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La La vita davanti a sé

La La vita davanti a sé - Gary Romain - wuz.it

di

Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

Dettagli sul libro
4 recensioni
Nella libreria di 31 lettori

Il voto della community

7,6
  • Trama 7,8
  • Personaggi 7,0
  • Stile 7,5
  • Incipit 8,0
  • Finale 7,8
  • Copertina 7,8

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Commenti

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  • Patricija il 25 ago 2017 22:42 Segnala abuso

    Emile Ajar c’est moi. «Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie». /// Madame Rosa, grassa e vecchia prostituta ebrea, smesso il mestiere per anzianità, cresce i figli delle giovani meretrici...

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    Emile Ajar c’est moi. «Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie». /// Madame Rosa, grassa e vecchia prostituta ebrea, smesso il mestiere per anzianità, cresce i figli delle giovani meretrici che non vogliono vedersi sottrarre la prole dalle autorità francesi. Momò è uno di loro. Non conosce la sua età, Momò; crede d’avere dieci anni (fino al giorno in cui scoprirà che son quattordici, e di colpo sarà grande). Dimora al sesto piano di un condominio dove le vite sono policrome e le miserie monocromatiche. Un microcosmo degradato che sprigiona tuttavia una bizzarra ilarità, come beffa alla sorte che piega e mortifica. Madame Rosa ha il ritratto di Hitler sotto il letto, le ricorda d’essere scampata a un passato atroce e l’aiuta a trovare la forza per resistere ancora. E quando l’aria viene a mancare, c’è il suo cantuccio ebreo a rassicurarla. Momò, invece, ha un vecchio ombrello vestito da capo a piedi. Ha la faccia di pezza verde, gli occhi tondi e il sorriso simpatico fatti col rossetto di madame Rosa. Si chiama Arthur, e con lui raggranella qualche soldo esibendosi per le vie. Il sogno più grande di Momò è diventare un nuovo Victor Hugo e riscrivere Les miserables. Momò descrive il suo mondo sommerso, dove la vita è condivisione oltre che spirito di conservazione. Dove s’imbelletta la morte vagheggiando una parvenza d’affetto che non ha più respiro. Dove una mano tesa apre la porta ai sogni, alla speranza che un futuro migliore è possibile. Anche per gli ultimi. Quella vita davanti a sé, che attrae e, nel contempo, spaurisce. /// P.S. Il libro m’è piaciuto, ma non mi unisco al coro degli osanna. Il mio rimane un entusiasmo pacato, tiepido. Ho trovato interessante madame Rosa, il resto m’è parso un poco artificioso. E il piccolo Momò mi ha ricordato altri adolescenti della letteratura. Insomma, la solita orchessa. Ça va sans dire.

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  • Sally68 il 11 lug 2017 15:54 Segnala abuso

    Momò racconta in prima persona la sua vita Affidato, da piccolo alle cure di Madame Rose, ex prostituta. "All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse...

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    Momò racconta in prima persona la sua vita Affidato, da piccolo alle cure di Madame Rose, ex prostituta. "All'inizio non lo sapevo di essere senza madre e non sapevo nemmeno che ce ne volesse una.." Crescendo scopre delle crude verità, scoprirà il nome della madre e conoscerà il padre. "Non posso dire che sono risalito all'indietro e che ho visto mia madre, ma mi sono visto seduto per terra e vedevo davanti a me delle gambe con degli stivali alti fino alle cosce e una minigonna di pelle e ho fatto uno sforzo terribile per alzare gli occhi per vedere la faccia, sapevo che era mia madre ma era troppo tardi, i ricordi non possono alzare gli occhi. Momò si legherà profondamente a Madame Rosa e ne nascerà un rapporto di reciproco amore e aiuto, fino alla fine... Finale meraviglioso....

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  • Afanasev il 01 mar 2015 23:08 Segnala abuso

    Non male, ma non mi pare certo il capolavoro che dicono. Mi suonava a tratti fasullo il linguaggio di questo ragazzino: un bambino non pensa così, né parla così. Non mi convince. Troppa saggezza,...

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    Non male, ma non mi pare certo il capolavoro che dicono. Mi suonava a tratti fasullo il linguaggio di questo ragazzino: un bambino non pensa così, né parla così. Non mi convince. Troppa saggezza, frasi a effetto…non so. In generale, poi, il personaggio di Momò sembra poco credibile, ad esempio come fa ad essere così cinico e nel contempo così affettuoso? I conti non tornano. Non si vede il lato oscuro, non si vedono le ferite, è amabile e perfino commovente, ma poco credibile: bello, intelligente, simpatico, affettuoso e generoso… Insomma, un po' troppo dickensiano, per capirci. Comunque, a dispetto dei temi abbastanza pesanti e della dura vita che descrive, il tono è piuttosto leggero e a tratti risulta perfino divertente.

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  • angebet il 12 gen 2014 13:34 Segnala abuso

    Ingredienti: un figlio arabo di una donna di vita abbandonato in fasce, una ex prostituta ebrea che raccoglie ed alleva bambini abbandonati, una casa-famiglia alternativa unita da legami curiosi e...

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    Ingredienti: un figlio arabo di una donna di vita abbandonato in fasce, una ex prostituta ebrea che raccoglie ed alleva bambini abbandonati, una casa-famiglia alternativa unita da legami curiosi e profondi, tante “vite schife” accomunate da poche dolci speranze e tante amare certezze. Consigliato: a chi vuole innalzarsi l’anima con una storia dei bassifondi, a chi vuol leggere un romanzo da grandi scritto con un fanciullesco stato di grazia.

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Biografia

Gary Romain
Gary Romain

Lituano di nascita, nel 1928 si trasferì a Parigi. Al suo primo romanzo Formiche a... leggi tutto