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Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza - Bartolo Pietro Tilotta Lidia - wuz.it

Lacrime di sale. La mia storia quotidiana di medico di Lampedusa fra dolore e speranza di ,

"È gelida l'acqua. Mi entra nelle ossa. Non riesco a liberare la stazza dall'acqua. Uso tutta la mia forza e la mia agilità ma la lancia resta piena. E cado. Ho paura. È notte fonda e fa freddo. Siamo a quaranta miglia da Lampedusa e, se non riesco a farmi sentire subito, mi lasceranno qui e sarà la fine. Non voglio morire così. Non a sedici anni. Il panico sta per impadronirsi di me e comincio a urlare con quanto fiato ho in gola, cercando di rimanere a galla e di non farmi trascinare giù da questo mare che ci consente di sopravvivere ma che può anche decidere di abbandonarci per sempre. "Patri" urlo. "Patri." Lui è al timone e non mi sente. La fine si avvicina, penso. Poi qualcosa accade... Ciò che non potevo sapere allora è che non solo quella notte sarebbe rimasta per sempre impressa nella mia mente ma che la mia esistenza sarebbe stata segnata da un mare che restituisce corpi e vite e che sarebbe toccato proprio a me salvare quelle vite e toccare per ultimo quei corpi." Pietro Bartolo è il medico che da oltre venticinque anni accoglie i migranti a Lampedusa. Li accoglie, li cura e, soprattutto, li ascolta. Queste pagine raccontano la sua storia: la storia di un ragazzo mingherlino e timido, cresciuto in una famiglia di pescatori, che si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola. E che, non dimenticando le difficoltà passate, ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo.

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  • Streghetta il 23 ott 2016 19:21 Segnala abuso

    Questo è uno di quei libri che non vorresti mai finire tante sono le storie raccontate. Sì perchè i telegiornali ti fanno vedere gli sbarchi, inquadrano volti sofferenti, purtroppo spesso i...

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    Questo è uno di quei libri che non vorresti mai finire tante sono le storie raccontate. Sì perchè i telegiornali ti fanno vedere gli sbarchi, inquadrano volti sofferenti, purtroppo spesso i giornalisti raccontano di rivolte dentro i centri di accoglienza, ma pochi sanno che storie ci siano dietro quei volti sofferenti oppure il vero motivo della rivolta. Le storie raccontate sono vere e spesso stentavo a credere a ciò che stavo leggendo. So che purtroppo tante donne, o durante la traversata, o in Libia vengono violentate, ma quando arrivi a leggere di tali violenze, subite soprattutto da ragazzine, i tuoi occhi si chiudono e non vogliono più continuare a leggere. Poi ci sono i tanti minorenni non accompagnati, bimbi piccoli che sono rimasti orfani in quanto la mamma è morta durante la traversata oppure bambini che hanno visto la loro famiglia morire annegata. Per loro, che potrebbero essere adottati, le pratiche burocratiche sono lunghissime. Prima di tutto si parla di affidamento in quanto le autorità competenti devono verificare che siano veramente orfani, che non sia rimasto in vita nessun membro della loro famiglia e, per fare questo, si devono rivolgere alle autorità del loro paese di origine. Il che non è affatto semplice e con tempi poi lunghissimi. Una volta accertato che sono veramente soli, allora si può parlare di adozione. Inizi allora a capire che l'intento di questo medico è quello di raccontare storie, storie che si celano dietro a volti sconosciuti e spesso, purtroppo, queste storie sono tutte accomunate da un unico denominatore: la violenza subita. Ci sono però anche tante storie a lieto fine, storie di bambini che sono riusciti a ricongiungersi con i loro genitori, oppure di famiglie che si sono ritrovate. Anche in questo caso è sempre bene ricordare che, nel Mediterraneo non ci sono solo navi italiane, ma anche navi di altri stati e può capitare che, in caso di naufragio il capofamiglia venga soccorso da una nave italiana ed i suoi figli da una nave greca per esempio e che vengono poi portati in centri di accoglienza diversi. Non è semplice poi cercare di riunire tutti però. Altra notizia che si apprende dal libro è che a Lampedusa non esiste un pronto soccorso, bensì un poliambulatorio che deve provvedere a curare i lampedusani e gli immigrati. Quello che emerge è un quadro a dir poco irreale. Gli immigrati che vengono visitati sul molo e poi con gli elicotteri vengono trasportati negli ospedali di Palermo. L'intento di questo medico è quello di creare un ospedale umanitario a Lampedusa e sono più che certa che ci riuscirà. In Lacrime di sale traspare tutta la forza e l'umanità di quest'isola che non si è mai tirata indietro nonostante le innumerevoli difficoltà.

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