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Iniziamo a leggere: Vedi di non morire | | leggi la recensione | Ecco le prime pagine del libro d'esordio di Josh Bazell che ha scalato le classifiche dei paesi in cui è stato pubblicato
Allora: mentre sto andando al lavoro, mi fermo a guardare un topo e un piccione che fanno a botte e un idiota mai visto prima cerca di rapinarmi. Ha una pistola, chiaro. Mi arriva alle spalle e me la pianta alla base del cranio. Fredda com’è, ha quasi un effetto piacevole, una sorta di digitopressione. – Non si agiti, dottore, – mi fa. Il che spiega tutto. Anche alle cinque di mattina non ho proprio l’aria del pollo da spennare, visto che sembro l’incrocio tra una statua dell’Isola di Pasqua e uno scaricatore di porto. Ma il coglione si è accorto dei pantaloni azzurri usa e getta che mi spuntano dal soprabito e degli zoccoli traforati di plastica verde, e si è messo in testa che ho le tasche piene di pasticche e quattrini. E che magari ho anche fatto giuramento di non prenderlo a calci se cerca di portarmeli via. Pasticche e quattrini ce li ho, ma mi basteranno a malapena ad arrivare a sera. E l’unico giuramento che abbia mai pronunciato, se ricordo bene, è quello di non far mai del male per primo. Visto come stanno le cose, ormai siamo oltre. – Okay, – dico, alzando le mani. Il topo e il piccione se la danno a gambe. Cagasotto. Girandomi su me stesso, mi tolgo la pistola dalla nuca e mi ritrovo con la mano destra proprio sopra il braccio di quel coglione. Gli afferro il gomito e lo tiro con forza verso l’alto, facendogli saltare i legamenti come tappi di champagne. Fermiamoci un istante ad approfondire la faccenda. Le due ossa dell’avambraccio, il radio e l’ulna, si muovono in maniera indipendente l’una dall’altra e possono anche ruotare. Per capirlo, rivolgete la mano col palmo verso l’alto – in questa posizione, ulna e radio sono parallele – e poi giratela verso il basso. In questo modo, le ossa si spostano formando una X. Per farlo, richiedono un complicato sistema d’ancoraggio al gomito, là dove i legamenti avvolgono le estremità delle ossa medesime in maniera più o meno elastica, come il nastro attorno al manico di una racchetta da tennis. Strapparli è un vero peccato. Ma in questo momento io e il cazzone abbiamo un problema ben più serio. Vale a dire che, mentre gli sto sfracellando il gomito con la mano destra, la sinistra – che ho portato, non ricordo neanche come, all’altezza del mio orecchio destro – è pronta per abbattersi di taglio sulla sua gola. Se lo becco, gli distruggo i fragili anelli di cartilagine che servono a tenere aperta la trachea durante l’inspirazione. Di conseguenza, al suo prossimo respiro, la suddetta trachea si chiuderà come il buco del culo, lasciandogli non più di sei minuti di vita prima dell’incontro con la Grande Mietitrice. Anche se decidessi di rovinare la mia penna marchiata Propulsatil e praticargli una tracheotomia. Così, visto che non mi interessa farlo secco, cerco di forzare verso l’alto la traiettoria della mano, puntando altrove; e neanche verso il mento o, peggio, la bocca – cosa che mi avrebbe fatto un po’ schifo – ma dritto sul naso. Che si schiaccia come argilla bagnata. Con qualche rametto dentro. Il coglione si abbatte sul marciapiede, privo di sensi.
© Giulio Einaudi Editore 2009
| 10 luglio 2009 | | Di Josh Bazell |
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