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Auschwitz. Ero il numero 220543

Auschwitz. Ero il numero 220543 - Avey Denis Broomby Rob - wuz.it

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Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri. Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz. Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager. Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità. La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009. Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo. Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".

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  • Andromeda il 05 apr 2014 09:05 Segnala abuso

    Da questo libro mi sarei aspettata qualcosa di più coinvolgente. Lessi il mio primo libro sulla deportazione di ebrei ai tempi delle scuole medie, fu la professoressa di italiano a istillarmi...

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    Da questo libro mi sarei aspettata qualcosa di più coinvolgente. Lessi il mio primo libro sulla deportazione di ebrei ai tempi delle scuole medie, fu la professoressa di italiano a istillarmi questa esigenza di sapere. Da sempre rappresenta per me un argomento di grande interesse, ho letto molti libri sull’argomento ma questo risulta, come altri, unico nella sua narrazione e nelle sensazioni che questo vuole lasciare in ognuno di noi. Infatti, a differenza di altri libri che ho già letto in precedenza, l’autore punta molto a sottolineare la stanchezza, la fame, la miseria, le malattie e le violenze perpetrate agli ebrei, ma soprattutto le differenze di trattamento tra ebrei e i soldati nemici (inglesi, italiani, francesi e così via) deportati nei campi di concentramento. Tuttavia, l’incipit di questo libro, è a me risultato molto noioso e poco coinvolgente, dato che l’autore si concentra a descrivere la sua partenza per la guerra, la guerra in Africa contro gli italiani ed infine, soltanto dopo buona parte del libro, procede a narrare, soltanto per pochi capitoli, l’ambiente dei campi di concentramento e i relativi ricordi che egli serba nel suo cuore. Chiude, infine, il libro con un sunto degli anni successivi alla liberazione da lui vissuti al fianco di due mogli, la prima incompatibile, la seconda quella più paziente ai suoi atteggiamenti un po’ oscuri dovuti al suo passato. Soprattutto, è degno di nota, l’ultimo capitolo del libro nel quale l’autore racconta la storia di un amico ebreo, con il quale si legò ad Auschwitz-Monowitz III (amicizia nei limiti di quanto il suo senso di sopravvivenza e la possibilità di interagire con la razza ebraica, consentisse in quel luogo) e il suo rammarico di non averlo potuto rincontrare negli anni successivi alla liberazione dal campo.

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