WUZ  
  HOME | giovedì 18 marzo 2010
Cerca nel sito
INCPIT

Iniziamo a leggere: La biblioteca dei morti

leggi la recensione
Le prime frasi del romanzo di Glenn Cooper, scrittore americano esordiente di successo


New York,
21 maggio 2009


David Swisher ruotò la trackball del BlackBerry finchè non evidenziò l’e-mail del direttore finanziario di un suo cliente. Il tizio voleva discutere di un prestito e, siccome veniva da Hartford, gli chiedeva quando sarebbe stato disponibile. Ordinaria amministrazione. Digitò col pollice una risposta, mentre la berlina procedeva a singhiozzo nel traffico di Park Avenue.
   Un trillo annunciò un’e-mail. Era di sua moglie: Ho una sorpresa per te.
   Le rispose con un SMS: Fantastico! Non vedo l’ora.
   Fuori del finestrino, i marciapiedi erano gremiti di newyorchesi inebriati dal risveglio della primavera. La luce crepuscolare e l’aria tiepida davano slancio ai loro passi e mettevano allegria. Gli uomini con la giacca appesa al pollice e le maniche rimboccate sentivano il vento sugli avambracci scoperti e le donne in gonna corta e leggera lo avvertivano contro le gambe. La vitalità stava aumentando. Gli ormoni, intrappolati come navi nel ghiaccio artico, ricominciavano a scorrere nel disgelo primaverile. Gli spiriti sarebbero stati bollenti, quella sera in città. Da una finestra chissà dove, arrivavano le note della Sagra della primavera di Stravinskij e la musica si mescolava con la cacofonia della città.
   Tutto ciò passava inosservato a David, concentrato sul piccolo schermo LCD. Anche lui passava inosservato, nascosto dal finestrino fumé: managing director di una banca d’investimento, trentasei anni, indossava un completo leggero di Barneys e aveva un viso triste, segnato da una giornata che non aveva giovato per nulla alla sua carriera, al suo ego o al suo conto in banca.
   La berlina si fermò davanti al suo palazzo tra Park Avenue e l’81st Street e, nei quattro metri che separavano il cordone del marciapiede dal portone, David si rese conto che il tempo era piacevole. Per festeggiare, inspirò una boccata d’aria a pieni polmoni, quindi riuscì a fare un sorriso al portiere. «Come butta, Pete?»
   «Benone, Mr Swisher. Come sono andati i mercati oggi?»
   «Un bagno di sangue.» Gli passò accanto. «Tieni i soldi sotto il materasso.» Quella battuta era il loro piccolo rituale.
   Il suo appartamento di nove stanze a un piano alto gli era costato poco meno di cinque milioni di dollari. L’aveva comprato subito dopo l’11 settembre, quando il mercato e i venditori erano molto nervosi. E quello era un vero gioiello, un palazzo di lusso che risaliva a prima della guerra, coi soffitti di quattro metri e un caminetto autentico. Su Park Avenue, per di più! A David piaceva acquistare quando il mercato era al minimo, qualunque mercato fosse. Ecco come lui e la moglie si erano ritrovati con più spazio di quanto una coppia senza figli avesse bisogno. Ma quello era un trofeo che suscitava l’ammirazione stupita della sua famiglia, una cosa che lo rendeva sempre felice. D’altronde, ora ne valeva più di sette milioni e mezzo, di dollari, perciò, tutto considerato, era stato un ottimo affare.
   La cassetta della posta era vuota. «Ehi, Pete, mia moglie è già rientrata?»
   «Circa dieci minuti fa.»
   Ecco qual era la sorpresa.
   La ventiquattrore della moglie era sul tavolo dell’entrata, appoggiata su una pila di posta. David chiuse la porta senza far rumore e provò a camminare in punta di piedi, nel tentativo di arrivarle di soppiatto alle spalle, stringerle i seni e strusciarsi contro di lei. Il suo modo ideale di divertirsi. Fu il marmo italiano a mandare all’aria il suo piano: i morbidi ed eleganti mocassini scricchiolarono abbastanza forte da tradirlo.
   «David? Sei tu?»
   «Sì. Sei tornata prima», esclamò lui. «Come mai?»
   Dalla cucina giunse la risposta. «La mia deposizione è stata rinviata.»
   Non appena udì la voce di David, il cane arrivò correndo come un razzo da una stanza per gli ospiti collocata nella parte opposta dell’appartamento. Le zampette scivolarono sul marmo, e il barboncino finì per cozzare contro il muro come un giocatore di hockey.
   «Bloomberg!» esclamò David. «Come sta il mio piccino?» Mise giù la valigetta e prese in braccio il batuffolo bianco, che gli leccò la faccia con la guizzante lingua rosa, mentre agitava freneticamente la coda mozza. «Non fare pipì sulla cravatta di papi, eh? Non farlo. Bravo, bravo. Tesoro, Bloomie ha fatto la sua passeggiata?»
   «Pete ha detto che Ricardo lo ha portato a spasso alle quattro.»
   David mise giù il cane e andò a prendere la posta, smistandola in varie pile come faceva sempre, in modo quasi ossessivo: le fatture, gli estratti conto, la pubblicità, la posta personale, i cataloghi di lui, i cataloghi di lei, le riviste, una cartolina...

© 2009, Casa Editrice Nord



03 giugno 2009 Di Glenn Cooper


Condividi su:


Copyright © 1996/2010 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato. Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione