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INTERVISTA

Lucio Dalla e la sua Dark Bologna

Bologna la Dotta, la Rossa, la Grassa, Bologna e i suoi artisti

Che cosa è stato il bar Margherita a Bologna, che ricordi ne ha?


Quel locale di via Saragozza è stato un epicentro, un punto di riferimento di una certa borghesia di una tipica città di provincia (sia pure capoluogo) come Bologna, il cui nucleo sociale era attraversato però da varianti assolutamente popolari per cui vi si formava un linguaggio che andava dal medio verso l’alto ma anche dal medio verso il basso: è stato il concentrato di una serie di iniziative legate anche al linguaggio, allo slang bolognese, perché ogni tipologia di società che frequentava quel bar dava il suo contributo a modi di dire e di fare che poi rappresentavano un “imprintig” per l’intera città. Io non l’ho frequentato nello stesso periodo di Pupi Avati ma un po' dopo, data la piccola differenza d’età tra di noi, ma era cresciuto in quel contesto ad esempio Tobia Righi, un mio grande amico un po’ meno giovane di me che è poi diventato il mio amministratore e che mi ha sempre raccontato le vicende speciali che lo hanno legato a quegli anni irripetibili descritti nel film: quando Pupi, gratificandomi moltissimo, mi ha chiesto di occuparmi della colonna
sonora mi sono sentito perciò non solo adatto ma anche autorizzato a “musicalizzarlo”.


Che tipo di lavoro ha realizzato?

Si tratta di musica interamente inedita, tranne la canzone dei titoli di
coda Dark Bologna che ho cantato e suonato cambiando leggermente il
testo per adattarlo ai primi anni ’50 (si parlava ad esempio di autostrade
che all’epoca non esistevano); poi c’e uno skat che è un momento
portante nel racconto... tutti i vari momenti di sonorizzazione sono stati
concordati di comune accordo con Pupi che conosce bene la musica. Mi sono sentito subito ispirato, ho scritto piuttosto in fretta, è venuto fuori tutto molto “di getto” e lavorare intorno al film ha rappresentato per me una coperta per quando c’è freddo, il piacere e l’uso che ho fatto di questa esperienza è stato davvero rigenerante al di là del profondo legame di sempre con Avati che conosce bene la musica e che ha concordato con me i vari momenti di sonorizzazione.


Che cosa le è piaciuto di più?

Ho trovato la storia fin dall’inizio molto divertente ma anche sociologicamente esatta nell’evidenziazione di tutti i retromondi sociali che c’erano all’epoca e che sfociavano in questo bar dove si incontravano e scontravano – ma in modo amichevole - le varie tipologie dei frequentatori. È un film secondo me particolarmente riuscito sia nella scrittura che nella cinematografia, una delle caratteristiche vincenti di sempre di Pupi è quella di saper raccontare una storia apparentemente piccola facendola diventare grande ed universale. È una prerogativa del cinema essere una volta lente e un’altra caleidoscopio e Avati è un vero, grande illusionista.


Che rapporto si è instaurato tra voi?

Siamo amici da quasi 50 anni: Pupi racconta scherzando che quando all’inizio degli anni ’60 lui suonava il clarinetto in un’orchestra jazz di Bologna e si accorse che ero arrivato io che a suo parere ero molto più bravo di lui aveva pensato seriamente di farmi fuori “fisicamente”, perchè il confronto sarebbe stato inevitabile ed inesorabile... Lui continua a ripetere che la mia improvvisa apparizione sulle scene musicali bolognesi gli procurò ansia e invidia ma in realtà si trattava di un confronto aperto con i propri desideri. In un bar ad esempio c’è chi vuol essere il migliore e primeggiare nei vari settori, c’è il tipo che fischia meglio, il genio del biliardo e quello più bravo a raccontare aneddoti: Pupi nei primi anni ’60 immaginò forse che io arrivassi a limitarne la fantasia, il sogno e la creatività e così col tempo si è materializzato questo suo racconto paradossale completamente inventato (che ogni volta arricchisce di nuovi particolari) per cui una volta avrebbe pensato seriamente di sbarazzarsi di me per sempre scaraventandomi giù dall’alto della Sagrada Familia di Barcellona.

Non eravate il Mozart e il Salieri di Bologna, quindi...

Ma per carità! In realtà io da ragazzino andavo ad ascoltarlo suonare ed ero un suo fan e poi quando col tempo anche lui ha iniziato ad ammirarmi mi ha fatto molto piacere: poi col tempo io ho fatto il musicista per tutta la vita e lui ha smesso ma Pupi non ha mai saputo quanto lo abbia invidiato io per i suoi film, e quanto darei per essere un regista bravo come lui...



10 aprile 2009  


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