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Lo Lo scuru

Lo Lo scuru - Labbate Orazio - wuz.it

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Poco prima che la morte lo raggiunga, Razziddu Buscemi, un vecchio siciliano da tempo emigrato a Milton, West Virginia, rievoca la sua vita passata. Nel disfacimento dei ricordi, mischiati a suggestioni metafisiche, il vecchio narrerà di un'infanzia suo malgrado visionaria, scaturita dagli esorcismi subiti, e di un'evoluzione violenta e dolorosa verso la maturità. Orazio Labbate, con una scrittura ispirata tanto dal gotico americano di Faulkner e McCarthy quanto dalla prosa ardita e barocca di suoi conterranei come Bufalino e D'Arrigo, disvela il segreto magico della Sicilia meridionale con un potente esordio letterario.

Dettagli sul libro
1 recensione
Nella libreria di 2 lettori

Il voto della community

6,8
  • Trama 6,0
  • Personaggi 6,0
  • Stile 7,0
  • Incipit 8,0
  • Finale 7,0
  • Copertina 7,0

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  • librisenzaglo il 02 gen 2019 12:04 Segnala abuso

    La sinossi editoriale ci dice che la scrittura de Lo Scuru è ispirata “dal gotico americano di Faulkner e McCarthy“: a dire il vero i suoi imperscrutabili flussi di coscienza lo avvicinano più alla...

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    La sinossi editoriale ci dice che la scrittura de Lo Scuru è ispirata “dal gotico americano di Faulkner e McCarthy“: a dire il vero i suoi imperscrutabili flussi di coscienza lo avvicinano più alla penna di William Faulkner che non allo stile asciutto di Cormac McCarthy. Un’immediatezza tipica invece dei fumetti, come quelli editi dalla casa editrice Tunué. Lo Scuru (2014) è stato il terzo romanzo di vulcanico esordiente per la nuova collana Romanzi della casa editrice, quando ha voluto aprirsi al mondo della narrativa, e diretta dal giornalista Vanni Santoni. Il prologo è spiazzante. Facciamo la conoscenza di Razziddu Buscemi, avvocato in pensione e vedovo. Il suo nome così carico di significato stona nello scenario tutto americano del West Virginia. Per questo le prime due pagine ci prendono subito. Razziddu è a un passo dalla morte e perciò rievoca il suo passato siciliano. Parte il romanzo, e tutto cambia. Pure la lingua. Il dialetto si confonde con l’italiano, senza che ci sia un corsivo a richiamarlo, ma non è tanto questo a rendere la lettura così sfidante. Contribuisce invece lo stile ampolloso delle metafore, il sovraccarico di aggettivi e gerundi, il lento maturare della significazione attraverso periodi lunghissimi, sia in fase descrittiva sia nel dialogato. E infatti i personaggi sono fuori dalla realtà, perché anche quando si esprimono in dialetto, non lo farebbero con la naturalezza di un abitante di Butera, in provincia di Caltanissetta (dove il romanzo è ambientato), o di un qualsiasi altro paesino siciliano. Orazio Labbate è di Butera, come Razziddu. Autore giovane eppure capace di caricare di morte un mondo cupo all’inverosimile. Razziddu è figlio di uno scafista scomparso in circostanze misteriose. La mamma e la nonna Concetta, figura titanica come è giusto che lo siano tutte le nonne siciliane, ma questa più somigliante a un Moloch, lo sottopongono a continui esorcismi. La litania di Razziddu genera intorno a lui ulteriori personaggi mortuari: dai due inquietanti parroci al mago Nitto Petralia, il complice Zù Guglielmo e soprattutto colei che gli cambierà la vita con l’amore, la buia Rosa... Se ti è piaciuto l'inizio, continua a leggere la recensione sul blog pop nerd di Libri Senza Gloria: http://librisenzagloria.com/lo-scuru/

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