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Patti Smith. Dream of life. DVD. Con libro
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Arthur Rimbaud I modelli di riferimento sono fondamentali per Patti Smith ; anche dal punto di vista umano, oltre che da quello poetico ed estetico: segnalano una sensibilità , uno stile, un modo di fare e di essere, una passione e un interesse che vanno oltre il piacere emotivo di una canzone, di una frase del sassofono, di una visione della chitarra. Senza dubbio, la definizione dei modelli e dei punti di riferimento è la base di partenza per conoscere le rivoluzioni di Patti Smith, anche perché lei si è sempre dichiarata "hero oriented", orientata dagli eroi. Scelti i modelli, scelta una vita (vale per tutta l'arte e per tutti gli artisti: "La vita, non l'artista, crea o rivela la realtà," diceva Wal-lace Stevens); il primo identikit in cui si riconobbe fu quello , del poeta, dell'uomo libero, del selvaggio, del folle: Arthur Rimbaud. Dirà, negli anni settanta, sfrontatissima e già completamente innamorata della sua figura: "Rimbaud mi interessa solo perché era un uomo sexy, non me ne frega niente dei suoi poemi". Probabilmente era affascinata anche dalla descrizione di Paul Verlaine, assiduo compagno di vagabondaggi di Rimbaud: "L'uomo era alto, solido, quasi atletico, dal viso perfettamente ovale d'angelo in esilio, con capelli d'un color castano chiaro, in disordine, e occhi d'un inquietante azzurro pallido". Una prima correzione di rotta partirà proprio dal ritratto di Rimbaud. Un volto che, col tempo e grazie a una maggiore dimestichezza con le parole e la poesia, comincerà a essere guardato da Patti Smith anche da un'altra prospettiva: "La prima cosa che ho avuto da Rimbaud è stato il potere della sua immagine: la sua faccia. Ero una ragazza giovane e non avevo un boyfriend; ho guardato le Illuminazioni: era proprio un bel tipo. Portava anche i capelli lunghi, molto prima dei Beatles. Era così semplice, niente di cosmico. "Sembrava una sorta di Bob Dylan. Quando ebbi il suo libro ero immersa nel rock'n'roll, non me ne fregava un cazzo della poesia; quello che mi interessava davvero era la perfezione, sia che fosse un diamante, sia che fosse Smokey Robinson. La poesia di Rimbaud era perfezione sulla pagina, come grafite luccicante". Qualcosa che dura nei secoli. La bellezza formale era uno dei tanti aspetti che l'ha sempre affascinata, ma c'era molto di più se Rimbaud, a un certo punto, per Patti Smith sarebbe diventato un faro, un riferimento costante, un ideale di vita: la consapevolezza di un atteggiamento e di una ribellione che andavano oltre l'arte e la scrittura. Spiegava Wallace Fowlie, l'autore di Rimbaud e Jirn Morrison: "I fatti che segnano la vita di Rimbaud sono allo stesso tempo chiari e ambigui: la sua precocità di poeta a quindici anni; la rivolta contro la famiglia, la città natale e tutti i valori borghesi; lo studio delle scienze occulte; la sua attitudine a dare scandalo; i suoi vagabondaggi con Verlaine; la sua denuncia del razionalismo; la sua produzione poetica e le importanti innovazioni che recò all'arte del poema in prosa; la sua fuga dall'Europa e la sua vita di mercante-awenturiero in Africa; il penoso ritorno in Francia e la morte nell'ospedale di Marsiglia. Sarebbe difficile trovare una vita più suscettibile di interpretazioni diverse, più capace di generare un intero corpus di leggende, a meno che non si pensi a Jim Morrison". All'interno della linea magica e leggendaria in cui, a distanza di secoli, si riconoscono i ribelli, Patti Smith aveva visto, intuito e sentito una sola voce. Unica, forte e distinta. Cominciò un tumulto inarrestabile, non appena imparò a riconoscere come suo l'intero approccio all'arte di vivere di Rimbaud: "Per mia sfortuna, a scuola ero veramente una ribelle. Non volevo imparare la grammatica e non volevo perché pensavo che fosse merda. Nessuno mi ha spiegato che avrei potuto usarla per trasformare le parole in qualcosa di celestiale.
© 2009, Feltrinelli
| 19 marzo 2009 | | Di Ruggero Marinello |
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