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INTERVISTA

Intervista a Ricky Gianco
Foto di Armando Gallo

Quando incontrai i Beatles...



Abbiamo chiaccherato con il musicista Ricky Gianco che nel 1964 conobbe i Beatles a Londra. Gli abbiamo chiesto di raccontarci di quell'incontro e i perché di quel fenomeno musicale...

Leggi la recensione di "Love"


Quando ha conosciuto i Beatles?

Li ho incontrati a Londra nel 1964. Io dovevo fare il primo tempo del loro tour italiano. Leo Watcher che era l'impresario organizzatore dell'evento mi aveva mandato in Inghilterra. Io conoscevo già il loro editore Dick James e avevo conosciuto poi il produttore Brian Epstein. E insieme a loro sono andato all'Astoria Theatre per il Christmas show. Ho trascorso in loro compagnia il pomeriggio, abbiamo parlato di tante cose. Mi hanno fatto vedere il palcoscenico, gli strumenti che utilizzavano, e poi mi sono fermato ad assistere al loro spettacolo. Di George Harrison ho uno "spiacevole" ricordo perchè quando ci siamo salutati quel pomeriggio è stato scortese nei miei confronti e io purtroppo l'ho mandato a quel paese… Mi salutò con un “ciao pizza, mozzarella”… Naturalmente mi sono pentito. Eravamo giovani entrambi… E poi ho un ricordo stupendo di Lennon e di McCartney.

Quali erano secondo lei gli elementi più innovativi della musica dei Beatles?

Se non avessi avuto la fortuna di vedere la loro sperimentazione avrei pensato che suonassero in playback… Perché allora in Italia quando registravi una canzone il suo corrispettivo dal vivo era molto diverso. Non c’erano i mezzi tecnologici adeguati. Invece con i Beatles praticamente si poteva sentire il disco dalla platea. E poi esisteva questa alchimia fantastica di due geni diversi ma che si sono incontrati nella musica, Lennon e McCartney.

Lei ha inciso alcune canzoni del gruppo: Cambia tattica (From me to you), Non cercarmi (All my loving), Twist and shout. Che tipo di riscontro ebbero?

Un buon riscontro. Ma allora non avevamo capito ancora che mostri musicali fossero. In America per esempio non avevano ancora fatto il tour e non era ancora scoppiato la famosa british invasion che ha messo in crisi il mercato discografico americano, da Elvis Presley ai Beach Boys, i monarchi del rock statunitense.

E in Italia?

In Italia apparivano solo come un gruppo che faceva il beat, e pochi avevano capito che la loro era un po’ una risposta inglese agli americani che avevano messo in piedi tutta la rivoluzione del rock. Qui come sempre le cose si capiscono un po’ in ritardo.

Cosa pensa delle operazioni discografiche che riprendono negli arrangiamenti opere passate. Questo Love, oppure tempo fa il Let it be naked, voluto da McCartney?

Le motivazioni di questi recuperi come al solito possono essere diversissime. C’è chi è affezionato, chi vuole ricordare… ha l’istinto del ricercatore e ha voglia di vedere cosa può scoprire di nuovo. Non credo comunque che il vecchio George Martin alla sua età sia stato mosso da questo ma forse mi sbaglio…Probabilmente lo fa perché vuole "spingere" il figlio anche lui coinvolto nel progetto. Un po’ come la storia dei libri dell'autore di James Bond. La vedova di tanto in tanto trovava nel cassetto un inedito... Se lei considera che Elvis Presley guadagna più da morto che da vivo... Sono operazioni che cercano di sfruttare l'enorme catalogo a disposizione.

Quanto è ancora vivo il culto dei Beatles in Italia?

Io sento sempre vivi loro. La loro musica. Non mi rendo conto che sono passati tanti anni. Mi sembra una cosa recente. All’estero, Germania, Francia, Inghilterra, Stati Uniti il ricordo e il rispetto sono maggiori. Anche quelli che non gli hanno conosciuti perchè non erano ancora nati sono più attenti. Cosa che invece non riscontro purtroppo qui da noi.

14 novembre 2006 Di Francesco Marchetti


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