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INTERVISTA


Intervista a Teresa Sarti Strada, Presidente di Emergency



Dalle parole di Teresa Sarti Strada possiamo capire meglio la situazione odierna di un paese martoriato dalle guerre. La presenza fondamentale di Emergency è riuscita in questi anni a salvare molte vite umane e ad accogliere, qualsiasi fossero l'etnia e le scelte politiche o religiose, chi era stato colpito dalle mine o ferito negli innumerevoli e quotidiani scontri a fuoco.


Da quanti anni Emergency è impegnata in Afghanistan?

Emergency ha iniziato a lavorare in Afganistan nel 1999, durante la guerra civile che opponeva mujaheddin e taleban. Il primo centro chirurgico di Emergency è stato costruito nella valle del Panshir, la zona allora controllata dal comandante Massoud, che ci ha messo a disposizione una vecchia caserma della polizia nel villaggio di Anabah. Una caserma trasformata in ospedale: un buon inizio, anche da un punto di vista culturale.

Quali sono stati i risultati della vostra presenza?

Dal 1999, il programma di Emergency in Afganistan non ha smesso di crescere. I centri chirurgici oggi sono tre: oltre a quello di Anabah, nel 2001 abbiamo aperto un ospedale nella capitale Kabul, e dal 2004 è attivo anche il terzo centro, a Lashkargah, nel sud del paese, in quello che è diventato – negli ultimi due anni – l'epicentro del conflitto afgano. Nel nord è attivo anche un centro di maternità, dove sono nati quasi quattromila bambini, e poi abbiamo una rete di 28 posti di primo soccorso e centri sanitari dislocati nelle aree più remote, dove ogni mese curiamo decine di migliaia di persone. Negli ultimi nove anni abbiamo curato quasi un milione e mezzo di cittadini afgani. E, nei nostri ospedali, un paziente su quattro ha meno di quattordici anni.

Come vedete oggi la situazione?


Drammatica. Nel sud la guerra non conosce sosta, i nostri centri chirurgici sono pieni di feriti: sparatorie e attentati taleban, ma anche tante, tantissime vittime dei bombardamenti della Nato, che non fanno distinzione tra nemici e semplici civili. La scorsa settimana all'ospedale di Lashkar-gah sono arrivati in undici, fra donne e bambini, sfigurati dalle ustioni: vittime di un bombardamento Nato nel villaggio di Yakhdan. Qualche giorno prima invece abbiamo ricoverato una ragazza, Halima: un elicottero ha aperto il fuoco contro la sua casa. Lei è rimasta senza una gamba. E senza parenti: era una famiglia di quindici persone, lei è l'unica sopravvissuta. Il popolo afgano è stretto in una morsa: da una parte i taleban, dall'altra le bombe occidentali. E non se ne vede la fine.

Vedete una via d'uscita dalla tragedia quotidiana?

Fintanto che si cercherà di combattere la violenza con la violenza, non ci sarà una via d'uscita, ma solo morte e distruzione. E la gente dell'Afganistan ne ha vista fin troppa.


Chi è più colpito da questa guerra?


I civili. Tutti quelli che non possono scappare, perché non hanno nessun posto dove andare: povera gente, che vive in case di paglia e fango, e che rischia la vita ogni giorno. Pensate a come dev'essere la giornata di un afgano: cercare di coltivare il campo o pascolare le bestie, per riuscire a dare da mangiare alla famiglia, senza saltare su una dei milioni di mine che ancora infestano il paese, eredità della guerra contro i sovietici. Comprare qualcosa al mercato senza rimanere ucciso da una pallottola o un attentato taleban. Passare la notte senza che la tua casa sia distrutta da un raid aereo della Nato. E ci sono milioni di persone in questa situazione.


Come è possibile aiutare l'attività di Emergency in Afghanistan?


Si può adottare un ospedale, ad esempio: chi sceglie di fare una donazione per un progetto specifico poi riceverà periodicamente una rendicontazione dettagliata di come sono stati spesi i suoi soldi, e tutti gli aggiornamenti sul programma che si è deciso di aiutare. A chi convidide i nostri valori e obiettivi – fornire cure mediche di alta qualità e gratuite, senza distinzioni politiche, etniche o religiose – chiediamo di aiutarci in modo continuativo, magari con lo strumento del Rid: una piccola donazione mensile, fatta direttamente dalla banca, che ci permette di pianificare meglio le nostre attività, conoscendo le risorse su cui possiamo contare. Per continuare a fare quello che facciamo dal 1999: aiutare chiunque ne abbia bisogno.
Tutte le informazioni su: www.emergency.it


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27 marzo 2008 Di Grazia Casagrande


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