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Iniziamo a leggere: La morte moderna | | leggi la recensione | Le prime frasi del romanzo di Carl-Henning Wijkmark
Un centro congressi sullo stretto dell’Öresund. Navi cisterna passano in fila nella foschia primaverile. Tra uno scafo e l’altro si intravedono Kronborg e Helsingör.
Primo giorno, mattina
MODERATORE: Buongiorno a tutti, mi chiamo Bert Persson, sono il direttore del dipartimento e vi do il mio cordiale benvenuto a questo simposio sul tema “La fase terminale della vita umana”, abbreviato nella nostra sigla FATER. Siamo noi stessi gli organizzatori, e la maggior parte dei presenti ha già quindi avuto modo di conoscersi in quella sede. Il FATER, come sapete, è il comitato interno del Ministero degli Affari Sociali che si occupa di questioni che riguardano appunto la fase terminale della vita umana. Vorrei dunque rivolgere un benvenuto particolare ai partecipanti esterni che hanno accettato di fornirci i loro punti di vista e con i quali siamo grati di poter testare le nostre idee. In questa fase preliminare di un progetto così radicalmente nuovo, siamo più che desiderosi di stendere i nostri tentacoli in varie direzioni e captare critiche e indicazioni in una discussione informale. La fase terminale della vita umana: tocca evidentemente uno spettro incredibilmente ampio di questioni, che vanno dalla teologia e dalla filosofia alla sociologia, la biologia e la chimica. Quando abbiamo spedito inviti e programma, abbiamo anche fatto presente un paio di regole del gioco che devono essere rispettate nell’ambito di seminari che riguardano questioni così delicate per l’opinione pubblica. Spero che a nessuno dispiaccia se le riassumo brevemente. Prima di tutto: questo è un seminario a porte chiuse. I media non sono ammessi e non possono essere contattati né adesso né dopo su ciò che verrà discusso qui dentro, se non con mio esplicito consenso. È mio dovere ricordarvi la nuova legge sulla tutela del segreto dei progetti di ordine sociale, che si applica pienamente in casi come questo. In secondo luogo, una preghiera a voi tutti di non interrompere questo nostro isolamento se non per motivi di estrema necessità. È largamente dimostrato che la continuità del tempo trascorso insieme è della massima importanza per arrivare a un reale dibattito e di conseguenza per la riuscita di un simposio. E con ciò ho finito la parte sgradevole. Speriamo di poterla un po’ compensare con la qualità del servizio e la possibilità di approfittare di sauna, biliardo e tennis da tavolo. E con il piacere della compagnia, ovviamente. L’ordine del giorno l’avete davanti. Nel mio discorso introduttivo presenterò una panoramica del problema e un orientamento di policy dal punto di vista del Ministero. Ci sarà anche un breve sguardo retrospettivo sui precedenti lavori di ricerca in questo campo. Poi abbiamo due interventi. Caspar Storm dell’Istituto di Bioetica parlerà di “etica medica ed etica sociale”. Dopo pranzo Aksel Rönning ci darà quello che chiama uno “sguardo retrospettivo sulla storia del valore umano”. Aksel Rönning è uno storico delle idee e scrittore danese, ma è attivo e conosciuto qui in Svezia ormai da molti anni. La discussione è sempre libera, nel senso che è consentito interrompere il relatore con domande e commenti – è meglio che possano inserirsi con la loro freschezza nell’immediato contesto. Voglio anche approfittare dell’occasione per pregare voi tutti di cercare di astenervi dall’utilizzare termini eccessivamente tecnici, dal momento che, per il carattere stesso dell’argomento, siamo un gruppo professionalmente molto misto e trasversale. Ve ne sarò grato. Ma ora basta con le mie raccomandazioni e veniamo al dunque. Prima però consentitemi di gettare un’occhiata al passato. Negli anni Settanta avevamo condotto un’indagine sull’assistenza sanitaria nella fase terminale della vita. Avevamo quindi definito lo scopo della ricerca in termini di problema medico e non di problema sociale globale. Con l’ovvia conseguenza che le professioni della salute, cioè in primo luogo come al solito professori di medicina e primari ospedalieri, avevano avuto una maggioranza compatta rispetto ai rappresentanti di altri interessi sociali. L’indagine era incentrata sui pazienti e sul personale, e l’aspetto economico non veniva praticamente neanche preso in considerazione. Del resto è tutt’ora in generale un campo piuttosto trascurato qui da noi in Svezia. Verso la fine degli anni Settanta è arrivato un certo numero di rapporti, alcuni anche molto ben fatti, ma nel complesso puramente descrittivi, senza conclusioni propositive. E alla fine una relazione che in realtà non mirava a nessun cambiamento e che di conseguenza non ha portato a nessun intervento radicale.
© 2008 Iperborea s.r.l.
| 03 giugno 2009 | | Di Carl-Henning Wijkmark |
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