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Iniziamo a leggere Lotta di classe | | leggi la recensione e acquista su IBS | L'ultimo libro firmato dall'attore e autore Ascanio Celestini
Prima parte Salvatore, il fratello piccolo
Quando il dottore ha aperto mia madre, non ha trovato l’esofago. S’era bruciato con l’acido. Mio padre ci ammazzava i topi nel gallinaro. Diceva che mio zio non ne prendeva manco uno con le trappole, che il formaggio e la trappola a molla funzionano solo nei cartoni animati di Tom e Jerry. Allora buttava l’acido nelle tane dei topi e li bruciava. Ma poi stava per cominciare l’inverno e voleva capire se col freddo l’acido si congela. Diceva «magari gli butto l’acido e invece di bruciarsi i topi fanno pattinaggio su ghiaccio». Ha messo la bottiglia in freezer per fare la prova e mia madre se l’è bevuta. È successo per sbaglio. Quando il dottore l’ha aperta non ha trovato l’esofago.
Mio zio dice che una volta ha aperto una gallina e ci ha trovato un uovo. Ha aperto l’uovo e ci ha trovato un pulcino. Io gli ho detto «pensa se quella gallina se la mangiava una pecora. E quella pecora se la mangiava una vacca e quella se la mangiava una balena. Ci stava un pescatore che pescava una balena ripiena di vacca che era ripiena di pecora ripiena di gallina ripiena d’uovo che era ripieno di pulcino». Mio zio ha detto che «non è possibile perché la pecora è vegetariana». Io gli ho risposto «vabbè, allora il pescatore pescava una balena ripiena di vacca che era ripiena di pecora e basta». Zio dice «non è possibile perché anche la vacca è vegetariana». E io «allora pescava una balena ripiena di vacca e dentro un po’ d’erba». Lui m’ha detto che «le balene non mangiano carne». Ma io gli ho risposto che «non può essere vero perché si dice sempre che il pesce grande mangia il pesce piccolo. Se non è ripiena di vacca, quella balena sarà ripiena di squali». E lui «la balena non è un pesce. È un mammifero e si mangia il plancton. Se gli apri lo stomaco ci trovi dentro una specie di acquetta verde». Io ho pensato che il dottore quando aprirà la signorina Patrizia ci troverà dentro una specie di plancton perché in questi dodici mesi di coma l’hanno alimentata col sondino endogastrico. Dentro ci troveranno solo un po’ d’acqua. Sarà pulita come una bottiglia appena sciacquata.
Comunque mi chiamo Salvatore. Il fratello piccolo di Nicola. Lui diceva che ero deficiente e invece non era vero. Pure lui lo sapeva che non era vero. Pure mio zio lo sapeva e infatti mi diceva «studia, e trovati un lavoro meglio di Nicola che fa il precario al call center. Cerca di finire meglio di lui che risponde al telefono alla gente e manco la guarda in faccia. Come si dice? Pure l’operaio vuole il figlio dottore, ma a me mi va bene pure se fai l’ingegnere». Io gli dicevo «zio, dottore vuol dire laureato, dunque pure l’ingegnere è dottore». Ma lui rispondeva «non importa. Dottore o ingegnere va bene lo stesso». Io studiavo ma mi piacevano pure le donne. Mi piacevano e mi piacciono ancora quelle che ci hanno un’età che ne dimostrano il doppio. Infatti mi piacciono le mignotte. Perché le mignotte ci hanno quindici anni e ne dimostrano trenta. Ce ne hanno trenta e ne dimostrano sessanta. E quelle che ci hanno sessant’anni ne dimostrano più di cento. Io le mignotte le vedevo in televisione e su internet con un amico mio che non fa sesso, ma conosce tutti i siti porno e ci sa pure mettere i video. È il mio amico filosofo. Ma una volta l’ho viste davvero. Mi ci ha portato mio fratello grande, che magari non si scarica i video porno, ma dice che è un professionista del sesso. Arrivammo a Tor di Quinto. Da casa nostra è un bel pezzo di strada. Ci starebbero anche quelle dell’Appia, quelle al mercato sulla Cristoforo Colombo all’altezza delle catacombe, ci stanno quelle famose della Salaria, però mio fratello grande mi portò lì, perché era lì che conosceva certe famose battone. Insomma arriviamo e ci mettiamo dietro a una frasca. Mio fratello grande ne indica tre che conosce bene. «Quella si chiama la Cagna» dice. Chiedo «perché?» «Perché è una cagna sempre in calore. E quell’altra è la Francese». «Francese, perché?» «Perché fa robba francese». «Robba francese?» Lui dice «francese!» E io penso «francese...» «E la terza?» chiedo. «Quella è la Dentona». E questa donna Dentona era la più vecchia di tutte. Gli ho detto «portami da quelle mignotte. Ci voglio parlare. Voglio che mi dicono le porcherie». Ma mio fratello grande dice «stanno a lavorare. Te lo dico io quello che vuoi sapere. Vuoi sapere la Francese che fa robba francese?» Ma io dico di no. «Vuoi sapere la Cagna in calore?» Ma io dico «nemmeno. Voglio sapere della Dentona, la vecchia». Quella era una che c’aveva sessant’anni e ne dimostrava duecento. Ho pensato «questa faceva i bocchini ai dinosauri» e m’è venuto da ridere perché era una scemenza che poteva dirla mio fratello grande e invece l’avevo pensata io con la testa mia. Era proprio una mummia e pure mio fratello grande dice che la Dentona è la meglio di tutte. È una mignotta da intenditori. È celebre. Dice che «non ci sta un cesso di autogrill sulla Roma-Firenze che non ci trovi scritta una frase zozza su ’sta vecchia mignotta. Una volta mentre questa batteva a Tor di Quinto si è fermato un camionista imbriaco. Se l’è caricata e se so’ messi a bere tutt’e due. So’ partiti imbriachi per l’autostrada e se so’ fermati a Chianti-est nel parcheggio dei camion all’area di servizio. Se so’ buttati dietro al sedile del camion dove i camionisti c’hanno l’alcova. Il letto da porci dove fanno robba cannibale. Si sono spogliati e se so’ messi a fare il sesso. La Dentona s’è piegata e ha incominciato a fargli ’na cosa co’ la bocca. E mentre che stava messa così s’è addormentata». Mio fratello grande dice che il camionista si pensava che s’era soltanto fermata un pochetto a riprendere le forze. Ma poi ha capito che stava proprio dormendo perché la Dentona ha cominciato a russare. Quello ha cercato di liberarsi, ma lei stringeva i denti. E più lui si svincolava e più lei serrava la morsa. Quello s’è pensato che lei stava a sognarsi un pezzo di pane. A sognarsi che mozzicava una mela. Così se n’è restato buono buono appoggiato al sedile del camion intrappolato nella tagliola della Dentona. Le accarezzava la testa come si fa coi cani che ti dormono sulle ginocchia. La faceva dormire tranquilla come una bestiola. Nicola dice che «è arrivata l’alba, quella s’è svegliata e gli ha detto “me devi pagà”. Lui non ci pensava proprio, le ha fatto “non avemo fatto niente, che te devo pagà?” Ma lei insisteva che era ’na professionista, che il tempo èdenaro ed erano passate quasi sei ore. E alla fine il camionista ha pagato. Le ha dato un milione».
© 2009 Giulio Einaudi editore
| 21 maggio 2009 | | Di Ascanio Celestini |
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