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INTERVISTA

Teo Segale e il suo Mi Odi festival

In risposta al festival Mi Ami (Musica importante a Milano), festival della musica bella e dei baci, un gruppo di ragazzacci tutti birra e musica metal ha organizzato il Mi Odi, sempre al circolo Magnolia di Milano. Al Mi Odi si riuniranno molti gruppi metal che suoneranno e faranno esultare i fans a suon di chitarre e boccali di birra. Teo Segale, uno degli organizzatori dell'evento, ci parla di come gli sia venuta quest'idea e delle ripercussioni che un tale festival può avere sul panorama italiano della musica heavy metal.   

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Perché e come nasce il Miodi?

Nasce come presa in giro del MiAmi, onestamente. La verità è che lo spirito di Macello Magnolia, il nome sotto il quale organizziamo le serate di musica "heavy" al Magnolia, è uno spirito dissacrante e politicamente scorretto. La realtà è che volevamo qualcosa che suonasse affine a MiAmi sperando di portare al nostro festival un po' della gnocca che c'è di là. Vedrai che ce la facciamo.
Più seriamente: io e Luca, l'altra metà di Macello Magnolia, abbiamo proposto a Simone del Magnolia il festival già con questo nome e con una serie di gruppi che secondo noi dovevano suonarci. A lui l'idea è piaciuta molto (ha risposto "Mètal!" e quando risponde "Mètal" vuol dire che apprezza). A quel punto ha concertato per noi l'utilizzo del nome con Rockit che organizza il MiAmi: la nostra musica farà più rumore ma loro sono arrivati prima al Magnolia, e noi siamo gente educata. Loro hanno accettato di buon grado la presa in giro e si sono anche offerti di coprodurre il festival.


E il suo obiettivo qual è?

Essere un festival di ottima musica pesante. Andare oltre scene, generi ed etichette. Non piacerà a tutti, ci saranno i barricaderi che non possono concepire che Cripple Bastards e uno dei Giardini Di Mirò (Jukka, che si esibirà con Donadello e Cosi come progetto Bastion) possano suonare allo stesso festival. E ovviamente far divertire chi ci viene, sia con la musica che con le cose più stupide come il Metathlon, che però ti fa vincere una chitarra elettrica vera, quindi forse così stupido non è.

Prospettive del Miodi?

Al momento quelle che ci darà il meteo nei giorni precedenti il 10 Giugno. Poi si vedrà: la prima edizione è quella fatta per sbagliare.

Pensi che possa essere un modo di compattare una scena?

No, per quello ci sono Myspace, Facebook, le Message Board, gli Instant Messenger, le Chat. Solo così la gente si può incontrare, conoscere, scambiare opinioni, conoscere nuovi gruppi e rimorchiare. Tutta 'sta storia che ai festival ci si incontra, si sta bene, ci si bevono le birre insieme, si vedono gruppi nuovi, e addirittura i gruppi fanno amicizia fra di loro e poi suonano insieme di nuovo è un complotto della sinistra.

Quanto è difficile organizzare festival di questo tipo, in Italia?


Se hai un locale che ci crede (ce l'abbiamo), un minimo di credibilità ed esperienza (ce l'abbiamo), una mail (ce l'abbiamo) e un telefono (ce l'abbiamo) è facilissimo. I gruppi ci hanno risposto in fretta, tutti positivamente e parlando a malapena di soldi. Non credo vada sempre così, ma a noi ha detto bene dall'inizio.

Secondo te esiste una scena “pesante” italiana?

Abbiamo almeno diciassette gruppi buoni - ovvero tutti quelli che suonano al MiOdi. Diciamo che altrettanti buoni che non suonano quest'anno ci sono (Ufomammut, Dead Elephant e Psychofagist per dire i primi tre che mi vengono in mente)... siamo a trentacinque circa, no? E allora non facciamo gli spilorci e chiamiamola scena! Tanto è gratis! Scherzi a parte, la produzione "pesante" del nostro paese è costellata di tante entità di grandissimo valore - e i tre headliner del MiOdi per esempio (Ovo, Zu, Cripple Bastards - ma non solo loro) suonano costantemente al'estero e in qualche modo già "ci rappresentano". Non so dire se il MiOdi possa servire a esportare nulla, i meccanismi che stanno dietro un successo all'estero per questo tipo di gruppi passano da strade più polverose, da un network accorato e sotterraneo, da ettolitri di gasolio per il furgone e rampe scomode sulle quali inerpicarsi con ampli, strumenti e testate. Il MiOdi rappresenta un ritratto fedele del "qui e ora", e rispetto ad altri piccoli festival (che magari "spaccano" anche di più) ha solo un po' più di faccia da culo e qualche remora "etica" in meno. A ognuno decidere se sia un bene o un male, un segno di apertura mentale o uno di sputtanamento.


21 maggio 2009 Di Mario Ruggeri


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