. A quelli del piano di sotto poteva sembrare una disciplinata marcia da sabato fascista. Invece era il solo modo per evitare i geloni. I professori capivano e, in verità, battevano i piedi anche loro. Perché il freddo, cattivo ma equanime, non conosceva gerarchie. Ma quella mattina, il primo giorno di giugno, faceva caldo. Molto caldo. Dalla finestra, mentre si sporgeva con la tazza in una mano e una fetta di pane nell'altra, poteva vedere il suo piccolo mondo. Le botteghe, le donne che cucivano sedute sulle sedie portate da casa, i bambini che giocavano a nizza. Sembrava tutto normale, in quell'inizio di estate del 1943. Ma lui sentiva che non era così, che di lì a poco non sarebbe stato così. Si era abituato a convivere con una minaccia sottile, invisibile, costante. Persino a casa sua, dove a ricordarglielo c'erano quei fogli di carta azzurra incollati all'interno delle finestre per evitare che le luci della sera fossero viste dagli aerei nemici. Ma era solo una minaccia remota, un rischio lontano. Roma era la città del papa. E, come non bastasse, era la città del Colosseo. Dunque, come tutti dicevano, nessuno avrebbe mai bombardato il Vaticano o il Foro Romano.
Walter Veltroni - Noi 347 pag., € 19,90 – Rizzoli (Rizzoli best) ISBN 978-88-17-03554-5
| 11 settembre 2009 | | Di Walter Veltroni |
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