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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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Cominciamo a leggere: la Prefazione del Diario di una scrittriceAli Smith scrive la Prefazione al libro di Virginia Woolf, ecco come inizia
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Chi era Virginia Woolf? Aveva qualcosa in comune col ritratto che viene fuori dal film The Hours? Era cioè una scrittrice nevrotica con il nasone e gli occhi sempre bassi, talmente timida da non riuscire a rivolgere la parola nemmeno ai domestici, e talmente malata che se rimaneva da sola per un po' di tempo finiva per compiere gesti folli o autolesionisti? O era l'esatto opposto, come suggerisce una delle sue biografie più recenti, scritta da Hermione Lee: e cioè una donna vivace e intelligente, con un umorismo caustico e sfrenato, dalla risata squillante e sonora, che amava scorrazzare su una vecchia moto nel parco della villa dove vivevano sua sorella e i suoi amici bohémien e che una volta si mise dei baffoni finti e un turbante in testa, salì su una nave e per un'intera serata riuscì a far credere a tutte le autorità civili e militari a bordo di essere un principe abissino?
Se si confrontano diversi episodi della sua vita si scopre che Virginia Woolf aveva una personalità governata da impulsi spesso diametralmente opposti. A noi adesso sembra impossibile che negli anni Cinquanta, a meno di quindici anni dalla sua morte, sia stata praticamente cancellata dalla storia della letteratura inglese da critici del calibro di Walter Allen, che la definì con miope sessismo «una scrittrice molto limitata». E aggiungeva: «A mio avviso, la sua scrittura è viziata da una affettazione di fondo [...] e i momenti di rivelazione e illuminazione in realtà sembrano illuminare ben poco se non ansiti e sospiri di estasi muliebre [...] Nel futuro sarà senz'altro considerata una scrittrice minore». Se oggi è considerata non solo fra i grandi del ventesimo secolo, ma anche tra gli scrittori più innovativi e originali della letteratura in lingua inglese, è soprattutto merito della critica femminista che, fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, l'ha riportata alla luce.
Ma chi era realmente Virginia Woolf e perché in lei c'erano tutti questi impulsi contrastanti? In fondo, ha senso chiedersi chi è realmente una persona? È possibile trovare in un diario una risposta a questa domanda, una risposta sincera?
Il Diario di una scrittrice è la prima versione pubblicata dei molti diari della Woolf. Dopo la morte della moglie, lo stesso Leonard curò l'edizione del volume concentrandosi soprattutto sulla figura della Woolf scrittrice. Leonard ebbe sempre un atteggiamento teneramente protettivo nei confronti di Virginia, anche dopo morta, e infatti decise di eliminare tutte le osservazioni più caustiche e ironiche. Ciononostante il libro rivela al lettore una miniera di particolari sulla Woolf, anche come persona. In realtà questo volume si potrebbe considerare uno dei primi veri studi sulla figura dell'artista impegnato, anticipando quella che alla fine del Novecento sarebbe poi diventata un'ossessione: è un'esplorazione dell'artista alle prese con la celebrità e la sua stessa personalità, una riflessione sull'incontro del mondo esterno con quello intcriore e sul fatto che l'arte, cosa di cui la Woolf era profondamente convinta, implichi sempre la soppressione o l'annullamento della personalità.
Il libro copre la sua vita dai trentasei ai cinquantanove anni, cioè gli anni della fama, gli anni in cui lei e suo marito Leonard gestivano la Hogarth Press, una casa editrice di successo che pubblicò scrittori importanti quali Katherine Mansfield, T.S. Eliot e la stessa Woolf, diventando così uno dei punti cardine del modernismo. Questo libro è in pratica la trascrizione della vita stessa, in tutto il suo splendore e in tutti i suoi sentimenti a volte diametralmente opposti, racchiusi in una persona sola. Ora la Woolf dice di essersi sporcata la bocca d'inchiostro perché stava mordicchiando distrattamente la penna e un momento dopo descrive «lo splendore di questa impresa - la vita: la capacità di morire: un'immensità mi circonda». Ora è superba, tutta esaltata e felice di essere apprezzata dagli altri, e un attimo dopo è talmente insicura di sé che visualizza il manoscritto del suo ultimo romanzo come il corpo di un gatto morto e l'unica cosa che vorrebbe fare è bruciarlo. Ora si sente troppo male e non riesce a fare nulla: «Questo è un giorno in cui non posso camminare e non devo lavorare». E un attimo dopo la vediamo che passeggia, o meglio che immagina di farlo. «Cosa non darei adesso per venire fuori dal bosco di Firle, sporca e accaldata, col naso puntato verso casa, con tutti i muscoli indolenziti e il cervello impregnato di lavanda, lucida e fresca e pronta ad affrontare il compito del giorno dopo. Niente mi sfuggirebbe - mi verrebbe subito la frase giusta, quella che calza a pennello [...] Oh, meno male! Scrivendo sono riuscita a sfogare metà del mio nervosismo». Il diario è un luogo dove può imbrigliare la sua immaginazione per farla andare dove vuole. Come scrittrice la Woolf è sempre consapevole dell'estrema duttilità di questa «vecchia confidente dal volto gentile e inespressivo». È severa con se stessa, si ricorda costantemente cos'è che vuole fare con la scrittura e tiene la sua persona, per molti versi, lontana o fuori dai suoi romanzi. «Scrivo così anche per sfuggire alla fatica di raccontare». Nel diario ha la possibilità di inventare un'altra se stessa, e può così rivolgersi a una se stessa del futuro, al di là del momento presente, fuori dal «solito, estenuante vortice dello scrivere in lotta col tempo». Nel diario può immaginare una Virginia più vecchia e molto più saggia, che è sopravvissuta ed è riuscita a superare con estrema classe tutti gli inutili problemi che affliggono la Virginia più giovane. «Perfino la vecchia Virginia salterà a pie pari un bel po' di tutto questo».
© 2009, Minimum Fax
 | | con il padre Sir Leslie Stephen |
| 24 aprile 2009 | | Di Ali Smith |
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